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Una voce femminile netta e scandita ci legge il
suo libro segreto. Conosciamo così il suo protagonismo
infantile, il suo bruciante amore, la gelosia, la disperazione, la sua
idea di poesia.
Chi è la donna che parla di
sé con forza, e senza falsi pudori si consegna alla pagina?
Elena Ribet, alla sua prima raccolta poetica,
è nata a Roma nel 1973 – è scritto
nella nota biografica che correda il libro – e s'interessa
d'ecumenismo, teologia e integrazione culturale.
Di questo background così particolare
nell'ambiente della poesia, poco trapela nella scrittura. No, qui non
è possibile trovare nulla della compostezza, della maniera
che, forse con pregiudizio, si attribuirebbe all'autrice di una lettura
evangelica sul Marialis cultus. L'immagine materna
è assente, di maternità non si parla (forse non
ancora) e l'incontro con l'altro conosce più la violenza
dell'eros che la serenità dell'accettazione. Qui il grido
d'amore è ancora richiesta primaria, desiderio che non si
sazia. Una creatura, con tratti psicologici ancora infantili vuole
essere alimentata, nutrita e nello stesso tempo chiede all'uomo non
solo l'appagamento dei sensi, ma di essere ricondotta a una misura,
alla normalità. La richiesta infinita e la
necessità – razionalmente riconosciuta –
della misura, non riescono a conciliarsi in una pacata dialettica.
«La mia espiazione sta / nella negazione
/ il nostro spazio è quello / dei baci [dei baci non dati] /
dei baci [perché non mi sazio];
Per fare una famiglia / ci va un uomo tranquillo /
che vinca le tempeste, le assorba, le trattenga»
Lei indosserebbe tutte le notti il suo abito da
sposa, invece tutto scorre quieto, lineare, fuori
dell'eccezionalità. Accade così che la notte lei
sogni «qualcosa di divertente sul matrimonio», ma
contigua c'è una stalla e due uomini deformi
che la violentano.
La deformità, la bruttezza e il suo
contrario. Elena torna più volte a riflettere sul proprio
aspetto fisico, ad ascoltare il sentimento del proprio corpo. Il viso
dell'amato e il suo proprio viso allo specchio. Il cantico dei Cantici,
classico per eccellenza della poesia del desiderio e dell'amore,
modula, certo anche consapevolmente, questo topos:
«E tu sei bello / davvero bello;
Ho imparato a veicolare / tutto con il corpo / e
Dio sa se un'amica / come me / è una benedizione // Quindi
se non posso usare il corpo / tutto quello che rimane si gonfia /
ansia, pallore, stanchezza / e al cedere del corpo / si fecondano /
l'amore, il sesso, il sonno».
Lo specchio si diverte talvolta a dare risposte
che riguardano la sola superficie, la pura forma:
«Un morso / su questa mela / spalancando
la bocca / lo specchio divora / perché sembra davvero una
mela tonda / questa faccia che mi guardo».
Morde la mela e contemporaneamente osserva i
movimenti e i mutamenti del suo viso. Ogni bambino si diverte a
consegnare allo specchio l'identità di cui non è
ancora certo e un volto deformato per gioco. Narcisismo autoironico,
leggero. Ma non è ovunque leggero il tono di questo libro.
Se l'amore coniugale è al centro, il Mulino Bianco non abita
qui. Il rapporto non è certo pacifico e tranquillizzante,
è sfida e quotidiana passione. Il mondo al di fuori esiste a
mala pena: il ricordo di un'amica, di un disperato. Pochi cenni a un
contorno di dolore. E infine la poesia:
«La
misura e il codice / sono metro di ciò che siamo;
Non gradisco i poeti che scrivono ogni giorno /
centinaia di versi / o anche solo una manciata;
Quelle pagine erano per dirti / che il mio dire
è un po' tacere».
Elena Ribet ci convoca a testimoni di una crescita
non solo esistenziale ma anche artistica. Viene meno talvolta la
necessaria distanza, ma non l'originalità. Affonda su radici
composite che vanno (lo desumiamo dagli esergo) dai testi sacri a
Truman Capote, a Sanguineti, ai manuali di cucina.
Non che sia necessario scoprire assonanze, quando
la discendenza non è evidente, ma una voce che si
è affacciata alla memoria leggendo questo libro, quella di
Else Lasker Schüler, il suo piglio imperioso e visionario, la
sua richiesta di un matrimonio che quotidianamente rinnovi le nozze.
[Piera Mattei]
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