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Alvaro Michelon (Hal) è nato ad Acqui
Terme (Alessandria) nel 1963.
Fra il 1981 e il 1982 ha vissuto in India come asceta. Tornato in
Italia si è iscritto alla Facoltà di Ingegneria
Nucleare del Politecnico di Torino. È stato
“truck-driver” per due anni negli U.S.A. compiendo
41 volte la tratta New York - Los Angeles.
Dall’84 all’86 svolge servizio volontario nei
Paracadutisti; durante la missione di pace in Libano viene ferito: nome
e cognome stampigliati sul giubbotto antiproiettile vengono lacerati da
schegge di granata, si salvano solo due consonanti e una vocale. Da
allora in onore della dea bendata si fa chiamare Hal.
Nel 2002 si trasferisce a Genova e un anno dopo si laurea. Attualmente
lavora come autista di mezzi pesanti presso un’importante
azienda di trasporti del ponente ligure.
Il suo sogno sarebbe quello di scrivere, bere e cercare di lavorare il
meno possibile.
Ha partecipato a decine di concorsi letterari senza mai vincerne uno.
Parole d'asfalto è il
suo libro di esordio.
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A proposito di poesia…
A cosa serve la poesia,
se un lama tibetano
alza le sue mani giunte
attraverso la disperazione dell’anima?
Se solo la luce
della pazza incoscienza
si sintonizzasse con la luce segreta
dei monasteri silenziosi;
se solo gli urli dei morti
raggiungessero le menti
dei vivi,
tralasciando le rugiadose foglie del mattino
che con i loro ghiacci intersecati
si rivoltano su clorofille fotosintetiche;
se solo Iddio sapesse
quante molecole di saggezza
ci sono nell’inchiostro di una penna
che apparteneva ad un poeta
morto di fame
sul greto di un fiume di provincia,
nella nebbia mattutina
di un giorno
che poteva essere quello decisivo,
mentre le carni che hanno pianto
per cercare un’altra riga di poesia
stanno marcendo e i topi
l’annusano e la assaggiano
come fosse l’ultimo rifiuto della giornata.
Ditemi: a cosa serve la poesia?
Invecchiare,
percepire,
scrivere libri di stoltezze forbite,
poesie arrotolate nei cieli del cosmo
che non lasciano spazio agli Dei consunti dal tempo;
tramonti dietro nuvole arancioni
che non posseggono verità
se non quelle delle montagne;
uccelli che tagliano il cielo
sorvolando mari sconosciuti a loro
mentre albe scoppiano negli orizzonti tremuli dell’azzurro.
A cosa serve la poesia?
Se solo le notti fossero più chiare
e vedessimo la realtà
non ci servirebbe scrivere.
Basterebbe uno sguardo
alle memorie del passato
attraverso deserti di sinfonie perdute.
A cosa serve la poesia?
A cosa?
Serve qualcosa credere in un solo Dio?
Cercavo una collina deserta
per dormire un sonno estatico
ma ho trovato un vento forte che mi fa piangere!
L’erba
piegata in due dal mio doloroso passo
mi contrasta
per capire chi sono.
Respiro.
Ho bisogno di vivere.
Lo sguardo penetra il tempo.
A cosa serve la poesia?
Il sole sta calando.
Terrò la notte alla catena.
Tratterrò il respiro insieme all’universo.
Intorno a me la vita.
A briglie sciolte.
Quella che voi chiamate morte
ora
non c’è!
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