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La poesia del
giovanissimo Domenico De Ruosi è per più versi una gradita sorpresa:
il suo immaginario, infatti, appare già formato e ben distinto dalla
costellazione di stereotipi che caratterizza il mondo degli
adolescenti e che, anche quando è trasposta nelle prime prove
letterarie, offre spesso una banalizzazione inconsapevolmente
parodistica. De Ruosi ha invece, fin dall’esordio e quindi secondo
le modalità innate del vero poeta, la capacità di aprirsi
all’osservazione del mondo e alla trasfigurazione in versi del
vissuto.
Se la stragrande maggioranza dei giovani poeti – anche molto più
maturi, almeno all’anagrafe, del poeta di Caserta – fatica a
scindere l’Io scrivente dall’Io biografico e spesso costruisce
irrilevanti romanzetti sentimentali in versi sciatti (o peggio
ancora insipide raccolte di aneddoti personali), De Ruosi gioca le
sue carte sul terreno ben più alto, sebbene insidioso, della
riflessione e del pensiero. La sua poesia prende le mosse da un
momento intensamente convergente di osservazione di fatti e
riflessione, e si spinge con naturalezza nel territorio della
narrazione e di qui in quello della parabola, cioè della narrazione
con morale, viso a viso con una riflessione che sa già farsi
spietata (quindi oggettiva, distaccata) ma che è tuttavia sempre
aperta alla pietas, alla comprensione e al desiderio di
costruire legami con il mondo e l’umanità.
Queste caratteristiche, come minimo, attestano una forza poetica che
l’esperienza artistica (ma più ancora umana) saprà senza dubbio
arricchire e disciplinare negli anni e nelle prove successive; per
il momento, non è davvero poco poter godere di una scrittura già
attenta alle scelte stilistiche, indirizzata verso una espressività
molto personale e dotata di una sua forza peculiare, del tutto
convincente in poesie come In principio (p. 15), Rumori di
rumori (p. 21) e La partenza (p. 28).
Mauro Ferrari
* * *
In principio
Siamo nati
in bilico
e col tempo
abbiamo imparato a cadere.
Il vento sbiadisce i ricordi
imbiancati di nero
ferisce l’anima.
Non è valso a nulla
piantare
il seme della felicità,
non è mai nato.
Noi che non sappiamo
nemmeno sotto quali sembianze
si presenti
la felicità.
* * *
Rumori di rumori
Avete vissuto
circa un milione di vite
imparando
poco più di niente.
Lasciate la parola al silenzio
ascoltate lo scroscio del torrente
il suo defluire irrequieto.
Senza saperlo
ho sempre conosciuto
soltanto questo rumore,
il rumore del tempo
per quello che è.
* * *
Cielo d’acqua
Il cielo che vi fa da tetto
quest’oggi è più che mai sereno
limpido come uno specchio d’acqua.
Con le schiene rivolte ad un prato
ve ne state lì a fissarlo meravigliati
e non ci giurereste
ma pare si vedano
le vostre immagini riflesse.
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