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Giuseppe Celano è nato nel 1979 a
Milano, dove ha conseguito la laurea in Lettere classiche. Attualmente
frequenta un dottorato in Filologia classica a Genova.
Flaviana, con cui esordisce,
è una raccolta di poesie nata da una duplice passione: per
Flavia e per l’“antico sempre nuovo”.
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Per te, crudele innominata – pure
il nome mi negasti… – cui, curiosa,
piacque sedurmi con forme sinuose
e abbandonare;
per te, gioiosa immagine di fresca
bellezza, io non prego degli dei
il padre e dei mortali che ti fulmini
ora all’istante
e le tue ceneri Bòrea disperda;
o che ti cruccino le Erinni e spingano
fino agli estremi confini del mondo,
giuste ministre;
no, non ciò prego, Amore adamantino;
ma la Cìpride invoco con perpetui
voti: “Aurea Afrodite, che troneggi
universale,
Vittrice di Pasìfae ed Ìo, benigna
del sacerdote adempi il desiderio:
che la Pietra il medesimo, patisca,
né più né meno!”.
* * *
Flavia,
non essere schiva con me;
se fosti cara alla Dea che dalle acque
citèrie nacque, ricorda che vìndice
ne è anche il furore.
Non gradisce la Dea chi altero incede,
chi fugge sacri connubi: non fare
come i cavalli, ma i comandi esegui
che dà Afrodite.
* * *
Detesto questo amore
mai vissuto,
perché se ne sfumano i contorni
e ti confondo, Flavia, con l’amore per Dio;
è un amore simile questo a quello per Dio:
l’assenza della persona
alimenta all’infinito la passione
che cresce nella speranza dell’incontro,
e l’amata assume sempre più contorni
mitici e divini.
L’assenza le dà occasione di affrancamento
dal temporale e dal materiale,
dal difetto e dall’errore. Nella mente dell’amante
solo il bello vive dell’amata.
Per questo l’amore mai vissuto
è il più grande di tutti; e per questo,
l’amore mai vissuto è di tutti il più
crudele.
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