i libri

Walter Gonella

Un sindacato,

una città

 

La Camera del Lavoro

di Asti dalla Liberazione

all'autunno caldo

 

ISRAT

 

2006

ISBN 88-89523-08-5

pp. 120

cm 15x21

€ 10,00

 

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Gli autori

Walter Gonella, laureato in Lettere all’Università di Torino con Aldo Agosti, bibliotecario, ricercatore dell’ISRAT, ha pubblicato saggi sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano.

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I testi

 

Prefazione


La storia di una Camera del lavoro è un’impresa complessa che, soprattutto alla luce degli orientamenti della odierna storiografia, chiama in causa numerosi elementi e nessi polivalenti: dalla più immediata riflessione sulla collocazione geografica ed economica dei luoghi interessati alle più articolate analisi sulle componenti culturali, alle riflessioni sulla identità del lavoratore e sulla cangiante natura dell’attività stessa cui è chiamato. Non tutte le domande – sarà bene dirlo subito – trovano risposta in questo studio. Ma sono le ragioni stesse di questa assenza a dare sostanza e vigore alla ricerca, che gli interrogativi ha lasciato aperti; e che non li ha soffocati nel mare di spiegazioni e ricostruzioni assolute.
Questa ricerca si fonda saldamente sulla ricognizione delle fonti disponibili negli archivi dell’organizzazione sindacale locale e sulla lettura analitica attenta delle pagine dei giornali dell’epoca. In questo sta il suo valore e qui risiede anche la ragione delle scelte interpretative.
La storia di una Camera del lavoro attraverso le parole stesse dei suoi documenti traccia una sorta di autobiografia appassionata che fa riaffiorare motivi e delusioni profondamente radicati nella memoria dei protagonisti e in quella di tanti che la vicenda l’hanno appresa di seconda mano. Soprattutto perché gli anni su cui si distende la vicenda sono quelli che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale agli sconvolgimenti degli anni ’60. Quando si realizza un cambiamento culturale profondo, più importante che non le grida dei cortei studenteschi, e che investe e in parte – ma solo in parte – mette in discussione i caratteri di fondo di una società intimamente sorda a ogni rinnovamento.
È difficile oggi guardare ai ventitre anni seguenti all’insurrezione del 25 aprile senza proiettare su quella storia i parametri che nascono dalle lotte dell’autunno caldo del 1969; senza essere portati a condividere di quella classe operaia la rivendicazione di un salario adeguato alle esigenze della sua vita e della dignità sul luogo di lavoro, secondo gli orientamenti dettati da una rinnovata coscienza che andava conquistando in quegli ultimi anni ’60 non solo saldezza e coraggio, ma anche consensi al di là dei suoi naturali confini. Queste richieste erano cadute, per tutto il lungo dopoguerra italiano, nel pantano di una società corporativa, uscita dal fascismo senza comprendere né l’orrore di cui era stata corresponsabile né la miseria della sua struttura sociale, l’egoismo delle sue classi dirigenti, dei ceti privilegiati, delle solidarietà di corporazioni e di ordini, su cui il fascismo aveva costruito il proprio successo (forse più che con i riti della nuova politica). E la risposta della società e delle politica si era appunto modulata secondo quei caratteri etici, puntando alla demonizzazione di chiunque attentasse al privilegio o comunque rivendicasse un ruolo non subalterno nella nuova Italia repubblicana.
La tragedia del proletariato italiano e la tragedia stessa del gracile, asfittico sviluppo italiano sta probabilmente molto più in queste condizioni che non nella divisione politica della guerra fredda o negli anatemi dell’estremismo reazionario. E tuttavia la guerra fredda e le sue reciproche scomuniche furono la forma attraverso cui i contemporanei avvertirono la portata del conflitto sociale in Italia e furono la strettoia attraverso cui dovettero passare i tentativi di rompere il reciproco assedio.
Lo sguardo dell’autore della ricerca indugia quindi nel seguire i moti di ribellione, le rivendicazioni economiche e le richieste di libertà politica lungamente disattese. La tensione conflittuale appare per tanti aspetti molto alta, per certi versi parrebbe quasi più esasperata nella piccola Asti che non in altri centri operai della stessa Italia settentrionale.
Isola industrializzata in un contesto contadino, Asti, fin dagli anni della crisi del fascismo, aveva espresso richieste operaie a cui i socializzatori della Repubblica Sociale avevano tentato di dare una risposta demagogica e violenta con la propaganda anticapitalista di periodici come il locale “Asti repubblicana” e, più tardi, il torinese “La Riscossa”. La difficoltà di reperire documenti locali (o più probabilmente il fatto che essi non esistano perché la prudenza cospirativa consigliava di lasciare poche tracce scritte) non consentono di andare oltre le testimonianze dei protagonisti maggiori. Gli inizi e i primi sviluppi della mobilitazione antifascista e la successiva vicenda resistenziale sono rivisti dal punto di vista del partito – quello comunista – che della classe operaia aveva assunto la rappresentanza in chiave bolscevica dapprima e poi con l’obiettivo del partito di massa. La presenza dei fascisti repubblicani e il loro tambureggiare sui temi della rivoluzione sociale, sia pure nei termini “plebei” loro propri, ci segnala comunque l’intensità delle rivendicazioni e delle aspettative.

