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Stefano Caretti, docente di Storia
Contemporanea presso l'Università di Siena
Marco Brunazzi, docente di Storia Contemporanea presso
l'Università di Bergamo
Marco Scavino, docente a contratto di Storia Contemporanea presso
l’Università di Torino
Antonio Landolfi, docente di Economia presso l'Università
LUISS di Roma
Michelangelo Bovero, docente di Filosofia della Politica presso
l'Università di Torino
Ermanno Vitale, docente di Filosofia della Politica presso
l'Università di Sassari
William Bonapace, docente comandato presso l'istituto per la storia
della Resistenza e la società conteporanea in provincia di
Asti
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Prefazione
A ottant’anni dall’omicidio di Giacomo Matteotti
perché parlare ancora di quell’atto criminoso e
perché ricordare la figura del leader socialista, nonostante
gli si debba riconoscere un’indiscussa nobiltà
morale? Non è forse vero che, in fondo, di quella vicenda
ormai si sa ogni cosa, mentre da quel lontano 1924 tutto è
cambiato: l’Italia, il mondo, i soggetti sociali e quelli
politici così come le coordinate storico culturali per lungo
tempo ritenute intramontabili e che sembrano essere svanite nel nulla
nel giro di pochi anni?
A queste perplessità certamente una risposta immediata non
può che essere quella secondo cui Matteotti, essendo stato
una personalità di rilievo del nostro patrimonio
democratico, ha a che fare con la nostra storia e la nostra memoria
collettiva, e per tanto merita di essere ricordato. Eppure, anche
questa risposta rischia di essere banale, quasi scontata e in fondo
retorica, conforme al nostro tempo pericolosamente piegato alle
manifestazioni genericamente “bipartisan”, come si
usa dire, in cui eventi e personaggi perdono spessore e dimensione
storico-esistenziale per divenire pure immagini indolori. Ma questo non
è il nostro caso.
Affermare e ricordare che il leader socialista assassinato nel
’24 è una delle componenti essenziali del nostro
patrimonio politico e culturale intende essere una dichiarazione
politica culturale che comprende allo stesso tempo un monito e una
preoccupazione, così come una sfida e una
riproblematizzazione del nostro passato e del nostro presente.
Matteotti dal nostro punto di vista, infatti, ha a che fare con il
contesto attuale segnato dalla crisi e dall’indebolimento
delle istituzioni democratiche e dagli affanni di un pensiero politico
socialista e democratico che ha difficoltà a rinnovarsi pur
mantenendo solidi gli ideali di giustizia sociale e vivi i rapporti con
il proprio passato e con la propria tradizione, non sempre elaborati
adeguatamente e troppo spesso dimenticati o, nei casi peggiori,
rimossi.
Può essere interessante a questo proposito osservare come,
nel corso del secolo passato, il nostro paese, e in particolare le
forze politiche di ispirazione socialista, si siano occupati del
lontano dirigente del Polesine. Ciò che colpisce
è constatare che l’unico vero aspetto su cui si
sia concentrata l’attenzione è stato il suo atto
di coraggio civile pagato a caro prezzo, trasformando poi lo stesso
Matteotti in una semplice icona, mentre scarso è stato
l’interesse rivolto al suo contributo teorico e politico da
lui portato al pensiero e all’azione socialista.
Considerazioni queste ultime fortemente sostenute da Stefano Caretti
nel saggio pubblicato nel presente volume, in cui afferma che,
nonostante il segretario del PSU fosse presto divenuto, a seguito del
delitto di cui fu vittima, un mito della lotta internazionale contro il
fascismo e i fascismi, poco o nulla si è fatto sotto
l’aspetto storiografico e scientifico, ieri come oggi, per
andare a fondo del suo pensiero e della sua opera, con la conseguenza
di aver lasciato da parte temi e questioni che curiosamente proprio
negli ultimi tempi hanno ritrovato una rilevanza culturale e politica
nella sinistra in fase di ridefinizione del suo patrimonio ideale.
Situazione quasi paradossale oggi, proprio quando le vecchie
contrapposizioni tra rivoluzionari e riformisti sono drasticamente
venute meno, mentre la necessità di riprendere a riflettere
sull’identità di quest’area politica e
uscire dalle secche ideologiche o dai generici richiami ad un astratto
“liberalismo” è un’esigenza
sentita da molti. Non crediamo fuori luogo in questo nostro
ragionamento il monito e la perplessità di Norberto Bobbio
quando, in riferimento alle posizioni sostenute da molti dirigenti post
comunisti alla fine del secolo scorso, scrisse: «Avrei
preferito... che invece di lasciarsi sedurre dalla riproposizione della
“rivoluzione liberale”, quando ormai tutti erano
diventati liberali e naturalmente in primo luogo gli avversari,
risollevassero la bandiera della “giustizia
sociale” che era stata quella sotto la quale avevano percorso
una lunga strada milioni e milioni di uomini e donne che avevano fatto
la storia del socialismo».
In questo senso quindi ritornare alla figura del leader assassinato
vuol dire contribuire a far conoscere la ricchezza della sua
personalità e del suo pensiero e riallacciare i fili di un
discorso, quello dell’intreccio tra lotta sociale e difesa
della democrazia, che attraverso la storia del novecento continuano ad
interrogare le nostre società in cui ancora una volta la
precarietà sociale e lo svuotamento degli istituti
democratici ritrovano ascolto e inquietante legittimità.
Discorso più attuale che mai nel nostro paese in cui
«la situazione è peggiore che in altre parti del
mondo sedicente civile e sviluppato» a causa del contesto
nostrano fatto di revisionismi cialtroni, di falsi liberali e di derive
autoritarie. Sembra quasi che «l’Italia (sia)
gravata da un disvalore aggiunto. Quasi un destino, una
vocazione» afferma giustamente a questo proposito,
Michelangelo Bovero nel suo intervento in cui insiste su quello che lui
definisce «opposizione radicale» quale unica e
necessaria azione politica, ieri come oggi, di fronte al potere che si
fa regime.
[...]
William Bonapace
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SEZIONE I
LA FIGURA E L’OPERA DI MATTEOTTI NELLA SINISTRA ITALIANA
di Stefano Caretti
IL SOCIALISMO RIFORMISTA IN ITALIA AGLI INIZI DEL SECOLO XX
di Marco Scavino
L’ANTIFASCISMO DELLE ORIGINI
di Marco Brunazzi
SEZIONE II
LIBERALSOCIALISMO. UN PERCORSO TRA SOCIALISMO RIFORMISTA
E LIBERALISMO PROGRESSISTA
di Antonio Landolfi
SOCIALISMO LIBERALE E OPPOSIZIONE RADICALE
di Michelangelo Bovero
MATTEOTTI “EROE” GOBETTIANO
di Ermanno Vitale
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