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Le vie della sperimentazione e anche del serissimo
gioco linguistico di scomposizione e ricomposizione di significati e
significanti sono, come si sa, innumerevoli; così che
è sempre una sorpresa trovare chi riesca a creare accenti di
novità e originalità, per di più
additando ulteriori territori da investigare. La poesia e la prosa del
giovane Sebastiano Cellentani hanno appunto questa caratteristica: lo
scrittore indaga le infinite possibilità del barbaglio
linguistico, della destrutturazione del senso, e infine il piacere del
trovare che, alla fine, il significato paradossale sta
nell’esporre la continua sconfitta del lettore di fronte a un
testo che, più che oscuro o inintelligibile è,
epistimologicamente, indecidibile: «Perché il
nocciolo è scoprire non capire. / Qualsiasi parola con due
lettere gemelle / si prenderà sempre gioco di te»
(p. 19). Una dichiarazione tutta esplicita in un libro spesso obliquo,
che costituisce una chiara affermazione di poetica: la poesia o,
meglio, la scrittura, come esplorazione delle possibilità di
creare un senso e, specularmente, la lettura come ri-scoperta di quel
senso - o di infiniti altri, se accettiamo i principi di Derida.
Si tratta, comunque, di una sperimentazione lontana dagli ambiti del
primo Viviani, teso alla finta ricostruzione di una superficie
apparentemente comprensibile e invece tutta irta di faglie e sommosse;
né ci pare possibile un parallelo con Cacciatore, Zanzotto o
Ruffato, serissimi indagatori dei limiti della parola -
ancorché una parola sfuggente, che nasce e muore in una pura
lallazione. Piuttosto indicheremmo, quali possibili compagni di
viaggio, certi poeti di area futurista quali Marinetti e soprattutto il
Soffici di Bif & zif 18, Simultaneità
e Chimismi lirici, Apollinaire e il Dada, e infine
alcuni autori del Gruppo 63, tra cui il Sanguineti di Laborintus,
Balestrini e soprattutto Landolfi per l’inventiva della
prosa.
Additare influenze che più che legittimare un autore ne
sminuiscono l’apporto personale è però
poco produttivo: nel caso di Cellentani preferiamo invece sottolineare
l’intelligenza costruttiva, il sottile gioco fra il
pessimismo drammatico del nonsense da un lato e,
dall’altro, la vena canzonatoria e fiabesca che costituiscono
la pars construens di questo poeta che fin
dall’esordio ha trovato una voce e una propria sfera tematica.
Mauro Ferrari
* * *
In
metto folle
Discesalilitigando
Mitigandolalilla
Opportunostromovere
Manialevaunpopiuinla
Midoremosollasol,
simiduolesserdasol.
Salietandosifatardi
scendiscendiluimifa.
:
"mettinfolletaleleva!
ltuocervelnonfarapiega!
Lasolsali,
sisolscendi!
Noistiamqui,
tiaspettiam!"
*
* *
Se
non stai attento!
Così
poco, così tanto,
poco,
così, tanto,
giocano.
Tanto
può scambiarsi
come
poco, ma diversamente.
Grammaticalmente
si divertono
ugualmente,
a scambiarsi
quella
la vocale, quella la consonante.
Sbatto
le palpebre per umidificare
il
mio occhio e…
sei
arrivato al nocciolo?
Perché
il nocciolo è scoprire non capire.
Qualsiasi
parola con due lettere gemelle
si
prenderà sempre gioco di te.
*
* *
Picoclo
Modno
Allegretto
Tappo
La man
girò la maniglietta,
l’aqcau
scosre giù in fretta.
Deici
mniuti e uil si reimpì.
Fino
all’orlo gorgogliante
causal
buco ammaestrante.
Acqau
limpida.
Città.
Qaulche
bl di qaulche goccia
che a
tal vitsa non sapea stare
nel
condotto ad asepttare.
Si
gettaan dal trampolnio
felici
al dar man forte
a quel
tuttun che diventavan.
Poi
Sapone.
Ohi
sapone, tutt’a un tratto magico sapone.
Sci o
lvava,
si
misciava e sciolgeva,
senza
che a iul figurasse.
Bolle
Tante
bolle trapsaretni che all’itsante rraaddooppiiaa van
dando
dietro lale latre.
Si
scontra van spesso ai bordi,
così
inseime congiungevan
‘si
fra loro ad formar
nunica
gradne da specchiar.
E
ancoraggio era il bordo,
soccol
dito le spingea
la man
perché al centrendea.
Tondo
sferico il gioco andava
tra
sparenti e riflessi,
tra
color e arcobaleni
fnichè
il tappo via levò
stufo
fiacco il bimbo d’or.
Tutto il
mondo allor svanì,
ogni
bolla e ogni dì,
in un
attimo succhiato
da quel
vortice deostinato.
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