i libri

Luca Mingioni

40 poesie

ISBN 88-7536-026-X

2005

pp. 56

cm 12x21

€ 8,00

 

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L'autore

Luca Mingioni è nato e vive a Nùoro, dove sta conseguendo la laurea specialistica in programmazione e gestione delle politiche dei servizi sociali.
Nel luglio del 2002 il quotidiano L’Unione Sarda ha pubblicato due suoi racconti brevi; nel 2004 ha vinto il primo premio del concorso letterario nazionale “Mariuccia Ruju Dessy”, sezione poesia adulti.

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I testi

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Una voce risentita e a tratti di orgoglioso rifiuto, quella di Luca Mingioni; innervata da una sintassi quasi del tutto nominale, che si accolla quindi l’onere ma anche l’onore di definire e dire in una sostanziale immobilità degli avvenimenti, è la voce di un Io solitario (come il corbezzolo di p. 40), la quale vorrebbe identificare la preziosa singolarità dell’individuo dalla folla anonima, «sperduta in un formicaio» (p. 19), «braccat[a] e circondat[a]» e quindi in «opposizione costante» (p. 11); il tentativo, però, è destinato a restare un urlo titanico che non sfocia in voce e naufraga nel silenzio: quello che fa da refrain a Comunicazione (p. 22), o quello del goleador, un «fantasista» senza «né forza né più voglia», che neppure gioisce della rete (p. 49). La lezione ultima, insomma, proviene dal raggelante proclama «immobilità e silenzio, / questo è il mio senso» (p. 8).

 

Mauro Ferrari

 

 

* * *

 

Eufonia

 

 

Il pianoforte sussurra.

Morbidi accordi distanziati

a dilatare sguardi fissati.

Polsi indolenziti ma stanchi mai

a reggere dieci dita nervose,

una dopo l’altra,

sfiorando l’avorio ritagliato.

 

Nell’espansione di petto gioente

melodia pitturata di bianco

e gradita sorpresa

una tromba

posata parallela ai flussi d’incanto.

 

Unisono espressionista

per spontaneo duetto,

nella sera strega ammutolita

cenni da uomo completo

e nei fiocchi cristalli

l’indice che s’infila col calore,

sciogliendo l’acqua,

appagato.

 

* * *

 

Le storie

 

 

La pace è complessa se la contesa è vitale.

La storia non c’entra.

Restano disegni d’ogni singolo,

con le mani antartiche

e le tasche

scavate.

Pesto strade bianche

e non posso

non sollevare

la polvere,

quella a color di deserto,

quella che sbuffa d’allergia

e quella che si posa

dopo i volteggi dei secondi diluiti.

I paladini sono anche profeti.

I presagi d’apocalisse li scoprono le unghie,

sciupate dal troppo grattare

eppure unite ancora a carne viva,

e non c’è osanna bramoso

se non la cedevole smania

che la mente vellutata

teneramente si concede.

 

* * *

 

Stagioni

 

 

Ho passato l’estate

a rincorrere lo spettro spaurito

d’anima annerita,

passerò l’inverno a scrivere di lei

e pazienza

se non vorrà ascoltare.

 

Il pasto oggi è il viso dimenticato,

visto per caso al semaforo,

lì ignorato ed ora,

col riflesso del gambero,

rimpianto.

 

Sdraiato su terra di primavera,

fra succo trifoglio e solletico coleottero,

cerco il contatto teso a procacciare alimento

ma non sono riccio

e non ho aculei

e raccolto, infine,

m’addormento,

nella mistica sera adunante

insapore d’autunno.

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Recensioni

 23 maggio 2005 [Giovanni Nuscis]  leggi

Riconoscimenti

Primo premio del Concorso letterario nazionale “Mariuccia Ruju Dessy” 2004, sezione poesia adulti.

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