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È una poesia severa, quella di Guido
Gallovich; una poesia che sa guardare la vita come lotta e, quindi,
resistenza al di là di una possibilità di
vittoria. Questi versi lirici e musicali, mai sdolcinati, affrontano il
tema del continuo divenire tra nomadismi e solitudini, nella certezza
che in questo destino vi sia l’essenza più vera
dell’umano, la salvezza degli “eroi
cadenti”.
* * *
Io sono
un Nessuno
che vaga
nell’estremo,
dirompente attimo
che separa
il Tutto
dal Nulla
* * *
Quando
impugno
la stilografica
sembro
esattamente
un drogato
alle prese con la
propria siringa:
entrambi
travolti
dall’impaziente necessità
della propria dose
di vita
* * *
Chiamate poeta
solo chi,
almeno
per un attimo,
nella vita
ha confuso
il cielo con il mare
e poiché
soltanto le emozioni
durano il tempo
di una poesia
dimenticatelo
* * *
Il presente,
un acrobata
in equilibrio
su due vuoti.
Passato
e Futuro.
E non ho
nemmeno
il tempo
di un applauso
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