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Matteo Marini è nato a Brescia la notte
del 26 marzo 1984.
Vive sul lago d’Iseo e studia Lettere a Bergamo.
Da piccolo si accontentava di diventare come Zio Paperone, ora vorrebbe
passare alla storia inventando una cura letteraria capace di guarire
qualsiasi disturbo mentale.
Nel frattempo tenta di fare lo sceneggiatore, il regista, lo scrittore
mantenuto, l’insegnante, il giornalista enogastronomico ma
finisce sempre per fare il poeta.
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Virgola
Assembliamoci e distribuiamo
le proposte e i reclami e le armi
pensando a una Patagonìa
occupiamoci del nostro futuro,
dileguiamo da comizianti
in decomposizione che partono
in auto di papà e tornano
in auto blu: l’intervistatore ora tace,
gli uomini-rana che dettano le regole
e mettono le virgole mi portano
via nauseati dai miei neuroni che
spesso s’incontrano.
Sto vedendo una maglietta
di Ernesto Guevara e la cappa
di benestare si stappa,
esce un sermone
blasfemo e mi cacciano. Di nuovo.
E io, di nuovo, rientro.
Disinformazione da Seconda Repubblica.
Mi Demichelizzo e, senza alzare
le braccia, gesticolo
nello spazio sociale. E stavolta
Che Guevara fuoriesce dallo stemma
delle brigate neroazzurre
e vomito.
Nulla di più lontano
da quello che mio nonno Luigi
Marini avrebbe voluto vedermi
fare – sento l’odor di ormoni universitari
–
e un milanese comincia a parlare. Virgola.
Se il provincialismo è il sale
della vita, la propaganda
è il sale per la terra.
* * *
I piedi in testa
Divieto di poggiare lo sguardo
oltre il muretto,
un piccione lo fa
e lo spazzino s’impiccia
dei fatti miei
e di quelli del piccione.
Lo fa scappare e spazza via
le castagne matte
che ricoprono i tombini
e l’acqua non scorre più.
Scorre da sopra.
Kant dice: Dio è il cielo
sopra di noi e la legge morale
dentro di noi… Lo sa quello
spazzino? Chi è Kant? O chi
è Dio? Io non so chi è Kant,
l’ho studiato, una voce di
Lonato lo spiegava, ma io
giocavo a dadi con Silvia.
E Silvia sa chi è Dio.
Un ragazzo handicappato
ha scacciato via lo spazzino, ora,
Dio lo sa chi è quel ragazzo
handicappato?
Una qualsiasi macchina BUCHER CITYCAT
pulitrice non mi lascia
scampo... Dovrò alzarmi!
Devo resistere, mi dico, e
scrivo, ma non penso, che
lo farò.
* * *
Rosso notte
Qualcuno mi ha detto che Pasolini è morto,
forse uno scrittore, vanitoso e non
proletario del 2005 in stagione
invernale il suicidio
non gli si addiceva. Sergio dice
che l’hanno ucciso, ma chi? Pino
è compiaciuto, gli piace il carcere,
ha da mangiare e carne da
posizioni geometriche.
Secondo me è felice. Lo era trenta
anni fa, lo è adesso. Perché
sa che Pasolini è ancora morto.
E non è morto solo lui. Ieri
è morto Sergio, l’accattone, e
domani ci ricorderemo che anche
Pino è morto. Non è vero
che è libero, me l’hanno detto
le stesse persone che trenta anni fa
erano a Ostia.
E io non ero ancora nato.
Ma lo so lo stesso.
Anche se non sono uno scrittore.
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