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Daniele
Gorret vive in Valle d’Aosta dove è nato nel 1951.
Dopo il romanzo d’esordio, Sopra campagne e acque
(Guanda, 1984), ha pubblicato una decina di libri in prosa tra cui La
perfetta letizia (1992), Avventure di vita e
avventure di morte di Silvano Ligéri (1998), Eventi
in un giorno di Emilio Tissot (2000), Le quaranta
stazioni di Lorenzo Floràl (2004), Venticinque
maniere per morire (2006).
Negli ultimi anni ha dato alle stampe cinque libri di poesia:
Ballata dei tredici mesi (Garzanti, 2003), Cantata
di Denaro (Mobydick, 2006), L’Italia
illustrata (Ananke, 2007), Crocefissi
(Mobydick, 2007, finalista Premio “Tassoni” 2008),
Compendio di Retorica (Campanotto, 2008).
Sue prose sono ospitate nelle antologie Narratori delle
riserve (Feltrinelli, 1992) e Racconti italiani del
Novecento (Meridiani Mondadori, 2001).
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Il Libro dell’Amante e
dell’Amato è un poemetto articolato in dieci canti
dedicati ad altrettante “forme”
dell’umana spinta amorosa. Dall’amore per la Donna
a quello dell’Amore in sé, il Libro conosce un
crescendo di audacia e di “scandalo” insieme ad una
progressiva tensione del pensiero e dell’espressione.
Confermando la natura epico-lirica dei suoi versi, Gorret ci offre una
nuova tappa del suo singolare percorso poetico, così diverso
da quelli più battuti dalla poesia italiana di questi anni.
* * *
L’Amato è l’Amore
Ti balza una domenica mattina
dopo una notte di triboli d’insonnia
e ti balza così con quella forza
che solo ha ciò che balza su dal Vero
fino a tenerti come tutto in preda
di Verità: o Verità negletta
tanto sprezzata ai tempi nostri guasti
e avari e marci e in mano dei corrotti!
E invece qua, sul letto della notte
(la notte tua da angoscia d’innocente)
Lei si presenta ed è come fanciulla
vergine fin dai tempi primordiali:
ciò che farebbe ridere il sapiente
armato di sua scienza presuntuosa
(grafici, schemi, calcoli, tabelle)
innamora il tuo corpo e la tua mente:
è Bella Verità, è Nudo Amore!
Il Gran Magnete che ci attira tutti
e comparte passioni e delusioni
in misure tremende o regolari,
eccolo qua, nel letto del Poeta,
a dire Verità, dire se stesso!
Ora, se si dice così e solo a lui,
forse è perché in quel suo fondo vede
Voragine che è sua, Abisso-Amore...
La bella pace e la tremenda guerra
che Amore organizza ad ogni istante,
eccole qui, non più ora rivolte
ad altro amato ma ad Amore amato.
L’uomo del volgo certo dirà: “Insensato
è rivolgersi ad amar lo stesso Amore.
Se Amante non ha chi gli risponda,
se senza oggetto è quel preteso amore,
folle è colui che fa l’innamorato.
Ben lo saprà stringendo al proprio petto
ombra d’un’ombra, crisma di follia:
niente perdono a chi fugge la Norma,
chi non accetta limite d’oggetto
e per credersi l’altissima eccezione
si fa più basso diventa Antro di Nulla!
In agguato per lui c’è già Narciso
con la sua acqua tersa senzafondo...
nel suo fondo per lui c’è il suo
destino”.
Risponderà il Nuovo Innamorato:
“Lessi decine di libri sopra Amore.
Lessi di giostre, di gioie, di perigli,
di dame e cavalieri e loro incontri,
di forza e di bellezza di passione,
di pieghe d’esistenze sotto Amore;
pure, ogni volta, rimasi inappagato
come se lì, dentro quei volumi,
non si dicesse tutto il gran potere
che Amore attesta pure nella vita
e nella mia attesta a sferza e febbre...
Quindi provai. Amai e fui riamato.
Ed ogni volta attesi a nuovo Amore:
di forma nova più forte più sublime,
più contro a voi, uomini volgari;
pure, ogni volta, tornai irresoluto
come se mai, dentro il dare-avere,
avessi avuto e dato tutto il suo potere...
Ora non più. Oggi è cento a cento
che sento qui: domenica mattina,
giorno di pieno, giorno di alleluia,
giorno che parlo da uccello con il cielo...”
