i libri

Riccardo Libertino

Oltretutto

questo vuoto

2007

ISBN 13: 978-88-7536-161-7

pp. 64

cm 15x21

€ 11,00

 

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L'autore

Riccardo Libertino nasce a Milano nel 1986, dove risiede e studia.
Oltretutto questo vuoto è il suo libro di esordio.

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May I have another you in a minute?

 

Como-Milano, otto giugno duemilaetot

Tatà-tatà. Tatà-tatà. Tatà-tatà. Un trenino di pochi vagoni che slitta tra il verde (verde?) sui binari d’acciaio dovrebbe essere un’immagine che riconduce alla tranquillità di un viaggio sicuro, alla stessa sicurezza di spostarsi all’interno di guide irremovibili, al ricongiungimento primordiale dell’uomo con la sua madre Nautra e poi con i proprio affetti e cazzi vari.
Tatà-tatà. Tatà-tatà. Tatà-tatà e via così, sbattucchiata e rintronata, attraversando velocissima la grigia e gialla e marrone brianza e mi dico che mi servirebbe proprio del meritato eternoriposo e questo magno e continuo tatà-tatà proprio me lo impedisce.
Mi sistemo una ciocca di capelli tinti dietro l’orecchio addobbato di perle di fiume, poi la sposto scontenta e l’appunto con una forcina nera al centro della testa e l’effetto che ottengo è proprio quello di un’onda bionda e oceanica proprio nel mezzo del cranio, e lo intravedo nel riflesso del finestrino che è sporco come una cloaca a cielo aperto.
Mi annuso la manica del trench beige Burberry che profuma di una delicata fragranza francese e mi incastro bene gli auricolari bianchi nei padiglioni auricolari e inizio l’ascolto di una song supertop dei Pet Shop Boys tenendo il volume dell’Ipod volutamente basso e mi chiedo perché, circondata da altri homini sapientis, m’attanaglia sempre una strana et insondabile pulsione-compulsione all’autoinumazione, altrimenti detta imbarazzo ingiustificato o aperte le virgolette crisi del fuoriluogo chiuse le virgolette; come se mi vergognassi di qualche preciso, ma imprecisato particolare del mio corpo barra carattere.
Neil Tennant è elettronicissimo e mi sta dicendo che lui non è mai stato un gran fico in amore e che le sue difese sono abbassate e che vorrebbe che un angelo gli atterrasse proprio adesso di fianco e io penso che è un cazzo di bugiardo, perché lui è Neil Tennant, cristo, e scoperà come una nutria, alla faccia del mondo intero, sebbene si sprechi nell’invocare lunga vita alle illusioni; a quelle solite e di tutti quanti.
Sono molto interessata ai discorsi catasessuali di due more formose sedute di fronte a me sul treno che da Como porta alla stazione di Milano-Cadorna. E potrebbero essere bergamasche o bresciane, a caso.

Marco mi portava in macchina, a Como e ovunque chiedessi di andare. Peccava in puntualità, ma per me era una tela bianca: tutta da disegnare, a mio piacimento.

Più o meno all’altezza di Saronno, una delle due racconta all’altra d’aver sentito il suo pisello dentro fino ai polmoni e la descrizione mi sembra decisamente retorica ed iperbolica e, sebbene lei sia molto molto bella e relativamente elegante; in base al target del discorso, posso tranquillamente ipotizzare che entrambe si distinguano per antifrastica inibizione e correlato provincialismo e io, che a Como ci lavoro e basta, posso dire di trovarmi a chilometri di distanza.
L’amica della prima ridacchia come un’oca e risponde che a lei i piselli piccoli l’hanno sempre messa in grandissimo imbarazzo e che, fortunatamente, di piselli piccoli non ne ha mai incrociati e che anzi, precisa, a Zanzibar s’è fatta stendere da un guerriero Masai che il pisello ce l’aveva come un didgeridoo; quindi alzo il volume dell’Ipod e frugo nella Buckle-bag di Fendi alla ricerca del Nokia. Rileggo il vecchio messaggio di Marco che mi ricorda Quattro. Cadorna. Stringato e preciso, proprio come lui: un orologio svizzero e una gran macchina da soldi, grazie a quello strano ed inspiegabile fiuto per il successo.

Sono follemente tentata di comporre il suo numero Tim, telefonargli, parlargli per dire Marco, ritardo! riattaccando subito dopo, tanto per esser anch’io un po’ più stringata di quanto non lo sia di solito, ma ci ripenso e la sola idea di vedere la sua icona accanto all’Id chiamante mi fa desistere completamente da questo genere d’impresa disperata. Allora chiamo Francesco che ha un tono molto sbrigativo perché è in fase lavoro-intenso e mi dice Amore, ti chiamo io appena ho un attimo... e io dico Occhei Fra! e riattacco e mi sa tanto che passo per vera cogliona agli occhi delle due cariatidi del bocchino che si fanno l’idea distortissima di me, tipo della donna che si lascia piegare dal proprio maschione.
È la ricerca costante dell’ampollosità oratoria il mio più grave e greve difetto.

 

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