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i libri

Roberto Morpurgo

L'azzurro del mare

2007

ISBN 978-88-7536-137-2

pp. 96

cm 12x21

€ 12,00

 

L'autore

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L'autore

Roberto Morpurgo (Milano, 1959) è laureato in filosofia e scrive poesie, aforismi, racconti, saggi, soggetti cinematografici, piece teatrali. In campo cinematografico ha collaborato fra gli altri con la Provincia di Milano, l’Arci Cinema e l’Obraz Cinestudio. In campo teatrale ha lavorato fra gli altri con il Teatro Universitario di Richard Gordon e collabora come autore drammatico con la RSI (Radio Svizzera Italiana). In campo musicale ha scritto canzoni (musiche e testi) e lavorato per la Ricordi. È conferenziere su temi filosofico-letterari per Filosofia sui Navigli (Milano). Si occupa attivamente di consulenza filosofica sia per gruppi privati sia per associazioni e aziende. Svolge la professione di consulente aziendale.

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I testi

 

Le poesie di Roberto Morpurgo sembrano insinuarsi nel silenzio, i versi centellinano le parole con una leggerezza che ne sottolinea il peso semantico. Ogni testo è un tintinnìo che percorre la pagina senza graffiarla eppure impregnando l’aria di una sonorità precisa, un poco acuta, sviluppata in melodie che contengono un inizio e una fine. Va infatti sottolineato come l’autore non metta su carta frammenti o spruzzi di colore, ma sappia piuttosto sviluppare un’idea compiuta – o un’immagine non vaga – in testi che seppur brevi sono completi. Sono testi, anzi, che spesso filtrano in altri testi, pur mantenendo la loro finitezza e completezza, conferendo alla raccolta un’unità preziosa e sempre indice di un lavorio poetico sincero ed efficace.
Siamo allora in presenza, se vogliamo proseguire nel campo fruttuoso delle metafore visive, dell’immagine di un caleidoscopio: un’immagine complessa e mobile costruita con altre immagini altrettanto complete.
E ancora, sempre visivamente, sono da sottolineare i veloci cambiamenti di prospettiva, micro e macroscopica, che suggeriscono un nesso di causalità, fin dalla Dedica iniziale nella quale le gocce che stillano dalla mano sembrano aver generato (la teoria delle catastrofi?) un uragano. Il tutto, si badi, chiosato dal movimento incessante della natura, i cui tempi lunghissimi permettono di fare la media e ridurre gocce ed uragano ad un calmo e sempre uguale movimento di risacca, costruzione ed erosione.
La mano dell’uomo, per finire, non si nasconde dietro la schiena della natura, eppure l’autore la vede tutto sommato organica ad essa, sia quando essa opera su ciò che l’occhio vede sintetizzando e riorganizzando (nei momenti ludici come Elegia per Roma e soprattutto negli snodi minimi), sia quando essa appare come ipotesi e metafora fattuale come nel «sole che abbuia / la cruna // e per nuvole insonni» supponendo e quasi postulando la ma-no dell’uomo che fa (poiein) «streccia / in collane».
Abbozzata una lettura complessiva, ci si lasci poi trasportare dalle minuzie, soprattutto dall’uso intelligente, efficace e non di rado arguto di termini a volte inusuali, a volte lambenti la sinestesia, a volte tenuti in bilico tra verbo, sostantivo e aggettivo («l’anice amaradolce / acquamarina l’anima»). Così, mentre «la sera / fra questi nidi / spigola un temporale», «l’erma […] infatua / la sera» ma la luce «ulcera / i cieli»; il paesaggio si fa ideale nei versi, ma il tono resta affezionato a sensazioni abbarbicate alla pelle.


Sandro Montalto

 

* * *


Cammino perché



Cammino perché scricchi
la ghiaia


fra ombre minareti
di cicogne


In un lembo di terra
spiccia
come crine secco
da una piuma d’aglio un nembo
di cielo


La sera
fra questi nidi
spigola un temporale

 

 

* * *

 

L’azzurro del mare


C’è a Itaca un trono
sepolto nelle acque
chiare dello Ionio


Non vide Ulisse
navigante


poveramente vivo
(era un pesce


di battigia) fino
alla reggia schiusa
fra le alghe


Era lo Stige


e a noi lasciò
(eri vicino o cielo?)
un mare azzurro


in lui disceso blu,
quale uomo
che tramonta


E nello scudo bello
di rame il sole
giallo


(... laggiù risplende ogni sussurro)

 

 

* * *

 

Aspro blu di Liguria


Pianto del mare l’aspro blu
l’agro limone pazzo
delle schiume
la battigia bargiglio d’ombre
la quercia
terrena
ai muri dei poderi.

Ogni lacrima d’uomo asciuga
questo sole
che allatta
la mammella
del tempo.

Uno stelo la goccia
riga di
luce che socchiude
pupille
come valli, corica
ghiande
svela equoree

le colline.

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Recensioni

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