i libri

Silvia Scarpellini

Naturale/Artificiale

2007

ISBN 978-88-7536-120-4

pp. 96

cm 15x21

€ 11,00

 

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L'autore

Silvia Scarpellini è nata a Calcinate (Bergamo) nel 1982.
Si è laureata in Scienze dei beni storici-artistici presso l’Università degli Studi di Pavia.
Oltre al lavoro, coltiva le sue grandi passioni: lettura, cinema e musica, dimostrando anche, come si legge in questo libro, un particolare interesse per i temi politici e sociali.
Naturale/Artificiale è la sua opera di esordio.

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I testi


Oro nero


La sera, al telegiornale, Gianni aveva visto le immagini dell’Iraq.
Anche se non aveva mai letto la Divina Commedia, s’immaginava che i gironi dell’inferno di Dante avessero le stesse caratteristiche delle immagini passate al telegiornale: caldo, puzza di cadavere, grida di disperati.
Era per lui impossibile capire come le persone che avevano deciso di iniziare la guerra, potessero dormire la notte senza avre incubi, per via dei rimorsi di coscienza.
Se a lui fosse capitato di commettere uno sbaglio simile in un momento di follia, avrebbe cercato di porvi rimedio: chiedendo scusa al popolo iraqueno e alla persone a cui i cari erano morti e cercando di ristabilire la pace...
Una domanda gli pulsava in testa: ammesso che queste armi di distruzione di massa esistessero e fossero in Iraq, il modo migliore per far in modo che Saddam le usasse non era invadere il suo territorio con ispettori e farlo così sentire minacciato. Il gatto, spaventato dal cane, non lo graffia in pieno viso?
Quando sentiva parlare di decisioni di potenti prese in nome di grandi ideali come la pace, cresceva dentro di lui un istinto di rabbia: non si spiegava perché, visto che la pace era considerata da tutti, lui compreso, un ideale positivo.
Cercare di ottenere la pace con la guerra: in questa frase ravvisava un che di contraddittorio. Com’era possibile che i governanti non si rendessero conto di quest’ossimoro? O forse Bush non entrava in guerra per ottenere la pace ed il suo scopo era un altro?

Ora era fermo al distributore di carburante per fare il pieno. L’odore di benzina gli riempì le narici e, improvvisamente, la mente di Gianni aggiunse un altro particolare ai gironi dell’Inferno dantesco.
Caldo, puzza di cadavere, grida di disperati e... odore di benzina, un forte odore di benzina.

 

 

* * *

 

Un biglietto stropicciato


Erano due settimane che Carla non usciva con nessun ragazzo e non era normale per una come lei!
Quando lui entrò nel pub, pensò che da tempo non le capitava di vedere qualcuno così: non che fosse bello, ma il suo sorriso trasmetteva calore. Decise di non lasciarsi sfuggire l’occasione, quindi prese carta e penna e annotò il proprio numero di cellulare su un foglietto stropicciato in modo che, quando si fosse avvicinata per prendere gli ordini, avrebbe fatto scivolare il foglietto dalla sua mano a quella del ragazzo. Con questo metodo aveva conosciuto tutti i suoi ex-ragazzi. Dopo due minuti Carla raggiunse il tavolo del ragazzo.
Si sentiva stranamente agitata, mai le era successo... Il suo motto era: «Se va, va, se no sarà per un’altra volta», quindi, quando faceva scivolare il biglietto nella mano del ragazzo di turno, non attribuiva troppa importanza al gesto.
Fatto il suo lavoro balbettò un «Torno subito» e si allontanò, con il biglietto ancora in tasca.
Fu la collega a portare le bibite perché c’era molto lavoro e non ebbe il tempo di dirle che voleva farlo lei.
Nell’ora e mezza successiva non ci fu un minuto di tregua, tanto che, ben presto, non ci fu più un posto libero; entrarono due compagnie molto numerose e, non trovando posto a sedere, restarono in piedi al centro del pub, dove Carla passava ogni volta per raggiungere i tavoli. Doveva fare la gincana tra i piedi evitando, inoltre, che le persone non urtassero il vassoio con le bibite. Qualcuno tentava di abbordarla, ma lei fingeva di non sentire e continuava a fissare i piedi sul pavimento. Quando raggiungeva un tavolo, dopo aver attraversato quel mare di gente, si sentiva più sollevata, perché il viaggio di ritorno sarebbe stato senza carico e aveva una mano libera per farsi strada.
Mancavano quindici minuti a mezzanotte. Tra un quarto d’ora avrebbe finito il turno: la serata era stata faticosa, aveva voglia di buttarsi sul letto e dormire fino a mezzogiorno.

Uscì dal pub: in strada c’era una compagnia di ragazzi, di cui la metà ubriachi. Faceva freddo e pioveva, ma non tanto da darle fastidio. Attraversò la strada, dirigendosi verso il parcheggiò dove teneva la macchina.
Pensò che era un peccato non aver avuto il coraggio di dare il biglietto al ragazzo, chissà se sarebbe mai tornato al pub. Era talmente stanca che smise subito di pensarci, ormai sognava solo il letto.
Quando mise la mano in tasca, in cerca di un fazzoletto, trovò un piccolo foglio, stropicciato al tatto, sopra il quale c’era un numero di telefono con un nome: Yuri.
Una voce la chiamò: «Carla, ti chiami Carla, vero?»
Era il ragazzo del sorriso.
«Non ero sicuro che avessi notato che ero stato io a metterti il biglietto in tasca...»
«No infatti, l’ho visto solo ora...»
A quel punto estrasse l’altro biglietto con il suo numero e lo diede a Yuri.
«L’avevi preparato per me?»
Lei mentì: «Ne tengo uno in tasca per ogni evenienza, non si sa mai...». Poi lo guardò e gli sorrise: «Domani hai da fare?»

 

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