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Narda Fattori è nata e residente a
Gatteo (FC). Insegnante, lavora per opere di didattica e collabora a
riviste letterarie con recensioni, testi e commenti critici.
Ha pubblicato cinque volumi di poesie: Se amor parla
(Editrice Autore Libri, Firenze 1995), Curo nel giardino la
gramigna (Ibiskos Editrice, Empoli 1996), L’una
e i falò (“Il Vicolo”
Editrice, Cesena 1998), Terra di nessuno (Edizioni
“il Corriere della Garfagnana”, Lucca 2000
– 1° premio “Olinto Dini” di
Castelnuovo G. Lucca), Verso Occidente (Fara
Editore, Rimini 2004). In prosa: Specialmente Natale,
racconto lungo uscito per “il Vicolo” Editrice nel
2006.
Recensioni alla sua opera sono apparse sulle più note
riviste letterarie italiane, fra cui Atelier, La
clessidra, Vernice, La Bottega,
Graphie e Poesia,
nella rubrica “Per competenza” di Roberto Carifi.
È inoltre presente con una silloge di 10 poesie in ciascuno
dei volumi antologici Voce di donna 1997, Voce
di donna 1998 e Voce di donna 1999, editi
dalla casa editrice “Il vicolo” di Cesena per
iniziativa del municipio della città;
nell’antologia Santarcangelo della poesia
(Luisè Editore, Rimini), ne Il novecento
etico-religioso a cura di Vittoriano Esposito (Bastogi
Editore, Foggia, 1998), e con una silloge dal titolo A che
punto è la notte? nell’antologia Farapoesia
(2005).
Numerosi sono i premi conseguiti nei concorsi letterari nazionali e
internazionali.
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Le cronache disadorne di Narda
Fattori, nella loro apparente nudità, ripropongono
all’interno di un paradigma espressivo essenzialmente lirico
il dissidio fra una dimensione intima, monadica e monologante
– in fondo non necessariamente sondabile né
transitiva – e la necessità invece di ampliare lo
sguardo attorno a un Io che si riconosce legato a una datità
di fatti e persone nella dimensione spaziale e in quella temporale.
Quest’ultima dimensione stride ovviamente con la prima
nell’esigere comunicazione, transitività,
colloquio. Posto in altri termini, il contrasto è fra
conoscenza e consapevolezza: l’una tesa
all’annessione di sempre nuovi territori dell’Io,
l’altra più propensa al saper/si e sentir/si. In
Narda Fattori, a riprova di questa fertile tensione e
dell’equilibrio raggiunto all’interno di essa,
domina comunque un Noi corale, che guarda in faccia e delimita la
gettatezza, piuttosto che un Io solipsistico; esemplare, nella sua
formulazione, è l’incipit «Smarrisco il
senso del multiplo / nella chiosa degli eventi in pena».
(Dalla Postfazione di Mauro Ferrari)
* * *
Mi
vedo gipsy senza finzioni
che vortica gonna e capelli
solo i morti hanno i piedi fermi
il silenzio chiuso nella gola.
Sono arrivate le malattie diurne
e le notturne tempeste a provare lo scafo
della reginetta scalza
ora sono l’orlo di sabbia che la marea divora
bivacco di ospiti senza volto
minacciosi carnevali
sulla schiuma delle onde.
Sono i sogni e non le menzogne
a riportarmi il rosato dell’alba novella
sui polpastrelli.
* * *
Non c’è una ragione
per queste albe senza desideri
dove il girotondo della lancetta
non raschia squame non incontra delfini
non vede meteore o soli binari
porta una memoria che raschia in gola
sussulti ormai senza una pena
e alla luna che s’alza nessuna confidenza
abbracci senza storia storie senza affanni
siamo solo una minuscola entità
che riempie i libri delle biblioteche
e attende un brivido che fu noto sulla pelle
nella mente dove ha bruciato un falò
ora cenere spenta
eppure
i falò si riaccenderanno
anche se non so come e neppure quando.
* * *
Chi non ha storie vive di e-venti
costruisce ponti traccia strade
coltiva biologicamente la terra e non sa
abbracciare saldo tenere questo esile
filo d’aquilone che si solleva
dove il vento va e plana via
verso un innocente inesistente
spicchio di cielo
nuova biologia della terra
questo male che s’inerpica sugli attici
dei grattacieli con i mosaici e le azalee
sul conto una ferocia avida nel palmo
e un vuoto dentro
a dismisura
allora quest’uomo costruisce altre strade
e ponti sugli abissi
e butta la vita altrui come un sasso
sopra un tratturo dismesso
e dice che ha fede e dio è con lui
ma non apre le finestre
non sorride alla nuova luna.
Chi non ha storie se le fa raccontare
in digitale – anche a puntate
che durano di più – come una dose
quotidiana di surrogato alla vita
splendida storia amara.
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