[...]

È una complessa ricerca, insomma, caratterizzata da un grande impegno dedicato alle fonti e alla loro analisi; e soprattutto da un’adesione simpatetica fortissima con l’oggetto dello studio. La capacità di trasmettere il senso delle sofferenze e delle passioni che hanno segnato la storia di questa Camera del lavoro e degli operai che ad essa hanno fatto riferimento è un dato prezioso, non sempre diffuso nella storiografia del movimento operaio, che troppo spesso si nutre di formule e di stereotipi. E c’è infine, oltre la capacità e il valore dello studioso, l’importanza dei problemi che si intravedono sullo sfondo: dal rapporto tra la città e la campagna, alle modulazioni del rapporto lavorativo tra industria e agricoltura, all’educazione e lo stile politico nei partiti del dopoguerra, alla genesi e alla collocazione delle organizzazioni di matrice cattolica.
Sono panorami che si colgono fuggevolmente nella narrazione sempre densa e concentrata: sono componenti, per ora solo intuibili, dell’autobiografia della classe operaia di Asti. Sulle quali proprio dalle acquisizioni offerte da questa vivace ricerca può muovere, io mi auguro, la possibilità di una nuova e più ampia riflessione comparativa con altre realtà e altri approcci storiografici.

 

Luigi Ganapini

 

* * *

 

PREFAZIONE di Luigi Ganapini


INTRODUZIONE

CAPITOLO I - TRA GUERRA E RESISTENZA
1. L’economia astigiana alla vigilia della seconda guerra mondiale
2. La riscossa operaia: dal marzo ’43 alla Liberazione
3. La Resistenza: campagne e città
4. La Resistenza in città

CAPITOLO II - LA RINASCITA DEL SINDACATO
1. La costruzione della Cdl
2. La Cgil: centralismo organizzativo e contrattuale
3. I Consigli di gestione
4. La costruzione della Cdl: alcuni dati
5. Il I congresso unitario della Cdl (26-27 aprile 1947)

CAPITOLO III - LA COLLABORAZIONE:
DALLA RICOSTRUZIONE ALLA SCISSIONE SINDACALE
1. 1945-1948: le lotte operaie
2. «Hanno sparato a Togliatti»
3. La scissione

CAPITOLO IV - GLI ANNI DURI
1. Dopo la rottura sindacale
2. Il II congresso della Cdl (4 settembre 1949)
3. Il Piano del lavoro
4. La sconfitta operaia
5. Sconfitta, riflessione, autocritica
6. Costruttori e distruttori
7. Le Commissioni interne


CAPITOLO V - LOTTE OPERAIE E DIBATTITO SINDACALE NEI LUNGHI ANNI CINQUANTA
1. Una lenta ripresa
2. Dalla guerra di movimento alla guerra di posizione
3. Le lotte di difesa
4. Il III congresso della Cdl (11-12 ottobre 1952)
5. Dalla legge truffa all’accordo truffa
6. Il IV congresso della Cdl (27 novembre 1955)
7. La ripresa delle lotte
8. «Grida vendetta al cuore di Dio negare la giusta paga all’operaio». La vertenza Sisa
9. Il V congresso della Cdl (25-27 marzo 1960)
10. Un minuto in più del padrone. La vertenza Vetreria

CAPITOLO VI - IL MIRACOLO ECONOMICO
1. Un miracolo astigiano?
2. La condizione operaia negli anni del boom
3. Continuità e rotture

CAPITOLO VII - GLI ANNI DELLA SVOLTA
1. La congiuntura
2. Il VI congresso della Cdl (20-21 marzo 1965)
3. Qualcosa si muove
4. Un’autonomia difficile
5. La crisi delle Ferriere Ercole
6. Da produttori a sfruttati
7. Il Sessantotto: alcune considerazioni
8. L’anno degli studenti
9. Gli anni degli operai
10. Il VII congresso della Cdl (17-18 maggio 1969)

CONCLUSIONI
 

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