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Il giardino incantato
Le dame d’argento balenarono intorno
discese nel buio
distraevano gli sguardi e gli
intenti.
Amorose presenze
dal mondo volevano alienare
i nostri occhi e portarli
più verso, là in fondo, con loro
a sognare gli ultimi sogni
notturni.
Ora penso a loro
rigirando a terra la tazzina del
caffè
sorso per sorso
quel miracolo incompiuto.
Si dischiudeva il mondo dietro la
porta
e forse era concesso sbirciare
dalla serratura, là nel giardino.
* * *
Lascerò la pena e la compassione
Quasi viviamo il giorno
solo per sfuggirvi la notte in sogno.
Forse veramente l’esistenza
ha un senso nel riposo.
Ti sputano in faccia le nuvole
queste sparse gocce al saluto
dell’uomo-senza-gamba sui suoi
trampoli o di quello in bici:
inforca sottobraccio l’altra
stampella.
E corriamo ogni giorno al semaforo.
Accarezzo il viso premendolo coi
palmi
e i bulbi mi trasmettono immagini
di questa periferia devastata.
Nei tramonti rosa l’assurdo giorno
d’ognuno di noi.
* * *
Senza guardarsi negli occhi
Sole atroce porta questo tuo figlio
dove ali lo sostengano ancora.
Ed era fuso a quei profili, ed era
il tempo delle fioriture sui clivi
polvere fine sulle nostre scarpe
cammino dolce senza esitazione:
ed era ciò che ci porta
sotto i sambuchi a riposare.
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