i libri

Gianluca Chierici

 

Il nome del confine

2009

ISBN-13: 978-88-7536-202-7

pp. 64

cm 12x21

€ 10,00

 

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L'autore

Gianluca Chierici nasce nel 1977 a Milano. Ha pubblicato per Barbieri il cortometraggio L’ultimo Compleanno di Venere (2003) nell’antologia Sguardi Inquieti. Per i tipi di acquaviva Il libro del mattino (2005). Per Sentieri Meridiani, il libro di poemi L’eterno ritorno (2007), vincitore del premio nazionale Castelpagano. Per Tracce di Pescara, il romanzo La madre delle bambole (2008), con il quale si è aggiudicato il premio “Fondazione Pescarabruzzo - giovani scrittori”. Ha scritto e diretto una trilogia di lungometraggi indipendenti dal titolo L’abisso del cuore, comprendente: La crudeltà dell’angelo, Dannati e La chiave dei grandi misteri.

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I testi

 

Cherubini, sogni, angeli, demoni, follia e desiderio, luce, ombre, fuoco... Sono alcuni dei termini ricorrenti in questa raccolta di Gianluca Chierici, che tuttavia non istituisce polarità nettamente antagoniste, non propone una visione manichea dell’esistenza, ma rappresenta piuttosto un universo interiore generato dalla intersezione di piani dove sacro e profano convivono e si confondono, bene e male s’invertono e contaminano vicendevolmente, simboli ortodossi si colmano di nuovo significato più terreno e concreto. Il nome del confine è una sorta di pellegrinaggio dell’uomo che cade e di continuo si rialza e cade ancora, nell’incessante ricerca del Sé, della ragione del proprio esserci, svelata nella presa di coscienza dell’energia creatrice presente nel sogno quale espressione del volere più bambino e incondizionato dell’uomo.

[...] Il nome del confine, come già Il libro del mattino, è infatti di per sé libro di preghiere, in cui il domandare è rivolto ora all’altro terreno, ora a un tu metafisico, o a entrambi contemporaneamente, eppure avviluppato nel medesimo umano paradosso per cui bene e male, beatitudine e dannazione, salvezza e tentazione convivono senza annullarsi nella battaglia interiore dell’Io: «Le mani si fanno benedette / e interrogo Dio per capire / cosa delle mie maledizioni / lo attragga tanto».

                                                                           (dalla Prefazione di Chiara De Luca)

 

* * *

 

Poeta di cenere

 

I

 

Questo tempo d’agitazione

non ha in sé la natura delle solite opere.

Germina continuamente il vago strazio

che il gelo accumula nelle cavità

delle ossa.

Interrompi il pensiero eco che generi

il lampo, non sopporto l’orgia

che incombe sulle mie parole.

L’abisso è sgombro dai tiranni

e la follia divide le nuvole

che abbiamo calpestato.

Portami nella ragione e corri in mio soccorso.

Mi sono assopito nel mare

del mio smembramento

e l’ora inenarrabile, l’ora purpurea,

ha condotto l’esitazione

tra le scritte di luce,

tra i limpidi raggi.

 

 

* * *

 

L’oracolo delle lacrime

 

I

 

Sollevo il tormento e m’ingegno

per distruggere i concetti,

non è santo quest’amore perfetto

che mangia la fede come fosse un chicco.

Affronto il mio legame,

sono pronto ad adornare questo luogo.

Non faccio promesse al sole

né gonfio il petto come gli eroi.

Mi siedo nella mia interezza

in uno sguardo che precipita.

Onestamente pronuncio parole

che hanno abbandonato la mia infanzia,

dimenticando le storie

che mi hanno incatenato.

Sopporto le fughe, e rimuovo il coperchio

d’un cuore, astratto come il respiro di Dio.

 

 

II

 

Si è raccolta senza sosta questa cenere.

Non essendo d’ombra la mia porta,

ha riaperto la vista.

Ha perso il segreto.

Tenue ha spinto le sue ali

dove tutti nascondono il rimpianto.

E la voce che attraversa il muro,

ha distrutto le preghiere

che partecipano al paesaggio.

Neppure la quiete del sogno

possiede la magia necessaria

la nebbia senza forma.

Ma nell’abisso ho visto

il tuo cuore aprirsi.

Ho udito il suono che esiste

dove non esiste la vita.

Se tutto è scritto nell’informe origine

mi assopisco nel giorno straniero

e riposo, destando la piccola nube

che rabbuia la tua valle.

Cerca il mio volto nel sole

il nord è sazio dell’argento

vieni più vicino

così che s’inchini l’armonia.

 

 

III

 

Non dobbiamo rifiutare la carne

in nome dell’immortalità.

Guardiamo l’oro e il sapere

desiderando poteri che assottiglino

lo spirito.

E la mente inganna le pulsioni

nascoste, decretando al cuore

l’illusione d’una pia trasformazione.

S’incaglia in una rete di forze

incontrastabili.

Io sono là, e interrogo i vostri riti.

Elimino l’astuzia dalla bellezza

per accoglierne il fascino

nella sua maturità.

Pronuncio il segreto senza voce.

Frutto d’una musica viziata.

E se il pensiero si volge alla virtù

e il cuore si fa eremita, lo stesso cielo

infiammerà le verità del vagabondo.

È ammirevole la sinfonia,

folgora le lodi immolando

il talento, teschio e tribù,

tramonto e monade,

ecco il senso del lavoro.

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