Questa “raccolta” di testi
poetici di Andrea Laiolo,
L’aranceto nel marmo.
Misuratezza e ludicìzia,
sembra vistosamente accomunarsi alle precedenti per la
struttura all’apparenza sovraffollata e composita, per la
costruzione di primo acchito dispersiva e caotica (forse, a
conti fatti, meno avvertibili nel trittico costituente
L’avvento della
perfetta pantera).
Ma ad
occhio attento e disponibile
a una riflessione più accurata non potrà poi non emergere
con evidenza luminosa – così come per i libri precedenti –
che quella costruzione aspra e difforme, quella struttura
franta e frammentata vengono alla fine a unificare in
legittima e solida coerenza un ricco repertorio (tematico e
tonale, stilistico e linguistico, metrico e formale) di
materiali magari centrifughi ed estranei, eterocliti e
irrelati, ma in qualche modo sempre piegati rigorosamente
alla creazione di un discorso poetico sì tentacolare e
polifonico ma non per ciò carente di un forte centro
irradiatore, di un’idea-base fecondante.
Se è vero, come la storia
letteraria garantisce, che la Satira (e il genere satirico)
sono una figliazione (sempre più autonoma nel tempo) della
Sat
Bocca di Magra, bocca di
Toscana,
appena percettibile il
fruscìo
delle acque placido si snoda
in mano
all’immane silenzio e al
mescolìo.
Monti possenti serrano lo
sguardo,
lo riallineano al piano fin
là dove
nel mare il fiume si
sostanzia tardo
e lo colora appena lo
rimuove.
Presso il tuffo dell’afa si
smarrisce
come se fosse la stessa
Natura
a ricacciarlo su te, sulle
lisce
e calde essenze della tua
figura.
Luminescenza della carne
attira
il senso che lo guida: ora si
attarda
lo sguardo, a altri confini
non aspira:
con te ristà, in te sola si
riguarda.
Canovaccio
In un reame del Nord re Taò
di aver perduta la figlia
Salotta
si lagna. Pantalone lo
consiglia:
In soccorso fai giungere quel
saggio
che solitario vive sotto il
faggio ecc…
Salotta è legata nella grotta
del nemico, il terribile
Gianrico:
la minaccia:
Ti strapperò la faccia!
Mentre la principessa trema
tutta
dice:
La darò a mia sorella brutta,
che potrà andare a giro
senza più sia presa in giro!
Il vecchio saggio, convocato
a corte,
un po’ bestemmia e parla la
sua scimmia:
che liberarla possono
soltanto
Zolfato e Mercurina. Dove
siano
chiede il sovrano.
Dovunque essi stiano,
è solo il gatto padùle a
saperlo.
Viene mandato Truffaldino in
cerca
del Gatto molto sapiente; con
lui
Brighella valoroso e
dispensiera
Smeraldina. Per strada si fa
sera.
Mangiano e bevono assai. Loro
lazzi.
Poi dormono di sasso; al
risvegliarsi
si vedono intorno la palude,
al bordo un gigantesco gatto
nero
che sonnecchia nel fango.
Signor Nostro
vorreste favorirci d’un
segreto?
Dove siano Zolfato e
Mercurina ecc…
Alzando il capo il Gatto si
fa bianco
e dice di rispondere se
avesse
una manciata di pescetti in
cambio.
La Smeraldina lo accontenta;
ed egli
diventa un gatto rosso; con
l’artiglio
indica il luogo, che dista un
miglio.
Zolfato e Mercurina stanno
l’uno
sopra e l’altra sotto un
grande alberello,
al cui centro, proprio in
mezzo al tronco,
i tre compagni vedono
formarsi
l’immagine serena di Salotta,
distesa orizzontale e tutta
libera.
L’immagine diventa poi reale.
La principessa viene
festeggiata,
al suo babbino salva
riportata.
Ma cosa vuol mai dire questa
storia?
Chiedetelo al suo autore
senza gloria.