i libri

Andrea Laiolo

 

L'aranceto nel marmo

Misuratezza e ludicìzia

 

2011

ISBN 13: 978-88-7536-281-2

pp. 104

cm 12x21

€ 13,00

 

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L'autore

Andrea Laiolo è nato il 6 giugno 1971 ad Asti. Si è laureato con una tesi su La valenza scenica del verso alfieriano (Premio Centro Nazionale di Studi Alfieriani, 1999). Esordisce con la raccolta poetica Punctus contra punctum (2004, Premio Letterario “Mario Pannunzio” per la poesia nel 2005), seguita nel 2007 da I sedici soffi del martello e nel 2009 da L’avvento della perfetta pantera.

Tutte e tre le raccolte poetiche sono state pubblicate dalle Edizioni dell’Orso di Alessandria nella collana diretta da Loris M. Marchetti La linea d’ombra.

Nell’ambito del suo interesse per la musica e lo spettacolo, ha realizzato con il gruppo di musica antica “La Ghironda” un disco di musica medievale: Dulci sonant ore (Studiottanta Fortuna Records, 2004). Il medesimo interesse, inscindibile dalla primaria vocazione poetica, lo ha portato a pubblicare insieme a Donatella Lèssio, la quale ne è anche l’interprete, Le intronate, parlate per giullara sola, una sorta di “commedia di monologhi” (Edizioni Joker, Novi Ligure 2008). Sempre presso Joker è di prossima pubblicazione in un volume collettaneo

l’atto unico Donna a-gogna, ancora composto per l’interpretazione della Lèssio.

Ha collaborato alla raccolta di saggi Alfredo de Palchi, la potenza della poesia (Edizioni dell’Orso, Alessandria 2008) e con riviste quali “Hebenon”, “Issimo”, “Cortocircuito” e “La clessidra”, sia come saggista che come poeta.

Con la moglie e la loro figliola vive virtualmente a Siena.

Andrea è solo un rappresentante dell’antica tradizione.

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I testi

 

Questa “raccolta” di testi poetici di Andrea Laiolo, L’aranceto nel marmo. Misuratezza e ludicìzia, sembra vistosamente accomunarsi alle precedenti per la struttura all’apparenza sovraffollata e composita, per la costruzione di primo acchito dispersiva e caotica (forse, a conti fatti, meno avvertibili nel trittico costituente L’avvento della perfetta pantera). Ma ad

occhio attento e disponibile a una riflessione più accurata non potrà poi non emergere con evidenza luminosa – così come per i libri precedenti – che quella costruzione aspra e difforme, quella struttura franta e frammentata vengono alla fine a unificare in legittima e solida coerenza un ricco repertorio (tematico e tonale, stilistico e linguistico, metrico e formale) di materiali magari centrifughi ed estranei, eterocliti e irrelati, ma in qualche modo sempre piegati rigorosamente alla creazione di un discorso poetico sì tentacolare e polifonico ma non per ciò carente di un forte centro irradiatore, di un’idea-base fecondante.

Se è vero, come la storia letteraria garantisce, che la Satira (e il genere satirico) sono una figliazione (sempre più autonoma nel tempo) della Satßra, con quanto ne consegue, il libro di Laiolo, in buona parte satirico (ed ironico), è certo anche una “sàtura” per quanto di diverso abbraccia e offre. [...]

Con il suo “gioco” sghignazzante ma serissimo (non serioso) Laiolo da un lato spezza una lancia a favore della poesia più autentica, sofferta, vissuta, scolpita e modellata dagli alterni travagli dell’anima, del sangue, della mente (come preludî a una perfetta e rigorosa stilizzazione estetica), dall’altro firma un convinto e devoto atto d’amore per una lunga e variegata tradizione di bellezza e di vitalità poetica (anche nelle varianti metamorfiche ed eretiche) in cui – è presumibile – vuole orgogliosamente riconoscersi.

                                                                                      Loris Maria Marchetti
 

* * *

 

Prima Serie - III

 

Bocca di Magra, bocca di Toscana,

appena percettibile il fruscìo

delle acque placido si snoda in mano

all’immane silenzio e al mescolìo.

 

Monti possenti serrano lo sguardo,

lo riallineano al piano fin là dove

nel mare il fiume si sostanzia tardo

e lo colora appena lo rimuove.

 

Presso il tuffo dell’afa si smarrisce

come se fosse la stessa Natura

a ricacciarlo su te, sulle lisce

e calde essenze della tua figura.

 

Luminescenza della carne attira

il senso che lo guida: ora si attarda

lo sguardo, a altri confini non aspira:

con te ristà, in te sola si riguarda.


 

* * *

 

Motteggi - VII

 

E se l’endecasillabo cangiassi

e dietro vi celassi il vieto metro,

ma solo passato il bosco ove Apollo

Divo al peripatetico funghetto

ha eletto ovuli d’ogiva?

 

Tu mi guardi e dichi (sì: dichi): «Che?

Non fare bischerate! Tu vai ghiotto

pei piedi delle muse». E sì dicendo

mi fai palese la tua pianta e cinque

dita, irte come serto di Parnaso.

 

 

* * *

 

Il gatto padùle

Canovaccio

 

In un reame del Nord re Taò

di aver perduta la figlia Salotta

si lagna. Pantalone lo consiglia:

In soccorso fai giungere quel saggio

che solitario vive sotto il faggio ecc…

Salotta è legata nella grotta

del nemico, il terribile Gianrico:

la minaccia: Ti strapperò la faccia!

Mentre la principessa trema tutta

dice: La darò a mia sorella brutta,

che potrà andare a giro

senza più sia presa in giro!

Il vecchio saggio, convocato a corte,

un po’ bestemmia e parla la sua scimmia:

che liberarla possono soltanto

Zolfato e Mercurina. Dove siano

chiede il sovrano. Dovunque essi stiano,

è solo il gatto padùle a saperlo.

Viene mandato Truffaldino in cerca

del Gatto molto sapiente; con lui

Brighella valoroso e dispensiera

Smeraldina. Per strada si fa sera.

Mangiano e bevono assai. Loro lazzi.

Poi dormono di sasso; al risvegliarsi

si vedono intorno la palude,

al bordo un gigantesco gatto nero

che sonnecchia nel fango. Signor Nostro

vorreste favorirci d’un segreto?

Dove siano Zolfato e Mercurina ecc…

Alzando il capo il Gatto si fa bianco

e dice di rispondere se avesse

una manciata di pescetti in cambio.

La Smeraldina lo accontenta; ed egli

diventa un gatto rosso; con l’artiglio

indica il luogo, che dista un miglio.

Zolfato e Mercurina stanno l’uno

sopra e l’altra sotto un grande alberello,

al cui centro, proprio in mezzo al tronco,

i tre compagni vedono formarsi

l’immagine serena di Salotta,

distesa orizzontale e tutta libera.

L’immagine diventa poi reale.

La principessa viene festeggiata,

al suo babbino salva riportata.

 

Ma cosa vuol mai dire questa storia?

Chiedetelo al suo autore senza gloria.

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