Dove sono ora per lui i malcontenti?
In nessun dove; neppure mai esistiti.
Dove le Amanti che non sanno dare,
dove il limite che limita l’Amore?
Spariti, forse fatti della pasta
di quei fantasmi che di notte, estivi,
s’aggirano tra le stanze dei castelli,
e appena visti non ci sono più.
Scomparsi ché in presenza dell’Amore
(in sua prima persona, tutto Lui),
nessun luogotenente osa apparire:
è Re in persona, umile-cortese,
che si fa amare, essendo causa sui.
Tanto che neppure riesci a litigare:
sarebbe litigare col Principio
che impedisce di per sé ogni litigio:
tutto è nel tutto, confuso con il Tutto,
e tu sei solo goccia del Gran Mare
chiamato qui solo a dimostrare
d’essere goccia fatta per amare.
Oh, chi ti veda ora qui tutto scoperto
come bambino e come centenario
che ripete “babà”,
“coccò”,
“mamà”
in lingua d’eden, finalprimordiale!
Capirebbe alla fine che è successo?
No di certo se non è stato Amante
che ha trapassato gli stati dell’Amore...
Sì di sicuro invece in un istante
se anch’egli ha compiuto il suo viaggio
che dall’amor basso l’ha portato alto...
E tu per mostrargli il punto del tuo arrivo,
mescolerai i nomi più diversi
bene sapendo ormai che alto e basso,
e vivo e smorto, e dio ed animale
son fatti pasta talmente rimestata
che non c’è più né lode
né bestemmia
capace di elogiare o di dannare.
C’è solo amore d’amore
dell’Amore
che finalmente t’obbliga a cantare
e canterai: non ha importanza cosa:
la canzonetta vecchia di juke-box
o il canto delle sfere circolare:
tutto va bene perché Canto ha vinto.
“Tu che tutto governi e tutto sai!”
canterai dunque fuori d’ogni chiave,
là dove ormai canto grido ardore
sono una cosa e non distingui più...
Ti faran ridere – a solo, ora, pensarli –
termine e inizio, limite e distinguo
(femmina-maschio, umano-nonumano,
persona-oggetto, eterno-perituro...)
che vedi tutto fuso dentro il Tutto,
che senti corpo fatto Mens Aeterna
e mente tutta Carne in Vibrazione!
Ah, ora, dai, che sai cosa vuol dire
Serenità per ogni dove e membro
e braccio è calmo e fegato quieto
e gamba forte e lucido cervello:
paura ormai è despota esiliata
e delusione chi se la ricorda.
E se indietreggi, è che sei tu il più forte;
se invece avanzi, è solo per giocare;
provi, così, gli organi e pensieri
e sensi nuovi: tutto il vecchio è nuovo!
Talmente è nuovo pacifico sicuro
che Tempo e Spazio dimentichi ai confini
non sanno più esistere e per cosa:
perché orologi se Tempo gira a vuoto
e a quale fine geometri se i metri
sono piegati come cialde calde?
Battaglie degli eroi contro premura
e guerre perse contro ristrettezze
non sono più: epoche e distese
son tutte dalla parte dell’Amante
perché è l’Amante che piega e che le
chiama
e loro come ancelle premurose
sono o non sono, come Amore vuole...
Amore come Amato si distende
e mai fu letto per moglie o cortigiana
più morbido di piume e di profumi
di questo dove Amore si denuda:
lo sai ben tu che tocchi e odori e succhi
e ascolti e vedi e non ti stanchi mai
ché fatica non può in questo amore
né può stancarsi Amato di tal fatta
che giovane si rifà dopo ogni amplesso.
Lo guardi quando è sveglio nello specchio,
l’ammiri per le forme nonumane:
volto così non c’è nella natura,
pube così non è pube di donna,
voce così non è di lingua umana...
Lo guardi quando è buio e Amore dorme:
chi sa dormire così parendo sveglio?
un gatto, forse, o un ladro o un faro acceso?
E tu sei già – solo per guardarlo –
della sostanza di chi si trasfigura:
uomo che passa a una e mille forme:
è carne morta è legno ed è veleno
è lepre è astro è rosa ed è
intelletto
è libro è uccello è rapido presagio:
sul tuo letto chiamato d’Agonia,
bello di morte com’è bello il nulla,
dove fra poco sarai rapito dentro
il tuo ultimo sonno, in Fantasia.
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