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i libri
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Alda Fortini
Tempi brevi

2011
ISBN 13: 978-88-7536-294-2
pp.
104
cm 15x21
€ 12,00
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L'autore |
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Alda Fortini è
nata a Villongo, in provincia di Bergamo, dove risiede. Ha
conseguito la maturità artistica.
Ha pubblicato: Il primo verso (Il Conventino, 1978);
Scritti sciolti (Società Editrice Vannini, 1991);
Ideali di cristallo (Venilia Editrice, 1994); Tempo
sconfinato (Lorenzo Editore, 1997); Melodie della
sera (Nuovi Autori, 2010); La scrivania (Menna,
2011).
Collabora con diverse riviste letterarie.
Ha fatto parte del “Circolo Fara” e del “Gruppo Meteora”.
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I testi |
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I racconti di Alda Fortini
sono storie di vita ordinaria in cui i personaggi si muovono
come automi in un mondo in continuo disfacimento ed in cui
le loro ossessioni e sicurezze diventano protagoniste. Così
se per qualcuno l’ossessione è quella di fuggire da una vita
banale, per qualcun altro invece la sicurezza può nascere
dall’impegnarsi in un ideale più grande per dare un senso
alla propria vita, anche se in entrambi i casi si giunge a
realizzare la propria solitudine e la propria incapacità nel
poter cambiare le cose.
Sono trame di vita spogliate da ogni elemento surreale e
fantastico: quasi incipit del sogno vero e proprio,
ma grazie ad un particolarissimo utilizzo della scrittura e
del lessico ci si rende conto che il palco su cui i
personaggi recitano i propri fallimenti (tanto ordinari da
sembrare a portata di mano) e le proprie incertezze,
potrebbe crollare da un momento all’altro.
Dalla Prefazione
di Domenico Novali
* * *
Lo studio
Da più ore
seduta sul muro di confine fra una vecchia casa nera ed un
ampio giardino Maria contava i soldi che le restavano dopo
aver pagato i conti della sarta e del fruttivendolo. Non
erano molti ma dovevano bastarle fino alla fine mese. Viveva
con i genitori in una modesta casa di campagna. Un po’ di
terra attorno e gli archi della terrazza sopra il balcone
troppo ampi. Quel giorno aveva pranzato in mensa non aveva
voluto ritornare a casa ma si pentiva di non averlo fatto.
La giornata era nitida e gli alberi in questa stagione di
autunno erano dipinti di rosso. Pensava fra sé che si
sarebbe dovuta decidere un giorno o l’altro a stabilirsi in
città e lasciare alle sue spalle la campagna. Ma era
difficile per lei questa decisione del resto non poteva
neppure abbandonare tutto ad un tratto i genitori. “Dovrò
fare per gradi” si disse. “Devo fare le cose molto bene.
Chiederò un parere prima di sentire che cosa ne pensano. Poi
deciderò. Del resto non ho altra via d’uscita». Si allontanò
per il viale alberato e svoltò per quel vicolo buio oltre la
curva della strada. A sera era di ritorno a casa, camminava
per quella piccola strada poco illuminata che divideva casa
sua dalla strada provinciale e pensava: «Questa sera ne
parlo in casa. Questa sera glielo dirò, non posso aspettare
oltre. Il tempo è sempre tiranno”. Aprì il cancello ed entrò
in casa. La luce bassa della stanza rischiarava i volti dei
familiari e lasciava cadere le ombre sul pavimento. Una
stanza modesta, la cucina con il fuoco nel camino e l’acqua
che ogni tanto perdeva la goccia. Il vecchio tavolo con
sopra una tovaglia a fiori. La cena era una fetta di
formaggio, insalata e un tozzo di pane. Poi vi era del caffè
bollente sui fornelli. Si sedette lentamente. Guardò attorno
ed incrociò lo sguardo di suo padre.
«Che hai? Non ti è andava bene il lavoro?».
Fece un lungo sospiro poi ingoiò un cucchiaio di minestra.
«Parla» disse con tono brusco e deciso.
«Sì. È andato tutto bene. Non ci sono problemi».
Sua madre si alzò dalla seggiola ed attizzò il fuoco. Lo si
accendeva nelle prime sere d’ottobre quando si
intravvedevano le prime nebbie ed il chiaro dell’orizzonte
spariva dietro i colli scuri.
«La ragazza è al suo primo lavoro. Non puoi pretendere».
«Tu parli sempre fuori tempo» brontolò il padre prendendo un
tozzo di pane.
«Papà, non è che sia un lavoro tanto semplice la fabbrica. È
pesante, ma presenta aspetti migliori. Posso sperare in
meglio».
«Bene visto che è così la situazione, non hai che da
continuare. Del resto meglio che ti veda al lavoro che qui
in casa a gironzolare».
«Sai papà io ho deciso. Vado in città. Mi procuro uno
studio. Tu sai che io dipingo e là mi sarà facile trovare
qualcuno per andare avanti. Tu che cosa ne pensi?».
Il padre guardò nel piatto della minestra, sorseggiò un
boccone e poi guardò ancora in volto la ragazza. L’atmosfera
era pesante ma aveva qualcosa di strano. Certo a volersene
andare non era solo di lei. La campagna poteva offrire solo
poche cose in raffronto alla città. Passò qualche minuto
prima che il padre desse una risposta poi ruppe il silenzio.
«Se te ne vuoi andare vai pure, ma fatti vedere per le
feste. Non è per me è per tua madre. Resta sola qui. Io non
conto».
Poi prese un altro atteggiamento quasi avesse superato anche
lui un baratro. Ma non si scompose. «Dove hai intenzione di
sistemarti? Hai pensato alla casa?».
La ragazza versò dell’acqua e vino nel bicchiere poi con
calma silenziosa rispose.
«Non ho cercato ancora. Ho voluto prima parlarne, per
sentire il vostro parere. Tu mamma cosa ne pensi?».
La madre che nel contempo era ritornata a sedere al tavolo
rispose senza quasi badare a quello che diceva.
«Per me puoi fare quello che vuoi. Non ho difficoltà. Ma dai
retta a quello che ti ha detto tuo padre. Fatti vedere
qualche volta».
«Certo. Non ti preoccupare per questo. Te lo prometto».
Le ore trascorsero lente nella sera. Contò i tocchi del
pendolo ed ascoltò i cani abbaiare per il cortile delle case
attorno. Fuori era buio e solo in lontananza si scorgevano
delle luci. La sera era calma. Maria prese un libro della
madia e dopo aver aiutato la madre nelle faccende di casa si
mise a studiare. Il padre aveva il giornale fra le mani
mentre la madre sferruzzava un golf colorato. Vi era
silenzio, si udiva a volte il rumore delle pagine ed altre
il rumore dei ferri. Poi dopo una lunga attesa il padre
piegò il giornale e disse:
«Io vado a dormire. Ho sonno. Buona notte».
La ragazza scosse il capo come per acconsentire e riprese a
leggere i libro e segnare appunti su di un quaderno. La
madre lo seguì subito dopo aver deposto il lavoro ben
ordinato nell’apposito cesto. Restò sola Maria e la luce
sembrò più chiara e limpida. Le ombre attorno erano scure ma
intravvedeva nitidamente tutti gli oggetti. Restò ancora un
po’ di tempo poi si addormentò con la testa china sul libro.
[...]
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