Una storia condotta sul filo
del thrilling.
Sullo sfondo le Dolomiti. Un
incontro apparentemente casuale tra Paolo, un giovane alla
ricerca di tradizioni sui luoghi divenuti patrimonio
dell’umanità, e una donna, Anna, affascinante e nello stesso
tempo misteriosa, dà origine ad una storia che tiene avvinto
il lettore fino al suo epilogo.
Cos’è accaduto ad Anna? I
suoi occhi neri, ipnotici, nascondono un dramma, un passato
al limite della follia. Dietro una famiglia apparentemente
normale possono celarsi tragedie inconfessabili.
* * *
La sera scendeva sulla valle
e le montagne d’intorno sparivano lentamente dietro un velo
di nebbia. Faceva molto caldo. Lei era affacciata ad una
finestra, al secondo piano dell’unica casa-albergo del
passo. Mi fermai ad osservarla: guardava verso un punto
lontano, come se con lo sguardo volesse valicare monti e
pianure e raggiungere qualche cosa che era al di là. Aveva i
capelli color nero corvino, diritti sulla fronte,
leggermente più lunghi sotto le orecchie e dietro, lungo il
collo. Creavano un evidente contrasto con la pelle chiara
del viso dai lineamenti sottili. Dopo aver visto partire
l’ultima corriera, si mise un asciugamano sulle spalle ed
incominciò a pettinarsi, spazzolando a lungo quei capelli
già diritti.
Entrai nell’albergo-rifugio: la sala del bar era deserta;
sui tavoli c’erano i resti delle consumazioni e l’ambiente
emanava una sensazione di squallore. Fui preso dalla
tentazione di andarmene, stavo per farlo quando qualcuno
alla mie spalle mi chiese che cosa desiderassi. Mi voltai:
vidi vicino al banco della cassa un uomo di media età, non
molto alto, robusto, leggermente stempiato. I suoi modi
erano gentili, anche se qualche cosa di lui non mi convinse
fin da principio. La mia fu una sensazione immediata, quasi
epidermica. Chiesi di poter alloggiare lì per una notte;
l’uomo aprì la porta che dava sulle scale e chiamò qualcuno
a voce alta.
– Dovrà accontentarsi – disse poi incominciando a
raccogliere carte, bicchieri e piatti sporchi – siamo al
completo in questa stagione.
[...]
Terminato il pasto, non avevo
alcuna intenzione di chiudermi in camera: quell’ambiente mi
rattristava. Mi infilai la giacca a vento e uscii sul
piazzale antistante il rifugio. Aveva momentaneamente smesso
di piovere; la valle era immersa nel buio ed ogni cosa
assumeva un aspetto strano, quasi irreale. Le montagne erano
grandi macchie nere sulla cui sommità s’intravedeva un
pallido chiarore. Mi accorsi poi, l’indomani, che aveva
nevicato sulle alte cime. Qua e là si scorgevano luci, come
piccoli fari di riferimento nella vallata. Poco distante
doveva scorrere un torrente; nel pomeriggio non l’avevo
visto, ora, nel silenzio, la sua voce era intensa e
roboante. La curiosità fece sì che m’incamminassi nella
direzione dalla quale proveniva il rumore dell’acqua. Feci
pochi metri, poi all’improvviso sentii l’impulso di tornare
indietro, come se fossi stato assalito dai fantasmi della
mia fantasia. Accesi la pila che avevo portato con me; sotto
il riflesso di quella luce, la natura circostante assumeva
strane conformazioni. Mi fermai e rimasi al buio:
nell’oscurità mi sentivo più sicuro. Fatti pochi passi mi
ritrovai nel piazzale antistante il rifugio, dove arrivavano
confuse le voci dei ragazzi. Mi sedetti su un masso e rimasi
lì, per una decina di minuti, senza pensare a nulla.
Stranamente ora provavo un profondo senso di pace. Il buio
non mi dava più fastidio; anche la mia vista vi si era
abituata.
A poco a poco sentii che l’umidità mi penetrava nelle ossa e
decisi di rientrare. Alcuni ragazzi erano saliti in camera,
altri giocavano a carte; il prete, in disparte, vicino al
caminetto acceso, leggeva. Come entrai nella sala sollevò lo
sguardo dal libro e mi sorrise.
[...]
– Conosco bene questi luoghi,
perché, come le dicevo, ci sono nato. Quante cose ho visto
cambiare! So anche fare la voce grossa quando accade qualche
cosa che non mi va! Non dovevano ad esempio lasciare che
costruissero qui davanti quel parcheggio... e tutti quei
pullman che vanno avanti e indietro per la vallata, sempre
avanti e indietro! Per la miseria, non sarebbe successo!
– Cosa accadde?
– È una storia lunga, gliela racconterò un’altra volta: ci
vogliono molta calma e tempo per capire.
La vicenda incominciò ad interessarmi: quella sensazione
strana che avevo provato entrando in quel luogo, quel misto
di attrazione e di mistero che aleggiavano intorno ad Anna
mi intrigavano sempre più.
L’uomo si fece d’un tratto pensieroso e poi, come per
concludere un ragionamento fatto mentalmente – Purtroppo la
signora Anna non vuole andare via da qui – disse alzandosi e
chiudendo il libro che aveva in mano.
– Perché?
– La conosco fin da quando è nata; potrebbe essere mia
figlia, si fa per dire. Quando butteranno giù questa casa –
continuò tornando a sedersi – anche per me sarà difficile
trovare un posto dove andare a passare l’estate con i miei
ragazzi. A me non piacciono i cambiamenti; quando mi
affeziono ad un posto, ci ritorno sempre.
[...]