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Eleonora Marconi

Voglio fare il sasso

2007

ISBN 978-88-7536-115-0

pp. 56

cm 11x16

€ 10,00

 

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Eleonora Marconi è nata a Roma nel 1958.

Dopo aver partecipato al Concorso letterario “In poche parole”, esordisce con questo racconto breve.

Voglio fare il sasso è la storia autobiografica delle emozioni, non degli eventi, che hanno caratterizzato i primi trent’anni di vita dell’autrice.

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I testi

«Voglio fare il sasso», questa la frase che ormai ripeteva da anni un po’ per entrare meglio nella parte e un po’ divertire gli altri.
Sally si era trovata il giusto ruolo per il paesaggio che ormai vedeva dentro se: terra arida.
Non sapendo se questa percezione interna fosse reale o solamente una proiezione difensiva, si fece vivere dalla vita per un po’, sfiorando appena chi o cosa le capitava accanto, protetta dalla rassicurante consapevolezza che essendo ormai morta dentro non avrebbe sofferto più. A volte, ma a solo a volte, le capitava di provare delle fastidiose, ammiccanti emozioni che turbavano il suo equilibrio, facilmente recuperato attraverso un fuggevole sguardo al passato: «Sì! Sì! Lo so! Sono la classica donna ferita con un passato neanche tanto sconvolgente... per gli altri!». Se oggi si ritrovava nell’immobilità più assoluta lo doveva al dolore che aveva provato ad ogni caduta, ad ogni battuta d’arresto nella corsa verso quella che credeva fosse la strada giusta per la sua vita. Già la ricerca della strada era un affare abbastanza difficile, giusta poi...
Aveva da poco letto un romanzo nel quale una donna aveva il suo stesso problema, diciamo di urbanistica, la quale attribuiva un significante ruolo anche ai crocevia e alle piazze. Ecco le piazze. Perfetto. Lì un sasso ci starebbe d’incanto, poi, non per presunzione, ma non era neanche un sasso qualunque: non brutto, abbastanza articolato, poco sfumato ma colorato a tinte forti. Certo in una piazza c’è gente che passa, c’è vita, c’è umanità e questo era l’unico punto debole di tutta la struttura che si stava creando nella sua mente.
La sua umanità stava sfiorendo, non più irrorata dalle sue emozioni era avvizzita e di tutto il gran casino che aveva sepolto dentro sé, era l’unica cosa che le mancava.
Il telefono le vibrò in tasca; sorrise guardando sul display chi la stava chiamando.
«Ciao Baffo, hai ancora il mio profumo che ti solletica il naso?»
«Proprio per questo stavo ancora pensando a te. Se stasera non sei impegnata ti va di uscire?»
«Volentieri! Ma non dovevamo muoverci con gradualità? Due sere di seguito può essere pericoloso!»
«Lo sai che sono un ex militare pronto alla guerriglia...»
Mentre si preparava Sally rifletteva sul suo modo di dialogare che era costantemente provocatorio: con gli uomini teso all’incontro sessuale puro e semplice, con gli altri era la ricerca dello scontro perché solo così riusciva a tirare fuori la sua rabbia repressa.
«Il vestito nero lungo è troppo e ancora non so se lo merita, meglio un jeans e sopra una bella scollatura». La scelta dell’abbigliamento ad un appuntamento è un fatto estremamente elaborato per una donna: bisogna in pochi oggetti trasmettere una intenzione che, in quanto tale, non è detto che sia l’annuncio di un programma. Prendiamo in esame questo appuntamento: la donna, dai segnali del precedente appuntamento, potrebbe aver intuito la possibilità di un incontro piacevole e quindi decidere di vestirsi in modo sensuale per comunicare le proprie intenzioni. Ma se durante la cena l’uomo dice o fa qualcosa che disattende le aspettative? Non considerando le infinite possibilità di un non incontro mentale, c’è tutta la gestualità a tavola che mette in seria difficoltà la piena consumazione dell’incontro: potrebbe concentrasi troppo sul cibo o peggio ancora mangiare voracemente come se il povero fosse affamato (è ora di cena!). «Te lo immagini a letto uno così, niente preliminari, dieci minuti tutto finito». Oppure il contrario: ti guarda come se volesse te nel piatto. «E se fosse un maniaco?». In questa situazione l’abito diventa imbarazzante perché l’ intento della donna è cambiato e ora vuole essere riaccompagnata presto a casa: «Sai domani devo alzarmi presto».
Se invece si è presentata all’incontro con un abbigliamento castigato, probabilmente era molto scettica sull’evoluzione della serata. Ma se durante la cena cominciasse a notare il movimento elegante delle mani del suo cavaliere (immaginandole capaci di esplorare pazientemente il suo corpo)? A questo punto la donna si pentirebbe di non aver indossato quel delizioso completino intimo di pizzo, di non aver sbottonato la camicetta e mostrato con orgoglio il proprio décolleté.
Dice l’adagio che il giusto è nel mezzo e quindi ecco la scelta di Sally: sportiva sotto e sexy sopra, non si sa mai!
Guardandosi allo specchio notava, quasi con fastidio, che il suo aspetto fisico mostrava un’età diversa da quella che si sentiva sulle spalle: giovanile, asciutto e, con l’abbigliamento giusto, anche provocante. Anche il viso non lasciava che la sua anima, stanca ed avvizzita, emergesse e, nonostante i suoi trentott’anni, né rughe, né macchie particolari segnavano il suo volto. Ad osservarlo bene i lineamenti erano un po’ contratti, si notava dalle labbra che già sottili di loro, in alcuni momenti sparivano completamente da quanto riusciva a serrarle. Solo lo sguardo scuro e penetrante si era arricchito di una venatura di dolore che a detta degli altri, invece di allontanare attraeva ulteriormente facendo scattare negli altri occhi che incontrava la molla dell’«io ti consolerò!». Comportamento questo estremamente provocatorio per Sally: «Non capisco proprio: cosa li fa supporre che io soffra?»

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