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L'anima
dell'anima
Come mostrar che si fonde insieme,
come tra lor quegli elementi
agiscon similmente congiunti.
Son nei loro moti, come avesser catene
che s’intreccian con segmenti,
nel soggiacer finché non sian defunti.
L’anima che sin dalla nascita vigila dentro le membra,
senza scindersi in rovina e putrefarsi,
come atomi nelle viscere che tengon nel corpo,
l’anima s’agita nel grembo ma viver non sembra.
Eppur nel corpo squassato l’anima non può disfarsi,
par salga alla celeste dimora, e comparir nel e risorto.
V’è un’anima nell’anima ma di
qual natura?
Se nasce dal corpo o vien infusa a chi nasce.
Quando periscon i corpi lasceran la dimora.
Un fenomeno che dona i sensi, ma non ha figura,
già s’apre il vagito quando ancor si è
in fasce.
Non nasce nulla al nulla, un assioma che s’ignora.
Pur varcando secoli interi non ne appar l’esistenza.
L’anima vive nel pensier, insorge nelle membra insita.
Sol la povertà del linguaggio, del lessico impedisce
di scoprir se ci abbandona, della sua assenza,
o possa esser identificata prima che sia fuggita,
o è tutt’uno e nelle membra finisce.
* * *
Solitudine
Questo silenzio amico
a questo cuore non bussa nessuno
son solo senza un invito
lo sguardo vaga in cerca di qualcuno.
Ma nessuno bussa nemmeno il vento.
Fuori la neve scende
lenta come il tempo,
fitta e chiara ma chi l’attende.
Non io che avvolto in queste mura,
grigie senza tepore.
Questa vita spietata e dura
mi volgo allo specchio son dolore.
Lontano mi è questo viso,
il ricordo dei vent’anni miei,
d’allegria, più nulla vi è inciso
gioventù gioventù dove sei?
Il freddo lento s’avvicina,
il cuore batte senza sapere,
già il giorno s’incrina.
Questa neve continua a cadere.
Son lunghe le ore,
grigie e pesanti come la roccia.
Con me v’è sol dolore
sul mio volto scende una goccia.
Calda come un sole,
lenta come la neve,
consolar mi vuole,
delicata e lieve.
* * *
Piccolo
torrente
Gorgheggian le acque fra i massi,
spumeggian danzanti.
Guizzan sinuose fra i sassi,
scorron come allegri viandanti.
Si delizian vivaci pesciolini,
rincorrendo le innocue onde.
Nel seguir ignoti destini
che il cuor non nasconde.
S’arena l’avida tentazione.
Mi soffermo nel meditare.
Questa vita che par una dannazione.
Mi sfugge il desiderio di camminare.
Scende l’acqua, scende con allegria.
Aggira i sassi cantando,
non ferman la sua via.
Questo forse va insegnando.
Quest’acqua che mi par tanto amica.
Par lavarmi i pensieri.
Quanto lontana è or la fatica.
Ero triste fino a ieri.
Guardo estasiato il torrente
fino all’immacolato fondo.
Ai limpidi raggi è lucente.
Va col suo canto giocondo.
Par quest’acqua mi circondi,
tendo la mano non la posso afferrare.
Grazie di questi simboli profondi,
questo tuo fruscio par mi voglia salutare.
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