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Prefazione
Il tema centrale di questa raccolta di Maximiliano
Morelli, dal titolo incisivo nella sua carica programmatica e a suo
modo pragmatica, è la solitudine. Ma non il banale concetto
di solitudine, lato ed abusato, bensì una solitudine che si
fa specchio, viatico e segno dell’assenza di comunicazione e
condivisione: in Ecco la notte «Ecco il
silenzio / che chiama a sé tutti quelli che passano / come
fossero i soli / gli unici / in grado di capire», un silenzio
dedito al meretricio che fa sentire tutti speciali e tutti annulla,
impedendo loro di condividere e discutere il proprio essere (dal
momento che qualsivoglia rapporto non può nutrirsi che di
differenze). Più avanti il silenzio con il quale talvolta si
cerca di ammantare un rapporto, o mascherare il nulla da dire, ha
«lo stesso peso dei sogni / e dei desideri
inespressi», condanna
all’incomunicabilità e all’isolamento,
all’inazione e al deterioramento del proprio io (momenti e
vite in cui, tragicamente, «dormire era l’unica
cosa che potessimo fare»).
In Pioggia è chiara
la frustrazione per il desiderio inesaudito di una pagina che sappia
dire il reale, ciò che «in fondo tutti diventiamo
[…] / prima o poi», e proporre quindi fondanti
motivi di condivisione, ma la poesia precedente già ha
sanzionato che il poeta, il quale addirittura si sente per un attimo
«popolo», non esiste «al di là
di questo mio silenzio / che li condanna». Allo stesso modo
un poco più avanti giornate di solitudine sembrano frustrare
anche la procreazione come dono di vita e germoglio di un nucleo umano,
rievocano amori impossibili e rendono vivido
«l’orrore del sopravvivere».
La ricetta che Morelli ci propone, non certo per
risorgere ma per fare un primo passo, è salvaguardare la
propria unità e complessità: nelle poesie
Dimentichi e Desiderio egli dice
chiaramente come inebriando il corpo ci si dimentichi del proprio io
attraversando «indenni / il sentiero tenebroso della
consapevolezza», una consapevolezza che è
chiaramente al centro di tutto, uno scudo contro il facile alibi di
troppo diffuse «assiomatiche fragilità»
(si veda, in A proposito di Notte fonda, la
distinzione tra “sentire” e
“ascoltare”).
Si affaccia allora il tema
dell’autoinganno. Non solo all’uomo è
impedito di raccontare: capita addirittura – la tortura, la
dittatura si fanno molto più sottili e temibili –
che egli inganni se stesso facendo quindi il gioco del
“nemico”: «Abbiamo raccontato storie
confuse e come sempre vi abbiamo creduto». In Arresi
si dice come chiedere uno sconto di pena, ossia chiedere che sia
rimossa parte della sofferenza, possa significare meritare una pena
eterna.
In barba ad ogni indefesso fanatismo
(«Non abbiamo fatto altro che guardare avanti / abbiamo
temuto il peccato e la lentezza / […] e spesso, per apatia,
/ ci siamo dimenticati di vivere») occorre insomma conservare
la massima elasticità pur puntellandosi a valori precisi i
quali, certo, non sono assoluti e garantiti, ma così
facendo, almeno, scommettere per la vita avrà un senso.
Sandro Montalto
* * *
Guerra
A volume zero discutono della guerra,
a volume zero è come se gridasse ognuno
la sua,
e il mio silenzio sembra irritarli,
anche se sono immagini,
solo immagini,
anche se io,
popolo,
non esisto
al di là di questo mio silenzio
che li condanna.
* * *
Dimentichi
Nelle notti in cui abbiamo inebriato il corpo
ci siamo dimenticati di noi stessi,
in quelle notti siamo passati incuranti sopra
l'anima
abbiamo attraversato indenni
il sentiero tenebroso della consapevolezza,
ci siamo guardati in volto, poi
in quelle notti,
senza riconoscerci
un'insolita brutalità ci ha trascinato
al fondo
senza nulla da dire,
senza parole,
al buio più assoluto.
* * *
A proposito di Notte fonda
Tu quale sei? Chiede mia moglie.
A volte il primo: quello che consuma le tenebre
sentendo le voci,
a volte il secondo: quello che soffre
ascoltando le voci.
* * *
Tormento
Sento la minaccia del non esserci,
del vivere separato,
mentre continuate nella vostra fiacchezza
nei vostri incontri non più occasionali,
negli sguardi e nelle voci
che io non posso cogliere.
Riconosco la minaccia della solitudine
e mi angoscio la notte
tormentato dalla visione di una tragica fine
per un bambino
che ancora deve nascere.
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