|
Ubaldo De Robertis, nato nelle
Marche (1942), vive a Pisa. Membro dell’Accademia Nazionale
dell’Ussero di Arti, Lettere e Scienze. Premio Speciale Mario
Tobino 2004, Primo Premio Torre Pendente 2006. Secondo Premio Fazio
degli Uberti 2007, Primo Premio Orfici - omaggio a Dino Campana 2008.
Alcune composizioni sono inserite in antologie poetiche: Tra
un fiore conto e l’altro donato 2007, Oscar
Poesia 2008 e in riviste d’Arte e letteratura: Poiesis,
Archivio Poesie nel Cassetto, La
Torre, La Ballata. Tra le sue opere di
narrativa, si ricordano: il romanzo-saggio Il Tempo dorme con
noi, Primo Premio Internazionale Giovanni Gronchi 1999; Gli
Uomini nascosti, Primo Premio Arca, 2003; il racconto Lei,
Primo Premio Fazio degli Uberti 2006; Il Falco il cavallo e
il nano, finalista Premio Firenze 2006; La Stella
del Nord, Keltia Editore, Aosta, 2005; Cinque,
sessanta, centoventi, Felici Editore, Pisa, 2005; Lei,
la Natura, Felici Editore, Pisa, 2006; Come un
inganno, in Giallo Pisano 2, Felici
Editore, Pisa, 2006.
00
|
|
Una poesia densa e ricca, quella di Ubaldo De
Robertis, poeta che ha coltivato per molti anni una propria vena, fino
a raggiungere la cifra stilistico-espressiva personale e ben
individuata che mostra questo volume di maturo esordio.
De Robertis è, in tutto e per tutto, poeta lirico, ma mai di
una liricità effusiva e sentimentale, bensì di
vena fortemente meditativa, tutta e sempre concentrata su una
definizione del rapporto fra sé e mondo. Gli accadimenti e i
trasalimenti dell’Io non sono quindi mai minimali, e la
stessa vena autobiografica, spesso giocata a livello di ricordo, non
mostra il patetico ripiegamento su di sé di tanta lirica
contemporanea; piuttosto, il poeta pisano (nato però nelle
Marche) preferisce l’ampio squarcio paesaggistico, spesso di
matrice impressionista (cfr. Bagliori, p. 42, ad
esempio) che secondo modalità tipicamente romantiche viene a
costituire lo sfondo contro cui l’Io si muove con
modalità di esplorazione gnoseologica, quasi come un
ulisside che, disperso in un mondo di frammenti, tenti di dare senso ad
essi. Di qui, la ricerca ritorna a se stesso e alla propria vicenda
umana, per scoprire «se sono quello che sono / o quello che
appare allo specchio» (Io non ho tempo, p.
24). Il non avere tempo, appunto: la poesia di De Robertis, o meglio la
sua indagine sul mondo, sempre condotta in prossimità di
un’esigenza di rispecchiamento, si rivela una drammatica
auto-analisi scandita dalla scarsità di tempo concessa
all’umano.
Che poi la cifra stilistica vada ben al di là della patina
anticata di certi costrutti (gli aggettivi anteposti, ad esempio)
è ben visibile fin dalla poesia che funge da incipit, Io
che...: tendenza all’ipermetro, sintassi che
travalica le suddivisioni fra i versi, repertorio lessicale ed
espressivo che infrange gli schemi e i limiti del lirismo
convenzionale: tutto ci attesta l’urgenza del dire, quasi il
debordare della materia, cioè del mondo che il poeta deve
portare a misura all’interno della forma poetica:
è un’idea di poesia come forma altissima di
ricerca e interrogazione sull’umano, quindi, con precise
ascendenze dantesche e leopardiane (ma anche baudelairiane: si veda Ed
ora, p. 37) che la perizia artistica ha metabolizzato e
trasfuso nel proprio discorso, e che si fondono con altre voci - altri
echi - di assoluta contemporaneità come Caproni, il
conterraneo Luzi e certo Montale - presenze, del resto, già
esplicitamente convocate in esergo.
Quella di De Robertis è in sostanza una poesia dal sapore
classico che oggi, in una temperie dimidiata e offesa, suona forte e
originale, creaturale e sempre viva.
Mauro Ferrari
* * *
Quando ero un'altra cosa
Quando ero un’altra cosa
un putto di una fontana o d’una chiesa
il mio aspetto poco contava
Stille di idee e sentimenti
fugavano da sole le tenebre
senza bisogno di talismani o rosari
Ora che l’inflessibile tempo
indifferente alla mia storia
spianta le radici e le prosciuga
le labbra mordo perché quelle stille
non acquistino voce
* * *
Io non ho tempo
Io non ho tempo
per decidere
se sono quello che sono
o quello che appare allo specchio
insensibilmente
riflette lo specchio
io, io non ho molto tempo
per riflettere
e non sono indifferente
ma non rivelerò a nessuno
che presto diverrò
invisibile.
0
* * *
Diomedee
Aghi d’albero, gomitoli
senza nome,
flutti d’acque verdastre, mormoranti,
angoli asciutti, sabbie delicate, falesie bianche,
spiagge curvate come lame,
come dame stanche.
Isole che gareggiano per bellezza
con ogni terra ferma,
isole di leggende e di storie, isole di memorie,
senza vele.
Isole invisibili, di croci.
Isole senza voci.
Isole dei fuochi silenziosi, dei sentieri di pietra,
dei monoliti, dei ciclopici massi,
dei taglienti sassi.
Isole delle notti tolleranti,
di sconsolate amanti.
Isole dove siamo approdati,
dove siamo nati,
dove abbiamo vegliato,
dove abbiamo cantato.
Isole dove abbiamo pianto.
0
|