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Stefania Basini è nata a Milano nel 1970.
Il padre, gallese di famiglia emiliana emigrata all’inizio
del secolo, le ha trasmesso la passione per l’insegnamento e
per l’arte; dalla madre, poetessa, ha appreso un linguaggio
per il proprio sentire.
Appassionata insegnante di Inglese per giovani e adulti, si
è trasferita nella Riviera Ligure nel 2003.
Ha pubblicato la raccolta Sussurrato e gridando
presso la Piccola Biblioteca della Rivista Odissea di Angelo
Gaccione (Milano, 2008).
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La poesia di Stefania Basini
sgorga e si sviluppa nel cerchio intimo amoroso familiare,
mantenendo un legame tenace e profondo con la legge di
natura e con la percezione del mondo attraverso il corpo, la
voce, il sangue. Fondamento dell’essere nel mondo è
l’origine, l’ascendenza, il proprio concepimento segreto
come è segreta la scaturigine della vita nell’essere persona
e bestia, cioè essere una presenza forte, vicinissima
all’istinto e alla natura.
Figlia e genitrice a un tempo, l’autrice si posiziona sempre
e comunque nella successione inesorabile degli eventi, tra
la propria gente, ignara di sentimentalismi, con cuore e
coraggio. La sua lucidità è al limite della crudezza, sempre
sostenuta, però, da grande onestà intellettuale e da un
impegno di vita vissuta con «l’assenso dell’intero pianeta».
Una precisa misura esistenziale e generativa, mai passiva,
risalta da una poetica molto moderna, di accettazione della
storia con la consapevolezza di un graffito incisivo, sotto
la luce di uno stato nascente che contrasta l’omologazione e
lo spegnersi delle forze.
Claudia Azzola
* * *
dritto
Quel che l’uomo
non perdona
è l’alchimia
della donna
di fondere
le cellule
e trasmutarle in essere.
Partorire
la femmina e il maschio stesso.
Così i roghi.
Così l’accanimento.
I piccoli soprusi quotidiani.
È triste perpetuare
la tua specie
in pochi istanti
subito dimenticati.
* * *
il rientro
Stasera, per
telefono,
poterti dire
di un viaggio
in posti inauditi
e avere la voce di cristallo
e miele,
riderti fin dentro nel filo
ché le risate arrivino
nel tuo convento
e lo squassino
e che si sciolgano tutte le candele.
Invece ti parlerò piano
e tu non mi sentirai;
ti dovrò ripetere
la bellezza del viaggio,
è che ora abbiamo finito i soldi
e i sogni.
Ci saluteremo.
Tu soffierai sulle candele
e penserai che sono un po’ matta.
* * *
Gaza
Ad una sposa
gravida,
per spregio,
han strappato
il velo.
Il pianto
ha desolato
il suo futuro.
Ora
una sottile
e patetica
striscia di garza
pende
monca
nel vuoto.
Il velo è il brandello
da cui penzola
un orrore
senza tempo.
La sposa
è un urlo
che cancella
il mondo.
Oggi
la vita
è una striscia di garza
infame.
(gennaio 2009)
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