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Animali
braccati
Cosa ci resta
da fare, sbranati
da immondi
mondi del lavoro,
con offerte inesistenti,
rasentando sfruttamento,
non retribuito da atti
adatti di vendetta,
con l’umiliazione divorante
di chi non sia filiusfamiliae,
chiusi nel carcere d’oro
della frustrazione,
smarriti dentro a tunnel
d’ansia, demoralizzati,
amoralizzati, immoralizzati?
Animali braccati,
maestri, oscuri,
di brutalità inattese
ci muoviamo, massima
cautela tra i cavi
dell’alta tensione,
morendo dentro,
vivendo fuori
dal mondo.
*
* *
Italian
loop
I miei
scarni versi,
rumors distorti nelle bocche marce
d’animi morti,
non risuonano estetici nelle menti
d’accademici estatici,
titillando i cervelli intasati
di studenti e impiegati.
I miei versi, intinti
nel dolore d’esser
uomini senza colore,
ributtano, a mare,
avide storie incrostate
da cocciuto calcare,
senza calcar mani, orme,
sulle squame lascive
d’attraenti sirene d’allarme.
I miei versi
raccattati nei vostri
cestini dei rifiuti,
danno ribrezzo,
– è vero! –
ma non restano
muti.
* * *
Mondo
immondo
Mondo /
immondo,
non è ancora chiaro,
ma mi sono infortunato
a un dito, ho segnato,
di rapina, senza attenuanti,
e sono capocannoniere,
ho mangiato tagliata
con rucola, forse,
e certamente fuori casa,
ballando techno terribile,
commerciale, tribale,
occhi verdi, allucinato,
due apple’s drink,
sweet and sour, vodka,
ora legale (illegale),
in magazzino di corsa,
carrellista marocchino infortunato,
nessuna cicatrice artificiale
carbonara, e cotoletta
alla milanese,
occhi verdi,
niente cena.
Poi, non ricordo,
stamattina ufficio,
inventario bancali,
niente di finito,
niente di infinito
non ancora a casa,
incazzato con
occhi verdi,
non è ancora
chiaro.
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