i libri

Mario Benatti

 

Due parole

2009

ISBN-13: 978-88-7536-216-4

pp. 104

cm 12x21

€ 13,00

 

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L'autore

Mario Benatti è nato a Mantovanella (MN). È medico, grafologo e giornalista pubblicista. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni scientifiche di dermatologia ed alcuni libri di argomento agiografico, l’ultimo dei quali I santi patroni del consultorio familiare (2009).
Ha pubblicato numerosi volumi di poesie, fra cui Poesia piccola (1961), Pater Noster (1974), Secondo Luca (1979), Libere quartine (1986), Mirabili variabili mani (2003), Lettere. Tra silenzi e rumori. Echi da Umberto (2007). È presente in varie antologie poetiche, tra le quali I luoghi dell’incontro (di Simonetta Venturi), Ditelo con i fiori (a cura di Vincenzo Guarracino, Poesia della traduzione (a cura di Alberto Bertoni e Alberto Cappi).
Nel 2008 ha pubblicato il volume di aforismi Pensieri dal cuoio capelluto.

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I testi

 

Con un modesto e garbatissimo titolo, Due parole, «Due sole parole / per sentirti di casa / negli ultimi passi assorto del tempo», Mario Benatti ci invita con immediata, cordiale semplicità alla lettura della sua lirica più recente.
Poeta, biografo e studioso di santi, Benatti è scrittore di vario registro, ironico e alto, sommesso e prosastico, sottilmente comico o melanconicamente memoriale, in versi con abilità talvolta liberati dai lacci della metrica o più spesso in metrica esatta con talento strutturati, con saggia prevalenza di endecasillabi e settenari come ben sanno coloro che hanno seguito e seguono il suo viaggio letterario, ormai lungo e consolidato. Il poeta mantovano propone ora al suo lettore una raccolta che distribuisce, con felice modalità, il percorso di una vita scandito in quattro sezioni: Con il vecchio uomo, Fenomeni, Acquisizioni e Furti danteschi, dove la poesia trova spunto e cresce in citazioni dalle cantiche della Commedia.
[...] La condizione umana viene accettata nella speranza religiosa di un dopo, un altrove che sarà diverso in cui «non ti scalderà più un’altra estate / semmai starai attento / a non farti scottare dalle stelle» [...] un dopo nel quale «non faremo più discorsi e rime vane / non metteremo occhiali / anche se intensa brillerà la luce / leggeremo insieme l’eterno libro».


                                                                         dalla Prefazione di Mario Artioli

 

* * *

 

Forse qualche letargo


Mi dici che spesso visiti in sogno
gli ammalati d’un tempo
come una professione mai cessata
forse qualche letargo
e poi rifiorire altro di ricette
placebo e salvavita.
So le tue primavere e gli inverni
strumenti vibrano e le tue mani,
ceppo duro ti ritrovi al mattino
incredulo del sole.
Non sei un usa e getta
no, non ti si butta in un cassonetto,
sei malato e curare ami ancora
curarti è poca cosa,
sospiri sogni ti risvegli tremi
guardati intorno, sorge l’alba nuova.

 

* * *

 

Estate di San Martino


I tigli della città già scheletri
nel lungo sonno in viali d’inverno
le dure ossa plumbee
tese al cielo e immemori del vento,
alcune col gelo s’incrineranno
si schianteranno poche
dopo essersi curvate con la neve.
Altre piante ridono
ancora con le foglie gialle
al tiepido sole di San Martino,
sembrano la speranza del mantello
nella metà tagliato
per ricoprire morti e moribondi
che non si celeranno
più dopo la stagione fredda e buia.

 

* * *

 

Due sogni


Due tuoi sogni in attesa restano
di realizzazione in diverso modo,
la luce vedendo e l’arcobaleno
in calura la prima
e quell’altra in algido settentrione.
L’hai sorvolata alcune volte Creta
immaginando trastullarsi Zeus
sul monte Ida prima di divenire
dio da adulto e padrone dei cieli
e quante volte hai sentito il racconto
da sorpresi turisti
udendone i loro passi rombanti
sul labirinto da Teseo violato.
Mai calcarono i tuoi piedi le spiagge
dell’accogliente golfo di Mirabélou.
E mai giunsero alle foci dell’Elba
in quell’Amburgo che forte si fece
con Carlo Magno e con Brahms deliziosa,
non pensavi alla lussuria ma ne eri
certamente curioso.
Ora il tempo in fretta si va accorciando
e tu resti coi tuoi sogni per poco,
l’apocalisse rivela, non cassa.

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