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Paolo Barbieri

 

L'inebriante

seduzione

 

2018

ISBN 13: 978887536421-2

pp. 112

cm 15x21

€ 15,00

 

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L'autore

Paolo Barbieri (Carrara, 1950), laurea in Economia e Commercio, è stato insegnante presso istituti superiori. Ha iniziato a pubblicare i suoi lavori letterari solo dopo il pensionamento del 2008. I suoi interessi culturali hanno sempre spaziato sia nel settore artistico sia in quello scientifico. Le sue conoscenze musicali sono approfondite e si estendono dal polifonismo cinquecentesco di Palestrina alle composizioni atonali del ’900. Profondamente attratto dall’opera lirica, in particolare dal dramma giocoso o buffo, ha completa conoscenza delle più grandi voci liriche dall’invenzione del disco fino ad oggi. È anche appassionato conoscitore di cinema, arte e danza classica. In ambito scientifico, la sua passione per tutte le branche della Fisica è stata travolgente, così come quella per la Psicanalisi. Paradossalmente, le sue conoscenze in campo letterario non sono così vaste. Poesia: Poesie d’amore e di morte (2011), Poesie in sol minore (2012), Peccati di vecchiaia (Edizioni clandestine, Massa 2013). Aforismi: Il caso è singolare (2014), È un piacer serbato ai saggi (2015), Languir per una bella (Stampa indipendente, Massa 2015), Pentagoni regolari (Edizioni Joker, Novi Ligure 2017), Vanità e affanni (Edizioni Joker, Novi Ligure 2019). Romanzi: L’inebriante seduzione (Edizioni Joker, Novi Ligure 2018).

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I testi

«Sfiorar vorrei le tue suadenti labbra / siccome zeffiro carezza gentili fronde / che rispondono amorose con carole voci. / O come il quieto mar, verde delicato, / porta cortesi onde a sospirar sulla candida riva». Sono versi inebrianti e seducenti pronunciati da un innamorato? No, è l’ideale bellezza contemplata e sognata da Laura, la protagonista di questo romanzo d'amore che si muove tra psicologia e tumultuose emozioni, narrato con una lingua ricca e coinvolgente. Un romanzo a tratti anche impietoso nello svelare angoli nascosti dell'anima, nel costringerci a fare i conti con le nostre illusioni e delusioni.


 

* * *

 

Capitolo secondo



                                                                      «Quanto ancor più bella sembra la bellezza
                                                                      per quel ricco ornamento che virtù le dona».
                                                                      Shakespeare, sonetto 54



Laura

Alessandro stava comodamente seduto su una confortevole panchina di legno in un ombroso giardino alberato che cingeva armoniosamente l’antica Università, tranquillo, rilassato, apparentemente senza pensieri; era il primo pomeriggio d’un magnifico settembre con un sole ancora molto caldo. Vide passare Laura, cara amica d’infanzia iscritta al secondo anno di Medicina, che, avvicinatasi, gli domandò con impercettibile interesse: «È il mio secondo giro qui intorno, prima non ti ho visto».
«Sono arrivato da pochissimi minuti e mi sono accomodato al fresco. È bello godere la serenità di questo luogo e guardare gli studenti che dopo pranzo gironzolano qua e là, taluni preoccupati per l’esame del pomeriggio ed altri che gioiscono e discutono festosi per il bel voto preso in mattinata».
«C’è anche chi non ce l’ha fatta».
«Zucche vuote e zucchine immature da bollire esistono anche nelle università, davanti ma pure dietro le cattedre, in quelle enormi e squallide aule pendenti imbrattate d’un plumbeo grigiore sconfortante persino i più volenterosi».
«Non essere insensibile e rude con le persone che non lo meritano. Silvia mi stava appunto raccontando di questa tua stravagante ostilità nei confronti di chi fatica nel restare in regola cogli esami pur impegnandosi molto. Poi criticare i professori! Mi sembra davvero esagerato, non credi?».
«No. Se avrai modo di viaggiare e conoscere come vanno le cose fuori dal tuo orto te ne renderai pienamente conto. La scontentezza economica della maggioranza degli insegnanti fa il giusto paio con la loro cultura».
Queste perentorie affermazioni non riflettevano affatto cattiveria o disumanità nei confronti degli studenti. Egli riteneva che ogni università italiana avesse i suoi baldanzosi saltimbanchi ammaestrati da chi, onnipotente e micidiale, fosse in grado di gestire un parossistico e clownesco Augusto circo in grado di rimpinguare ulteriormente e in breve tempo la folta schiera di inquieti disoccupati provvisti di infruttuosa laurea che già si stava facendo le seghe più come passatempo che come sano e divertente godimento: era brutto l’affare. Però, allo scopo di una migliore conversazione, pregò Laura, splendida figura longilinea al pari d’una modella, di sedersi accanto a lui per non farlo rimanere a testa in su come chi, per ossequiosa devozione, guarda una madonna per chiederne le grazie. Lei si accomodò volentieri accanto all’amico che ammirava e apprezzava fin dalla stagione della vita da tutti più amata e più rimpianta: la fanciullezza. Di lui conosceva pure i difetti, in verità visti come espressioni marginali d’una intelligenza ed ingegnosità davvero rare. Alle sue istintive e spontanee battute e frasi grottesche dette con disinvolta quanto esagerata naturalezza, Laura rispondeva con un candido e innocente sorriso d’angelo leonardesco, un po’ irritante per il ragazzo che in tal maniera temeva una sorta di compatimento in realtà del tutto estraneo alle intenzioni di lei. D’altro canto Alessandro si esprimeva con temperamento, carattere e umorismo da vero inglese, poco incline a compromessi o accomodamenti tipici e distintivi di un’italianità a lui mentalmente indigesta e fastidiosa. Non era certo un tipo altero ma sicuramente neppure sposava l’umiltà, considerata indice d’insicura intelligenza e dubbiosa attendibilità. Ecco allora arrivare le rassicuranti ma perentorie risposte di lei che, con sapiente garbo ed educazione, appianava e rasserenava.
«Se ho sorriso è stato per spontanea simpatia e non certo per esprimere avversione nei tuoi confronti. È esattamente il contrario e lo sai bene. Devi scusarmi se ho involontariamente urtato la tua sensibilità oppure provocato in te qualche malumore. Ma dato che ne abbiamo l’occasione, non credi sia opportuno cambiare discorso e parlare d’altro?».
D’altro? Il riferimento era chiaro: desiderava si conversasse della comune amica Silvia. Per lui l’argomento era di modestissimo interesse però non aveva davvero alcun problema al fine di conoscere eventuali novità stimolanti al pari d’uno zero, in quell’assurda e noiosa città di provincia.
«Mi hai visto e sei venuta di proposito, non è così? Dunque puoi iniziare a raccontare: sono tutt’orecchi».
«Ale, a quanto pare ci prendi. Sono molti quelli che raccontano di questa tua singolare preveggenza».
«Pure tu con questa storia? Non sarò per caso circondato da insensati? Fai un accenno, mi pare logico pensare alla tua amica».
«Cioè alla tua ex, per meglio dire».
«Quale onore sentirlo dire».
«Ti assicuro che sto parlando seriamente; non è uno scherzo, a Silvia sta veramente andando tutto di traverso».
[...]
 

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