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Ultimo
filo d’erba
Un filo d’erba
è solo. Non si muove, né si consuma nel tempo che
corre veloce verso la fine.
Egli nasce tra gli anfratti, come nella terra umida, spunta
d’improvviso tra le fessure del fango secco
d’agosto e, perfino, nelle pieghe del cemento arido.
Nel gelo d’inverno resiste e prospera con poco, gli basta
l’alito innocente di un bimbo che passa.
Si colora di verde e germoglia, nella desolazione come nel rigoglio del
sottobosco, si allunga sottile quasi ad invocare la tensione di un
abbraccio.
Poi si scolora nel consumarsi della linfa, all’imbrunire del
giorno, e si secca d’incanto, e scompare e riappare
all’alba, nutrito dal sonno del mondo.
Eppure, quando la notte sarà per venire,
nell’ultima ora della storia, quando saranno esaurite le
parole, le vicende, gli uomini ed il tempo, nell’ultimo
istante tra il fuoco e l’eternità, egli
sarà là, verde sentinella sull’ultimo
confine, ad accogliere, al termine di ogni cosa, Colui che viene dopo
la notte, quando tutto è compiuto, dopo ogni lacrima, parola
e dolore.
Perché l’ultimo rigo dell’ultima, bianca
pagina dell’universo è già scritta e il
“dopo” ci è stato rivelato:
«Il Signore viene».
* * *
La
Terra del Fuoco
Arde sulla scogliera ripida
il sogno dei maestri antichi
del tempestoso navigare.
Alte ed oscure muraglie
di feroce ed oscura pietra
tra cui fluisce tumultuoso
il mare dello stretto.
In alto, fili d’erba
e penduli arbusti,
compagnia del roveto ardente
di sogni, di mondi
e di lontani approdi.
* * *
Presagi
Volo d’uccelli
all’imbrunire,
vespero presagio di tristezza
che avvolge la cupa coscienza
del finire del giorno.
Tristezza vera discende
dal vento odoroso
del calar della sera
e rimembra giorni
d’allegria ricolmi
e di suoni festosi.
Voltata è la pagina
e la notte incipiente
accende le luci della sera
ma non allevia
se non il tormento del presagio
di un’altra, perduta, stanca
alba sul niente.
* * *
Orpelli
Giacche, lustrini e ciondoli
ricolmano luoghi e menti.
D’intorno lattine vuote
ed ossi secchi di chiacchiere
sul senso di cenci sporchi
e sul fine ultimo
delle batterie scariche.
Così è dunque l’uomo,
che argomenta sulle bucce d’arancia?
Dov’è l’uomo nelle eteree onde
che nell’empireo vagheranno
oltre il tempo della fine?
Basterà il ventilabro, infine,
a scrostare la terra dal vuoto?
O forse, una terra nuova
più giusta verrà giudicata?
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