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i
libri
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Camillo
Sangiovanni
Come
solletico tra le dita

ISBN
88-7536-038-3
2005
pp.
40
cm
11x16
€
6,00
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L'autore
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L'autore
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Camillo Sangiovanni è
nato a Milano nel 1944. Contemporaneamente al lavoro ha frequentato
studi serali all’Accademia di Brera e successivamente si è laureato
in Scienze Politiche all’Università di Pavia.
Si è occupato di pubblicità, marketing, organizzazione industriale,
fino a dedicarsi alla direzione del personale presso un’azienda
internazionale.
Come poeta ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali;
molti dei suoi testi sono stati pubblicati su riviste e antologie.
Questa è la sua raccolta di esordio.
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I
testi |
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Una poesia di alta
intensità emotiva quella di Camillo Sangiovanni, tutta giocata su
precisione, brevità e concentrazione dei versi; il suo è un
linguaggio che tende all’esattezza attraverso un uso insistito della
definizione e della similitudine, con un utilizzo molto parco
dell’aggettivo, che in più testi è addirittura assente.
Questi versi, brevissimi ma mai franti ed anzi sempre ritmicamente
fluidi, si accendono di bellissime invenzioni verbali, di solito
collegate a verbi dal forte sapore espressionista, tesi come sono a
unificare due o più idee: ecco allora strisce sintagmatiche quali
«il miraggio / riappeso» (p. 5), «i castagni allombrano» (p. 6), «il
gran sole ... sluccica" (p. 18), «le luci ... sbrillano» (p. 27), o
quali «supplizio / svibrante» (p. 22), in cui l’enjambement,
che unisce e separa i due membri dell’allitterazione, sottolinea lo
straniamento operato sul significante, all’interno del quale vengono
compressi i due significati di “sfibrante” e “vibrare”.
Sono costrutti né casuali né costruiti per puro amore del gioco
linguistico, bensì funzionali a definire il mondo attraverso una
visione lirica centrata su un Io coinvolto emotivamente ma anche
intellettualmente, che analizza e stesso e quanto lo circonda: a un
gruppo di componimenti incentrati sul tuffo nell’Io («precipito /
dentro di me», p. 12) e sulla pura introspezione intimista, si
alternano infatti altri di più ampia apertura verso il mondo, in cui
spesso appare un Tu di tenore sentimentale, in cui il poeta si
«inabissa», o anche un’umanità altra, guardata con interesse e
partecipazione: un mondo che il poeta vorrebbe afferrare, ma che
«sfugge / dalle mani» come «sabbia fine, / [che] transita / come
solletico / tra le dita» (p. 8).
* * *
sabbia fine
mi sfugge
dalle mani
una sabbia fine,
transita
come solletico
tra le dita
e si regala
al vento
* * *
il senso
precipito
dentro di me
inaspettatamente
ansioso di trovarti:
anima
* * *
notte
notte
parallela
a rotaie,
le luci
sfilano
rincorrendosi
al limite
del buio
e sbrillano
lo sguardo
a vampe
minute
come tristizie
di pupille
rischiarate
all’attimo
e vagabonde
nei tuoi occhi
allagati
e senza
sponde
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Recensioni
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n.
251, gennaio-febbraio 2006
Pur essendo una
raccolta di esordio, Come solletico tra
le dita rivela già il sicuro possesso di una scaltrita
strumentazione poetica. D'altro canto, il suo autore Camillo Sangiovanni
(Milano, 1944), non è uno sprovveduto, ma approda alla lirica con un
vissuto professionale di esperto di pubblicità e di marketing:
attività che certo abituano a forzare la fluidità della parola fino
a darle la solidità dello strumento del potere, fino a farne mezzo
privilegiato di seduzione e di condizionamento.
Gli artifici della
poesia, dunque, ci sono tutti. C'è il gusto per neologismi che
travalicano le consuetudini linguistiche: i castagni che
allombrano, il sole che sluccica, le luci che
sbril-lano e persino un amore svibrante (significante che
nelle intenzioni dell'Autore vuole comprimere i significati di
"sfibrante" e "vibrante"). C'è l'ostentazione, un po' compiaciuta di
ossimori (le sere di sole; il respiro assente o presente),
allitterazioni (quest'aria acquea), sinestesie (incandescenze
scarlatte che rinascono alla magia della voce).
Tuttavia, ciò che ci
ha positivamente colpito è che, oltre questo sfavillio di mestiere,
nei versi di Camillo Sangiovanni c'è anche una straordinaria
sensibilità che riesce a farsi spazio e a trionfare con la forza
della propria semplicità comunicativa, portandoci al cuore di
emozioni autentiche.
Tra queste emozioni un
posto dominante ha il sentimento della fugacità delle cose, dei
sentimenti e della vita stessa."Scivolare", "transitare", "sfuggire"
sono i predicati ricorrenti; Sabbia fine il componimento che
meglio coniuga profondità del sentire e chiarezza comuni-cativa in
una similitudine di forte impatto emotivo: «mi sfugge / dalle mani /
una sabbia fine, / transita / come solletico / tra le dita / e si
regale / al vento». C'è poi l'amore, colto nella tensione della
precarietà e dell'assenza che incombe («rimani, / questo spazio / di
tempo / è il solo tempo, / rimani»), ma anche in tratti d'intensa
sensualità («percorrimi / lasciandoti / sfuggire / l'invadenza»).
In una raccolta di
liriche prevalentemente intimiste in cui l'Io poetico «in fuga da
sé... si inabissa» nel fondo degli occhi della persona amata, non
mancano versi che si aprono all'altro, al diverso per denunciarne
l'abbandono «in un'indifferenza / che strangola / il respiro». Ma
soprattutto ritorna più volte la riflessione sull'usura delle parole
in una società assordata da finte forme di comunicazione (Parole:
«annegano / le parole / in ciò / che non sanno / esprimere, /
salvale») e sulla necessità di salvare uno scambio autentico di
esperienze tra gli uomini (Pensiero: «che resti / frainteso /
il senso / è una / piccola morte / dedicata / al pensiero / estraneo
/ a sé»). [Raffaele Messina]
a. II, n. 5, gennaio-marzo 2006
Come solletico tra
le dita è di Camillo Sangiovanni. Una raccolta di esordio nella
quale s'intravedono qualità espressive interessanti ma giocate
troppo scopertamente. Sangiovanni ha delle belle invenzioni verbali
ma ha anche il vizio di una certa "catalogazione" che sterilizza
eccessivamente il dettato e lo pone in un'aura di dissolvenza che
scioglie tutto in ammiccamenti un po' fini a se stessi.
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Riconoscimenti
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Dello
stesso autore |
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Camillo Sangiovanni,
Rosso aperto |
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