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La poesia di
Alessandro De Santis è quella dell’essenza del messaggio e
dell’urgenza di comunicarlo; lo si evince non solo dalla brevità di
molti testi, ma soprattutto dalla presenza di tutti quegli elementi
che portano l’autore a confrontarsi, non tanto con la vastità della
materia e del pensiero, quanto con la sua profondità. Una scrittura
ridotta al nocciolo, alla ricerca del centro nevralgico attorno cui
ruota il discorso, dove poco o nulla è lasciato al contorno, alle
periferie della forzatura linguistica. Il lavoro di potatura
dell’eccesso si distribuisce su molteplici livelli, dai nessi
tematici, al tono del linguaggio, alla naturalezza degli artifici.
Il lettore ha l’impressione di trovarsi al cospetto di un panorama
notturno; luci lontane della città invisibile della verità:
«La verità è una città invisibile... Senso segreto degli oggetti / a
ovest dello specchio...» (Lo spazio nudo, p. 74).
E il fine ultimo della poesia di De Santis sembra quello di svelare
il senso segreto delle luci che compongono l’incanto. Non è
sufficiente osservarne la caotica bellezza; occorre andare oltre,
scorgere Le cose dietro il sole, scavare fino a contemplare
Il cielo interrato (non a caso così titolano la prima sezione e
l’intera silloge). Luci ingannevoli, ma anche fuochi di sensi che
«bruciano il sangue» (Quaderno di riflessi, p. 68), «che
aspettano nel fuoco chiedendo alla cenere dell’amore ultimo» (Primo
amore – un film, p. 72). Il linguaggio abbraccia una mai lenta
processione d’immagini nude, forti della loro semplicità inventiva.
È il linguaggio presente dei videoclip e degli spot (cui
tematicamente attinge più volte), sostenuto da una vena lirica
lieve, mai retorica, sovente ipnotica. Difficile ricondurre il tutto
ad un modello. De Santis è un poeta che i modelli se li è lasciati
alle spalle, consapevole della fuggevolezza della lezione poetica:
«Una via crucis di cherubini e marionette / un sentiero di
incarnazione che reca ben poche impronte» (Pioggia su ciascuno,
p. 65).
Cesare Oddera
* * *
Fiori neri
Cinerea sabbia muove sotto i miei piedi
sublimi silenzi mi sorprendono nudo
ed il vento ha smesso di pensarmi
Ombre rapide feriscono lo sguardo
una danza balcanica sembra infrangersi sulla scogliera
Non voglio nient’altro che fantasticare di
chiome sciolte coperte di neve
lasciando a uniformi con la faccia dei nostri figli
di cogliere i fiori di un futuro senza più stagioni...
* * *
Quaderno di
riflessi
I sensi bruciano il sangue
Sospiri tumultuano tra le dita
l’inquietudine è un corallo sotto il ghiaccio
onde spietate sotto i portici
scarpe spaiate senza nome
Una qualche gioia del pensiero
nulla denudato in insonne attesa...
* * *
Lo spazio nudo
Dio salvi chi può
Chi può salvi se stesso
La verità è una città invisibile
un sentiero di accoppiamenti giudiziosi
La meccanica silenziosa dell’assedio
melodiosa luccicanza pezzo a pezzo
Senso segreto degli oggetti
a ovest dello specchio...
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