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Salvatore Anzalone (1965) vive e lavora a Bologna.
Nel 2004 ha pubblicato Passatempi e missive,
raccolta poetica stampata in proprio.
È presente nell’antologia poetica Poeti
bolognesi dopo il 2000, a cura di Bruno Brunini e Carla
Castelli (Giraldi Editore, 2006).
Il suo sito internet è www.salvatoreanzalone.it
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Anzalone sa muoversi abilmente sul crinale tra
diarismo e grido, fra innocenza e denuncia. Sa gettare
l’ancora nei territori della mente schivando ogni faciloneria
di pretesa psicologica. Gli piace anche, all’opposto, sfidare
i moduli del pensiero personale e privato più trito,
riuscendo a cogliere (come un poeta sa ben fare) nel linguaggio
quotidiano ciò che davvero riflette il caleidoscopio
interiore dell’essere umano, e grazie a sapienti inserimenti
di un verso armonioso e legante trasformare tutto nel limpido
pronunciamento di un uomo più acuto degli altri,
più legato al linguaggio di qua e al mondo e
all’uomo di là. Vale a dire, semplicemente e
assolutamente, mi ripeto, un poeta.
Non va trascurato il paratesto, sul quale è importante porre
l’accento. Una citazione dal filosofo e politologo Bobbio, ad
esempio, come apertura di un capitolo di liriche, non è cosa
normale né scontata, così come non è
scontato l’utilizzo che Salvatore Anzalone fa, in una
raccolta di poesie, di una riflessione sugli “uomini di
cultura” in generale. È da accogliere con
entusiasmo questo tentativo (sia o no consapevole davvero non importa)
di ridare al poeta la dignità di uomo di cultura, vale a
dire di pensatore che, tramite i modi espressivi da lui privilegiati,
contribuisce alla lettura dell’esistenza.
Riacquistando questa consapevolezza i poeti potranno fugare ogni
fanatismo, guardare con lucidità ogni esibito equilibrio
che, come denuncia una poesia, sfrutta la giustizia ma non è
detto che permetta una crescita disposta ad accogliere
l’amore. E riuscire così fruttuosamente a
«riascoltare le parole», decidere quando occorre
dimenticarsi «il senso delle cose» o
«tramandarle», salvare la bellezza, guardarsi
«negli occhi» e così davvero
«capire l’emozione».
Sandro Montalto
* * *
Questione privata la poesia come
l’amore
non bisogna preoccuparsi di mentire
per entrare nella grande famiglia
ci vogliono le conoscenze,
migliore occasione tornando da un lungo viaggio
è trovarla pronta ad aspettare come una donna.
* * *
Ascoltando le indulgenze di chi continua
a perder tempo nel parlare,
si potevano chiudere gli occhi
per immaginarsi un silenzio
di quell’altro che si concentrava per cantare.
Cosa racconteranno a Dio, se esiste
nel giorno del giudizio:
forse dell’ultimo mondiale
ai calci di rigore?
Senza vederli, a Dio piacendo.
* * *
Il perché del mondo crudele
è nelle pupille dei bambini
ma senza i viaggi della mente
i sogni finiscono.
* * *
Alludere all’amore e mai
dubitare della scelta:
perdersi nei propri desideri.
Fedeli a se stessi e in un respiro
affondare le radici
nel battito di cuore – tragitto inverso –
sentirne una parola del racconto di una storia
con l’immagine dell’anima
che si allunga quasi a diventare
cibo per altre anime
o nel chiudersi di gola
con la narice sola a fare vento
e la voce ironica saprofita della coscienza
a captare le mosse
il fascino del silenzio.
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