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È una poesia di affetti, quella di
Rosalba Gianferdi; una poesia tutta slanci verso un mondo di cui
conosce il volto crudele – si vedano i versi dolorosi nati
dalla contusione dell’attualità – ma in
cui la poetessa sa bene che esiste il lenitivo dell’amore.
Dal primo all’ultimo verso possiamo
quindi leggere questo libro come un ininterrotto canto
d’amore per quelle cose per cui vale la pena vivere, e che
sono disposte quasi a sequenze: il primo blocco di componimenti
è incentrato su quadri agresti in cui domina la bellezza e
la sincerità della campagna e della collina, dove la vita
è ancora regolata dalla naturalità e la fatica
è inquadrata in un solido sistema di valori; un successivo
blocco tematico parla di fratellanza, amicizia e legami affettivi, e si
apre su scenari più ampi dominati dalla disumana sovversione
di questi valori e dall’inquietudine; infine, quasi giungendo
al nucleo vero e più caldo da cui si sprigiona questa
affettività, nelle ultime poesie domina il rapporto
maritale, ormai chiaramente inquadrato all’interno di questo
quadro di valori che è sistema di vita.
La voce poetica di Rosalba Gianferdi, che ci
consegna il proprio scrigno poetico con pudore e commozione anche nei
momenti di maggiore intensità (si vedano alcuni lacerti
memoriali), è sempre ferma e mai debordante, non deformata
da quella eccessiva sensiblerie che del verso
lirico è semmai la parodia: attestano questa disposizione
alla misura le scelte stilistiche e lessicali, attente e mai eccessive,
che si calano in un verso libero di assoluta naturalezza e
levità.
M.F.
* * *
Inizio di
aprile
Com’è triste
guardare il cielo d’aprile
senza volo di rondini.
Com’è triste
guardare il cielo d’aprile
solcato da aerei
con fardelli di morte.
Com’è triste
in aprile
ascoltare discorsi di guerra.
Com’è triste
il volto di chi scappa
dalla sua terra
per non morire,
portandosi in braccio un bimbo
o per mano il suo vecchio.
Com’è triste
il mio cuore
in questo mese d’aprile
che ascolta tante parole
strillate
ma manca la pace.
* * *
Vecchiaia
Tramonto mesto
d’un mattino
lontano e luminoso.
Tempo di ricordi
e di rimpianti,
usura di speranze
senza scampo.
* * *
Gioia
Dopo aver conosciuto
il dolore
ti cerco,
ti rincorro
e finalmente,
guardando negli occhi
chi soffre,
chi è disperato,
allungo una mano
sorrido
e ti trovo.
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