i libri

AA.VV.

Socialismi

e libertà

 

Giacomo Matteotti

tra antifascismo

e democrazia

 

a cura di

William Bonapace

 

ISRAT

 

2006

ISBN 88-89523-08-5

pp. 120

cm 15x21

€ 10,00

 

Gli autori

I testi

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Gli autori

Stefano Caretti, docente di Storia Contemporanea presso l'Università di Siena

Marco Brunazzi, docente di Storia Contemporanea presso l'Università di Bergamo

Marco Scavino, docente a contratto di Storia Contemporanea presso l’Università di Torino

Antonio Landolfi, docente di Economia presso l'Università LUISS di Roma

Michelangelo Bovero, docente di Filosofia della Politica presso l'Università di Torino

Ermanno Vitale, docente di Filosofia della Politica presso l'Università di Sassari

William Bonapace, docente comandato presso l'istituto per la storia della Resistenza e la società conteporanea in provincia di Asti

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I testi

 

Prefazione


A ottant’anni dall’omicidio di Giacomo Matteotti perché parlare ancora di quell’atto criminoso e perché ricordare la figura del leader socialista, nonostante gli si debba riconoscere un’indiscussa nobiltà morale? Non è forse vero che, in fondo, di quella vicenda ormai si sa ogni cosa, mentre da quel lontano 1924 tutto è cambiato: l’Italia, il mondo, i soggetti sociali e quelli politici così come le coordinate storico culturali per lungo tempo ritenute intramontabili e che sembrano essere svanite nel nulla nel giro di pochi anni?
A queste perplessità certamente una risposta immediata non può che essere quella secondo cui Matteotti, essendo stato una personalità di rilievo del nostro patrimonio democratico, ha a che fare con la nostra storia e la nostra memoria collettiva, e per tanto merita di essere ricordato. Eppure, anche questa risposta rischia di essere banale, quasi scontata e in fondo retorica, conforme al nostro tempo pericolosamente piegato alle manifestazioni genericamente “bipartisan”, come si usa dire, in cui eventi e personaggi perdono spessore e dimensione storico-esistenziale per divenire pure immagini indolori. Ma questo non è il nostro caso.
Affermare e ricordare che il leader socialista assassinato nel ’24 è una delle componenti essenziali del nostro patrimonio politico e culturale intende essere una dichiarazione politica culturale che comprende allo stesso tempo un monito e una preoccupazione, così come una sfida e una riproblematizzazione del nostro passato e del nostro presente. Matteotti dal nostro punto di vista, infatti, ha a che fare con il contesto attuale segnato dalla crisi e dall’indebolimento delle istituzioni democratiche e dagli affanni di un pensiero politico socialista e democratico che ha difficoltà a rinnovarsi pur mantenendo solidi gli ideali di giustizia sociale e vivi i rapporti con il proprio passato e con la propria tradizione, non sempre elaborati adeguatamente e troppo spesso dimenticati o, nei casi peggiori, rimossi.
Può essere interessante a questo proposito osservare come, nel corso del secolo passato, il nostro paese, e in particolare le forze politiche di ispirazione socialista, si siano occupati del lontano dirigente del Polesine. Ciò che colpisce è constatare che l’unico vero aspetto su cui si sia concentrata l’attenzione è stato il suo atto di coraggio civile pagato a caro prezzo, trasformando poi lo stesso Matteotti in una semplice icona, mentre scarso è stato l’interesse rivolto al suo contributo teorico e politico da lui portato al pensiero e all’azione socialista. Considerazioni queste ultime fortemente sostenute da Stefano Caretti nel saggio pubblicato nel presente volume, in cui afferma che, nonostante il segretario del PSU fosse presto divenuto, a seguito del delitto di cui fu vittima, un mito della lotta internazionale contro il fascismo e i fascismi, poco o nulla si è fatto sotto l’aspetto storiografico e scientifico, ieri come oggi, per andare a fondo del suo pensiero e della sua opera, con la conseguenza di aver lasciato da parte temi e questioni che curiosamente proprio negli ultimi tempi hanno ritrovato una rilevanza culturale e politica nella sinistra in fase di ridefinizione del suo patrimonio ideale. Situazione quasi paradossale oggi, proprio quando le vecchie contrapposizioni tra rivoluzionari e riformisti sono drasticamente venute meno, mentre la necessità di riprendere a riflettere sull’identità di quest’area politica e uscire dalle secche ideologiche o dai generici richiami ad un astratto “liberalismo” è un’esigenza sentita da molti. Non crediamo fuori luogo in questo nostro ragionamento il monito e la perplessità di Norberto Bobbio quando, in riferimento alle posizioni sostenute da molti dirigenti post comunisti alla fine del secolo scorso, scrisse: «Avrei preferito... che invece di lasciarsi sedurre dalla riproposizione della “rivoluzione liberale”, quando ormai tutti erano diventati liberali e naturalmente in primo luogo gli avversari, risollevassero la bandiera della “giustizia sociale” che era stata quella sotto la quale avevano percorso una lunga strada milioni e milioni di uomini e donne che avevano fatto la storia del socialismo».
In questo senso quindi ritornare alla figura del leader assassinato vuol dire contribuire a far conoscere la ricchezza della sua personalità e del suo pensiero e riallacciare i fili di un discorso, quello dell’intreccio tra lotta sociale e difesa della democrazia, che attraverso la storia del novecento continuano ad interrogare le nostre società in cui ancora una volta la precarietà sociale e lo svuotamento degli istituti democratici ritrovano ascolto e inquietante legittimità.
Discorso più attuale che mai nel nostro paese in cui «la situazione è peggiore che in altre parti del mondo sedicente civile e sviluppato» a causa del contesto nostrano fatto di revisionismi cialtroni, di falsi liberali e di derive autoritarie. Sembra quasi che «l’Italia (sia) gravata da un disvalore aggiunto. Quasi un destino, una vocazione» afferma giustamente a questo proposito, Michelangelo Bovero nel suo intervento in cui insiste su quello che lui definisce «opposizione radicale» quale unica e necessaria azione politica, ieri come oggi, di fronte al potere che si fa regime.

[...]

 

William Bonapace

 

* * *

 

SEZIONE I

LA FIGURA E L’OPERA DI MATTEOTTI NELLA SINISTRA ITALIANA
di Stefano Caretti

IL SOCIALISMO RIFORMISTA IN ITALIA AGLI INIZI DEL SECOLO XX
di Marco Scavino

L’ANTIFASCISMO DELLE ORIGINI
di Marco Brunazzi


SEZIONE II

LIBERALSOCIALISMO. UN PERCORSO TRA SOCIALISMO RIFORMISTA
E LIBERALISMO PROGRESSISTA
di Antonio Landolfi

SOCIALISMO LIBERALE E OPPOSIZIONE RADICALE
di Michelangelo Bovero

MATTEOTTI “EROE” GOBETTIANO
di Ermanno Vitale
 

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