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È più che mai evidente la
frattura tra l’accademismo di poesia italiana delle ultime
generazioni e i poeti nati negli anni settanta, la generazione che oggi
si propone ai lettori per la prima volta, tra continuità e
riforma. Fumisteria Ermeneutica, opera prima di
Luca Salvatore, è uno dei libri che “con maggior
forza” scopre e soffre l’impaludamento
contemporaneo e deliberatamente ricerca la guerra aperta; a partire dal
titolo, di vasta e complessa lettura, quasi una obbligata esegesi a
rintracciare, nei modi del fumista (da leggersi nel senso figurato di
buffone) il senso vero (linguistico e narrativo, come
l’ermeneutica si premura) dell’umano e della
poesia. Una silloge densa di maschere impegnate a smascherare e a
smascherarsi, tutta costruita sulla finzione che si respira fuori
scena, dietro le quinte dell’odiata vita borghese, dove il
fumista è costretto a replicare infinite volte «la
scenetta migliore». Anche nella forma, rigorosa eppure
godibile, la poesia di Salva-tore ha una struttura efficace nella
rappresentazione del suo messaggio ultimo. Sia che amiate
«stamberghe o lussuosi boudoir», per chi ama la
poesia non è possibile non apprezzare questo libro.
Cesare Oddera
* * *
I
A n t i s t e n e
Rintocca! – l’Imperio all’opra
venuto fuori a gomitate,
a la gangrena nostra s’abbevera.
L.S.
Trafittura dell’Ingiusto e per tutti stessa misura!
Catenacci e brande nella Fòrgia dei Trapassati,
un mazzo di fiori per la dannazione e Sinecura,
riempite una ad una tutte le urne degli Spiantati.
– Benvenuti, pravi, alla “Fumisteria
ermeneutica”.
Lasciate voi… ogni
spettanza e bardata montura!
Sfoggiando ghigno e cipiglio alla ridda smagrita
e la scorta sul desco: – Il viver non eterno dura?
Si squartino i “maledetti”!
– È quarta penitenza –
morti sul serio ceffi e reclusi! la gola è la prova
di bagordi, d’ebbrezze lunari, d’ogni indolenza!
Nei gabbi bruciano ancora le cicche dei dannati.
Sul fondo dovranno spartirsi la vanga e l’alcova.
Non sanno ancora d’esser cadavere… nei
fossati!
* * *
X
C o l o m b i n a
L’amore è cieco, i vicini no.
Sotto fasci di luna e biancori
di stelle, l’orchestra di voci
suona accordi chiari e sonori.
La pista è lastricata di croci,
rasi, fiori di loto e candele.
L’aria ha effluvi di miele,
di sidro e zucchero candito.
Ogni cuore rivive, intorpidito!
– Voglio amare quel profano.
Colombina tende la mano.
Arlecchino senza esitazione:
– Posso fare un’eccezione!
Troviamo un posto appartato
in questa notte benedetta,
al limitar del bosco incantato
lo stuolo delle ninfe aspetta!
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