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Roberto Baldon è nato nel 1964 in
provincia di Padova, dove si è laureato in Scienze
biologiche.
Dopo l’esordio con Venti gelidi (Edizioni
Joker, Novi Ligure 2006), che riprendeva materiale scritto intorno ai
vent’anni, si ripropone con due raccolte maturate di recente:
Risveglio, che lo riporta alla
scrittura dopo tanti anni di quiescenza poetica, e
Marcescenza, un testo incisivo che graffia
sull’onda emotiva di un’accorata osservazione della
decadenza e dello svuotamento progressivo delle coscienze in atto.
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Facciata
Una pennellata d’incipiente primavera, i colori ancora non
risplendono: una natura scalpitante ma una stagione che stenta a
venire. E questo momento mancato fa da eco alla tua tristezza. Tutto
è lì che aspetta di vivere, un paesaggio che ha
bisogno dei raggi del sole per “brillare di luce
riflessa” e ciò sembra essere anche il destino
dell’uomo che aspetta uno sguardo malizioso per provare
emozione.
Risuonano parole come vuoto, pesantezza, silenzio, le quali danno la
dimensione di una solitudine qui malinconicamente palesata ma ancora
più tristemente mascherata nella vita di tutti i giorni. Mi
piace molto sottolineare il gusto effimero delle emozioni che
“svaniscono come il palloncino comperato alle giostre e
maltrattato per gioco”, grande disillusione quando fui
bambino. L’ultima immagine è quella di una sedia
con il vestiario migliore, ben preparato, a coprire ogni sofferenza per
una facciata presentabile: rappresentazione dell’uomo e delle
sue maschere, di un’apparenza con il suo alone di decenza.
Oggi, a distanza di vent’anni, non credo più alle
emozioni provocate e riconducibili ad una sorta di dipendenza emotiva,
anche se non me ne sono completamente affrancato. Amo particolarmente
questo scritto; lo dedico a chi vorrà amarlo come me ed
anche a chi non vorrà riconoscere la propria sofferenza.
Un respiro
e il profumo invade i colori
stagione bramata
magnanima elargitrice di sensazioni
perdute
Tutto tace
aspetta di vivere
attesa spossante
I colori spenti tacciono il loro dolore
i loro petali saranno strappati
da mano o da venti crudeli
chissà se potranno nell’arco di
un attimo brillare
di un soffio di luce riflessa
somigliante allo sguardo malizioso
di donna che guizza un sorriso
tra labbra delicate
e si respira nell’aria
un sussurro d’amore
Una sbirciata indiscreta
al paesaggio d’intorno
uno squallido silenzio
che dilania ogni velleità
i contorni assumono
una pesantezza cadente
quasi a voler appiattire ogni oggetto
le palpebre stanche
i pensieri ti abbandonano
e lasciano una lacuna colmata
da un vuoto impaurito
Il giorno non vive più
nei tuoi occhi
emozioni fuggenti che svaniscono
come il palloncino comperato
alle giostre, maltrattato per gioco
Appoggiati ad una sedia
calzoni e una camicia
concepiti per il giorno di festa
e aspettano
per avvolgere la tua pelle stirata
e nasconderti nella loro eleganza
ben curate
profumate
che nulla traspaia
di ciò che anima e corpo patiscono
e la facciata assuma
un alone di decenza.
* * *
Carezza
Una stanza, qualcuno che scrive ripescando dalla propria memoria
immagini ed emozioni. Una dolce brezza lambisce i tendaggi e lo spazio
d’intorno, spettatrice discreta. Il ricordo di lacrime e
singhiozzi di donna sofferente per mano di un uomo crudele. Storia
d’amori sofferti, di mani non tese e d’orgoglio. Ho
sempre avuto la sensazione che quest’ultimo nasca da uno
sdoppiamento del nostro io, ritrovandoti così ad avere un
gemello capriccioso che ti tira continuamente per la giacca.
Dedico questa mia a chi viaggia da solo, a tutti i gemelli e a chi
l’orgoglio l’ha nascosto sotto il letto.
Poca luce nella stanza
bagliore laconico
testimone di un corpo che batte
Un lembo di tenda
ondeggia alla finestra
accarezzata da un’aria
dolce e tenera
che si intrufola impalpabile
in ogni dove
guardinga e indiscreta spettatrice
di giochi segreti
Sei tu l’amica più fidata
nulla trapela
dei tesori dei tuoi sguardi
Quel giorno ti vidi
rividi me stesso nella tua fuga
Quelle tue lacrime singhiozzanti di rabbia
avrei voluto asciugarle
con le mie dita
per cullare un attimo
tra le mie mani
la tua tenerezza
strappata dagli occhi
che hanno una voce
da uomo crudele
Avrei voluto rincorrerti
ma hai seminato la mia ansia
dietro l’angolo
Ho sperato che spiccando il volo
abbandonandoti
avessi lasciato il tuo cuore
appeso ad un attaccapanni
sorridente
Ti ho rivista
è stato come una carezza
che mi ha raggiunto di sorpresa
Ma questa volta la tua luce
non ha abbagliato i miei occhi
non li ho coperti istintivamente
per paura o per pudore
Ti ho lasciata andare
padrone di me stesso
ed ora sogno di rincontrarti
in un giorno sereno
forse un po’ matto
che ci faccia perdere
le briglie di noi stessi
col coraggio di gettare
nel cesto
il nostro gemello capriccioso
chiamato orgoglio.
* * *
Memoria
Questa è la storia di una giovane morte. Ricordo che
lavoravo d’estate, per pagarmi gli studi, in
un’azienda agricola verso la collina. Fu una mattina
settembrina: come sempre mi alzai molto presto, al primo albeggiare,
ancora ignaro di tanto dolore.
Lei era stata rapita da un destino crudele correndo sulla strada.
Ricordo che lavorammo comunque, ma ebbi la sensazione che lei fosse
lì, presente in quello che di più vivo e libero
si potesse percepire. Come dimenticare: anche se non l’avevo
mai incontrata, lasciò traccia indelebile nella mia
cristallina memoria.
Dedicata ad Agostina.
Spalancai gli occhi
al nuovo giorno
corsi alla luce
un sole disperato
cercava di sottrarsi
dalla morsa della terra
e le nubi impettite
lo aspettavano
per sopirne ogni velleità
E mi fu dato
di ignorare ancora
che quella debole
seppur luminosa
fiammella
era stata accarezzata
da un soffio di vento
capriccioso e crudele
e ne era stata rapita
Ed il sole
si fece largo prepotentemente
tra le maglie di quel cielo affollato
e sentii
il calore di lei
accarezzare il mio collo
malato
Sbirciai il volo
bizzarro e sereno
di due farfalle che
si rincorrevano
tra i colori sbocciati
di quel prato
e sfiorai
in un attimo
il respiro di libertà
dei suoi giorni perduti
Ed ora
un ricordo
il ricordo di lei
ed un alito tiepido
di quella piccola
fiamma
che resterà per sempre
prigioniero
della tua anima.
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