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«Voglio fare il
sasso», questa la frase che ormai ripeteva da anni un
po’ per entrare meglio nella parte e un po’
divertire gli altri.
Sally si era trovata il giusto ruolo per il paesaggio che ormai vedeva
dentro se: terra arida.
Non sapendo se questa percezione interna fosse reale o solamente una
proiezione difensiva, si fece vivere dalla vita per un po’,
sfiorando appena chi o cosa le capitava accanto, protetta dalla
rassicurante consapevolezza che essendo ormai morta dentro non avrebbe
sofferto più. A volte, ma a solo a volte, le capitava di
provare delle fastidiose, ammiccanti emozioni che turbavano il suo
equilibrio, facilmente recuperato attraverso un fuggevole sguardo al
passato: «Sì! Sì! Lo so! Sono la
classica donna ferita con un passato neanche tanto sconvolgente... per
gli altri!». Se oggi si ritrovava
nell’immobilità più assoluta lo doveva
al dolore che aveva provato ad ogni caduta, ad ogni battuta
d’arresto nella corsa verso quella che credeva fosse la
strada giusta per la sua vita. Già la ricerca della strada
era un affare abbastanza difficile, giusta poi...
Aveva da poco letto un romanzo nel quale una donna aveva il suo stesso
problema, diciamo di urbanistica, la quale attribuiva un significante
ruolo anche ai crocevia e alle piazze. Ecco le piazze. Perfetto.
Lì un sasso ci starebbe d’incanto, poi, non per
presunzione, ma non era neanche un sasso qualunque: non brutto,
abbastanza articolato, poco sfumato ma colorato a tinte forti. Certo in
una piazza c’è gente che passa,
c’è vita, c’è
umanità e questo era l’unico punto debole di tutta
la struttura che si stava creando nella sua mente.
La sua umanità stava sfiorendo, non più irrorata
dalle sue emozioni era avvizzita e di tutto il gran casino che aveva
sepolto dentro sé, era l’unica cosa che le mancava.
Il telefono le vibrò in tasca; sorrise guardando sul display
chi la stava chiamando.
«Ciao Baffo, hai ancora il mio profumo che ti solletica il
naso?»
«Proprio per questo stavo ancora pensando a te. Se stasera
non sei impegnata ti va di uscire?»
«Volentieri! Ma non dovevamo muoverci con
gradualità? Due sere di seguito può essere
pericoloso!»
«Lo sai che sono un ex militare pronto alla
guerriglia...»
Mentre si preparava Sally rifletteva sul suo modo di dialogare che era
costantemente provocatorio: con gli uomini teso all’incontro
sessuale puro e semplice, con gli altri era la ricerca dello scontro
perché solo così riusciva a tirare fuori la sua
rabbia repressa.
«Il vestito nero lungo è troppo e ancora non so se
lo merita, meglio un jeans e sopra una bella scollatura». La
scelta dell’abbigliamento ad un appuntamento è un
fatto estremamente elaborato per una donna: bisogna in pochi oggetti
trasmettere una intenzione che, in quanto tale, non è detto
che sia l’annuncio di un programma. Prendiamo in esame questo
appuntamento: la donna, dai segnali del precedente appuntamento,
potrebbe aver intuito la possibilità di un incontro
piacevole e quindi decidere di vestirsi in modo sensuale per comunicare
le proprie intenzioni. Ma se durante la cena l’uomo dice o fa
qualcosa che disattende le aspettative? Non considerando le infinite
possibilità di un non incontro mentale,
c’è tutta la gestualità a tavola che
mette in seria difficoltà la piena consumazione
dell’incontro: potrebbe concentrasi troppo sul cibo o peggio
ancora mangiare voracemente come se il povero fosse affamato
(è ora di cena!). «Te lo immagini a letto uno
così, niente preliminari, dieci minuti tutto
finito». Oppure il contrario: ti guarda come se volesse te
nel piatto. «E se fosse un maniaco?». In questa
situazione l’abito diventa imbarazzante perché
l’ intento della donna è cambiato e ora vuole
essere riaccompagnata presto a casa: «Sai domani devo alzarmi
presto».
Se invece si è presentata all’incontro con un
abbigliamento castigato, probabilmente era molto scettica
sull’evoluzione della serata. Ma se durante la cena
cominciasse a notare il movimento elegante delle mani del suo cavaliere
(immaginandole capaci di esplorare pazientemente il suo corpo)? A
questo punto la donna si pentirebbe di non aver indossato quel
delizioso completino intimo di pizzo, di non aver sbottonato la
camicetta e mostrato con orgoglio il proprio
décolleté.
Dice l’adagio che il giusto è nel mezzo e quindi
ecco la scelta di Sally: sportiva sotto e sexy sopra, non si sa mai!
Guardandosi allo specchio notava, quasi con fastidio, che il suo
aspetto fisico mostrava un’età diversa da quella
che si sentiva sulle spalle: giovanile, asciutto e, con
l’abbigliamento giusto, anche provocante. Anche il viso non
lasciava che la sua anima, stanca ed avvizzita, emergesse e, nonostante
i suoi trentott’anni, né rughe, né
macchie particolari segnavano il suo volto. Ad osservarlo bene i
lineamenti erano un po’ contratti, si notava dalle labbra che
già sottili di loro, in alcuni momenti sparivano
completamente da quanto riusciva a serrarle. Solo lo sguardo scuro e
penetrante si era arricchito di una venatura di dolore che a detta
degli altri, invece di allontanare attraeva ulteriormente facendo
scattare negli altri occhi che incontrava la molla
dell’«io ti consolerò!».
Comportamento questo estremamente provocatorio per Sally:
«Non capisco proprio: cosa li fa supporre che io
soffra?»
[...]
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