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i libri

Vincenzo Moretti

I segni

dello scorpione

ISBN 88-7536-045-6

2005

pp. 80

cm 12x21

€ 10,50

 

L'autore

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L'autore

Vincenzo Moretti è nato nel 1947 a Casale Monferrato (Alessandria), dove risiede e svolge attività di insegnante nei licei. Ha pubblicato saggi e note critiche su autori italiani dell’Otto-Novecento (in particolare, su Scapigliatura e dintorni) e un volume di versi, Il troppo e il vano (Torino, 1992).

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I testi

Tre ci sembrano le componenti della poesia raffinata e coltissima di Vincenzo Moretti: la nota intimistico-crepuscolare di tanti accenti elegiaci; la forte vena ironica e auto-ironica che secondo chiare ascendenze gozzaniane è collegata ad essa; infine, la dimensione onirica che mostra la continua possibilità di trasformazione del sogno in incubo e della fiaba nell'orrore della realtà.
È una poesia di consapevolezza, in cui la maschera adottata, quella dell’uomo qualunque alle prese con triviali problemi di identità, piccole goffaggini, timori e pulsioni che nascono e terminano nel sogno, non mira tanto a nascondere e cauterizzare, bensì ad additare, per contrasto, l’assurdità malvagia del reale.
L’intento parodico del poeta (si vedano le riprese almeno da Ungaretti, Montale e del citato Gozzano) copre e quindi paradossalmente rivela una dimensione tragica: come il sogno si rivela inconcludente ed infido, così, a livello di strutture significanti, il cantabile ritmico - usato quasi come un falsetto - si rompe spesso in un’amarezza tutta prosastica; l’elegia si chiude nell’acidità gnomica; il lessico patinato, il catalogo degli oggetti e delle situazioni crepuscolari si scontrano, spesso nello stesso testo, con quelli della nostra contemporaneità, apparentemente più realistici ma di una concretezza che ci sfugge e inganna; l’apparente normalità del quotidiano, infine, (si veda la gestione delle opposizioni nella splendida e terribile Un voto) si ribalta e rivela l’insensatezza.
Così presentandosi sulla pagina, la poesia di Vincenzo Moretti ci appare perfetta poesia del nostro tempo nell’additare, con chiarezza e per contrasto rispetto alla patina del divertissement, un reale terribile e inaccettabile a cui fare al contempo opposizione strenua e velleitaria, vile ed eroica.

                                                                                                        Mauro Ferrari

 

* * *

 

Parlava parlava
e tutta l’agorà s’infiammava.
Scriveva scriveva
e tutto restava com’era.
Lampi e tuoni talvolta,
all’ora del telegiornale.
Di primavere elleniche
neanche l’ombra.

 

* * *

 

Forse per leggerezza, tra le firme apposte
sotto giudizi critici, sotto processi
verbali di sedute, scrutini, seggi elettorali,
né letto né approvato, ma sottoscritto avrò
un contratto d’anime e di attimi,
poche righe in sospetti
gotici caratteri…
Sventato poi
proclamerò l’attimo
bello, arrestabile…
e come on, Faust again!

 

* * *

 

Un voto

                                                            per Davide M., alunno assente
                                                            da un sabato sera del dicembre 2003



Sei stato a lungo qui, tra il sei
e il sette, insomma sul discreto; arrivavi talora
quasi all’otto, come tanti altri,
nella media.
Arrivavi leggero, senza disturbare,
talora zoppicante a causa di un pallone.
Ti distraeva (succede a tutti) un amico
sogno, ogni tanto qualcosa
(è normale) qualche bella gioia
ti suggeriva.
Bastò un poco di buio
per farti straordinario.
Ti rivorremmo qui,
normale come prima.
Poterti regalare un altro
più che discreto,
ci sarebbe sufficiente.

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Recensioni

 

  a. II, n. 5, gennaio-marzo 2006

 

Interessante I segni dello scorpione di Vincenzo Moretti. Si tratta di poesia raffinata e colta che sa cogliere in profondità alcuni aspetti essenziali dell'esistere. Peccato che Moretti tra Rilke, Gozzano, Mishima, Bevilacqua e Guittone d'Arezzo citi anche Baricco!

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