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Se volete l'amore cercatelo altrove
Cercatelo nella bruciatura
sul braccio di uno sconosciuto,
cercatelo come cerchereste del
ghiaccio nel freezer
da mettere sopra
a quella bruciatura,
del ghiaccio che qualcuno ha
già usato prima di voi
e che poi ha passato
a qualcun altro,
cercatelo nella scollatura
di una donna che non è la vostra
da intravedere nella luce diurna
e nel fulgore dei fumogeni la sera,
cercatelo al buio,
in un cinema,
al mare,
in un film porno,
nella reincarnazione della primula,
sotto il letto,
nella ialuronidasi,
mentre giocate a tennis col N.1,
mentre fumate,
mentre vi stanno
scopando la moglie,
mentre parlate oppure
mentre state ascoltando un idiota che parla
al mondo dell’ammirazione delle macerie
e della nebbia che deride l’anima
come un cerchio fatto con il compasso,
cercatelo nel pulsante miraggio
obeso e canzonatorio
di un impossibile digiuno,
o nello sguardo di una minorenne
che ferisce l’alba
e gioca ancora a nascondino
lungo i lisci corridoi
dimenticati dal tramonto e dove
lei non può nascondersi
per sempre,
e tra le ragazze
che ho amato
cercatelo sulle labbra di
quella che sorrideva
sempre come una cosa inanimata
intrappolata in una stanza,
o nel culo di un’aquila,
o in quello di un’anatra,
nella bocca del dentista,
nello scoglio insignificante che affonda la nave,
nella scodella vuota,
nel vaso rotto,
nell’anguria fresca che avete appena morso,
nel naufragio di una vipera,
nello scheletro di un panda,
nel prolungamento della madreperla,
in una storia d’amore finita da un pezzo
o in una che sta per finire,
in uno stupido gesto illogico e giallo,
in un massacro,
in uno stupro,
nelle tasche di un famoso ciarlatano grasso,
nell’attaccapanni vicino alla porta,
nel bisogno astratto di una voce,
in un dado che non smette di girare,
in una multa mai pagata,
in un ombrello aggiustato male,
in un giorno passato a letto con la febbre,
in un giorno passato a letto senza febbre,
in un giorno che ti credi un dio
e in un giorno che ti senti una merda,
in un dizionario,
in una boccetta d’inchiostro secco,
in un deodorante per automobili,
in una abat-jour arancione degli anni ’70
a forma di fungo atomico,
in una borsa piena di blocchetti per gli assegni
già staccati,
in un mattino d’estate
solo tra le montagne
a versare l’ingegno
nell’acqua fangosa...
ma non cercatelo qui
in questa stanza
stasera,
nella penna
che non scrive più
o in una donna
che dice di amarvi,
cercatelo fuori
da questa poesia,
ma cercatelo in fretta,
cercatelo prima
che il ghiaccio
si sciolga
e il dolore cominci
a sentirsi.
* * *
Vai al negozio all'angolo
e comprami un'arancia
Lei lavorava
in una farmacia,
poi s’era stufata,
aveva mollato tutto
e aveva cominciato
a prostituirsi,
e la prima volta
che la sentii
per telefono
mi fece delle storie
perché ero di
una quindicina
d’anni più giovane
di lei pur essendomi
già aumentato
l’età,
e sotto certi
aspetti fui davvero
un disastro,
non riuscii neanche
a venire,
però rimasi tutto
il tempo in
erezione, anche
mentre avevo il mio
bel da fare a
spiegarle del Tao,
del seme che l’uomo
deve trattenere
per vivere più
a lungo, di cinesi
che avevano vissuto
più di 200 anni,
e ogni tanto ci
vedevamo ancora,
magari passavano mesi
dall’ultima volta
ma prima o poi
lei mi chiamava
oppure ero io
a chiamare lei
e quasi sempre
saltavo in macchina
e la raggiungevo,
erano quelle
le poche volte
che guidavo
con uno scopo,
che il mio
girovagare
aveva un senso,
che i suoi capelli
mi mancavano,
che la sua voce
mi mancava,
capelli e voce
da ex-farmacista
che oggi hanno
bussato alla
mia porta
senza preavviso,
capelli e voce
che guariscono
e che alla fine
mi hanno detto:
“Voglio fare qualcosa per te”,
“L’hai appena fatto”,
e lei che non
smetteva
di guardarmi
con quell’aria
da puttana
innamorata
e finalmente
glielo dissi:
“Vai al negozio all’angolo e comprami
un’arancia”,
mi dette un bacio
e si tirò
dietro la porta,
e non c’era
nessuna arancia,
non c’era
nessun negozio,
era soltanto
il nostro modo
di salutarci.
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