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La
navigazione fu calma e tranquilla per circa tre giorni, il sole
splendeva e una leggera brezza gonfiava la vela facendo scivolare Spuma
Bianca sul mare cristallino. Uccelli marini spesso accompagnavano il
viaggio dei tre elfi; Destros si sentiva come un bambino che scopre
ogni momento un nuovo gioco ad ogni novità che il mare gli
offriva. Banchi di razze volavano nell’oceano, nuvole di
meduse gelatinose addensavano la superficie, banchi di pesci facevano
ribollire la calma del mare, ovunque guardasse qualche nuova vita
marina attirava la sua attenzione.
Serius
era spesso impegnato a parlare con gli animali. Fu proprio grazie a
queste conversazioni che ebbe nuove informazioni sul tratto di mare che
stavano attraversando, potendo così arricchì la
vecchia mappa con secche, banchi di corallo, e addirittura isole non
segnalate.
Il
quarto giorno iniziò come gli altri ma circa a
metà mattina Tetril notò che gli uccelli marini
erano sempre meno numerosi e i banchi di pesce scomparvero lentamente.
Gli unici esseri viventi di cui ogni tanto scorgevano la pinna erano
pescicani che, scorbutici, non rispondevano ai tentativi di comunicare
con loro. A mano a mano che la destinazione si avvicinava, il tempo
peggiorava. Il mare si incupiva e forti venti increspavano
minacciosamente la superficie.
Grazie
alla mappa trovarono riparo in una piccola baia vicina ad
un’isola non molto distante. Il giorno dopo il vento si era
placato e così decisero di partire anche se tra loro e la
terra ferma non vi erano più possibilità di
riparo ed il cielo, all’orizzonte, non prometteva nulla di
buono. Per arrivare prima pensarono di navigare anche di notte,
organizzando dei turni al timone.
Furono
giorni difficili; le nuvole che i giorni prima ingrigivano
l’orizzonte, investirono la barca con un vero e proprio
uragano; venti fortissimi sballottarono l’imbarcazione a
destra e sinistra e, ad un certo punto, i naviganti ebbero paura di non
riuscire ad uscirne vivi. Alte onde sormontavano Spuma Bianca facendole
imbarcare moltissima acqua. Anche se ai tre amici parve che il
temporale non potesse aver fine, dopo due giorni di mare implacabile,
vento e piogge cessarono, ma il cielo rimase plumbeo e minaccioso.
Serius, che fino a quel momento si era orientato con le stelle ed il
sole, non potendo vedere nulla dichiarò di essersi perso;
non sapeva più che direzione prendere. Per
l’intera giornata nessun alito di vento gonfiò la
vela e la barca galleggiò immobile in mezzo ad un mare di
piombo.
Destros,
non volendo perdersi d’animo, decise di riassettare
l’imbarcazione riparando alla meno peggio i danni che la
tempesta aveva provocato. Dovette ammettere che era davvero una buona
barca, malgrado il mare grosso, i danni erano di poco conto. Poi scese
la notte; se durante il giorno il morale era a pezzi, il buio pesto di
una notte senza luna, portò la disperazione ai tre compagni
che si sentirono naufraghi in mezzo al nulla. Si addormentarono sul
ponte, dopo aver gettato l’ancora con la speranza che il
mattino seguente il tempo fosse migliore e la posizione del sole li
aiutasse a ritrovare la giusta rotta.
Era
l’ora fredda e umida che anticipa l’alba, quando
Tetril sentì la ruvida lingua di Caio sul viso, e una vocina
diceva:
–
Svegliati, sveglia, forza. Ma che caspita hai mangiato ieri sera,
papaveri? Dài su, forza.
Tetril
aprì gli occhi contro voglia mentre nella sua mente altre
voci prendevano il posto dell’incubo che stava facendo.
–
Ci siete riusciti a svegliarli? Bisogna fare in fretta, è
pericoloso rimanere in queste acque – una voce sconosciuta si
fece strada nella mente annebbiata di Destros.
–
No, non riesco a svegliarlo, sembra che a Destros non dia fastidio il
fatto che gli lecchi la faccia.
–
Il mio ha aperto un occhio, forse ci riesco.
–
Perché non provi a saltargli sulla pancia –
suggerì la voce sconosciuta.
Nel
mentre Tetril si mise a sedere e fece in tempo a vedere Gipsy prendere
la rincorsa e saltare con le quattro zampette sullo stomaco di Destros
che preso alla sprovvista emise un grugnito strozzato per il colpo allo
stomaco, mettendosi automaticamente a sedere e facendo ruzzolare a
terra il cagnolino che, agilmente, si rimise in piedi.
–
Ma che cosa cerchi di fare Gipsy, mi vuoi uccidere? – disse
Destros tossendo, mentre si massaggiava lo stomaco dolorante.
–
Scusa tanto, non volevo farti male, ma non riuscivo a svegliarti
– rispose Gipsy abbassando le orecchie dispiaciuto.
Nel
frattempo con tutta quella confusione si era alzato anche Serius.
–
Cosa succede? – chiese sbadigliando.
–
Niente di strano! Gli animali sono impazziti – rispose
Destros ancora imbronciato per il brusco risveglio.
–
Allora siete riusciti a svegliarli tutti? – intervenne la
voce sconosciuta, impaziente.
–
Direi di sì – rispose Caio.
–
Allora andiamo.
–
Ma, un attimo, io conosco questa voce – disse Tetril,
sporgendosi dal bordo della barca.
–
Citz sei proprio tu, ma cosa ci fai in queste acque?
–
Sono stato mandato da Jacopo perché i poteri delle ragazze
avevano preannunciato una tempesta in mare sulla vostra rotta,
così mi ha mandato a cercarvi: da quanto vedo aveva ragione
ad essere preoccupato.
–
Ciao Citz, che bello adesso ti posso sentire anch’io
– disse Destros che nel frattempo stava guardando fuori bordo.
–
Ma come è possibile!? – chiese il delfino stupito.
–
È una lunga storia che un giorno ti spiegherò
– rispose Destros.
–
Bene ne sono molto felice, sarà molto più facile
per me guidarvi fuori dai guai ma ora svelti sbrighiamoci ad andare via
da qui, il mare è infestato di pescecani e barracuda, pesci
poco amichevoli e in questi abissi vive un calamaro gigante che in
piena notte fa una capatina in superficie per sfamarsi, e vi assicuro
che mangia tutto ciò che gli capita a tiro, meglio non
trovarsi nei paraggi – rispose Citz.
I tre
uomini spronati da Citz e rinfrancati dall’apparizione del
sole all’orizzonte si prepararono a partire velocemente. La
vela venne spiegata ed il vento la gonfiò immediatamente
dando velocità alla navigazione. Destros si affretto ad
andare al timone per seguire i balzi che Citz faceva a prua.
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