i libri

Domenico Iannaco

Ellisse

2006

ISBN 88-7536-106-1

pp. 56

cm 12x21

€ 10,00

 

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L'autore

Domenico Iannaco è nato ad Avellino nel 1980.
Nel 1999 ha esordito con la silloge Vita. Del 2003 è il poema Ambè r, cui segue nel 2004 la “satira in prosa” Orlando.
Ellisse rappresenta il tentativo di scrivere il “limbo moderno”, condizione dello spirito oscillante fra il riconoscimento e il rifiuto dei significati. L’opera rivive i modelli medievali, che si sostanziano di aspirazioni metafisiche, di trasfigurazioni della realtà e di “crudeltà” delle rappresentazioni, pur nella consapevolezza della polifonia e delle dissonanze del sostrato lirico.

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I testi

 

Kyrie eleison

I troni, le dominazioni,
gli angeli, i santi
atterriscono i cieli
e si lanciano come
uno stormo di cigni in calore,
si lanciano a Dio,
nell’abbandono alla sostanza
celeste.
E ciò che è più puro
appare terribile!
Risuonano voci di terra.
Risuonano voci di fuoco.
Arabeschi del regno celeste.
La parola mi condanna:
troppo simile ad un angelo
per non cadere...
Io ero la fenice,
il mio ciclo è spento.
I monti coperti dal verde,
come gli animali dal pelo...
Le nuvole che fuggono il cielo
come antiche dee pagane.
La Dafne che amai,
non mi risponde,
ricordo di un mondo finito...
Tutto esalta il nome di Dio.
Trema la terra.
Piange il creatore,
benedetto e maledetto,
da voci impure che pregano.
Io non riesco a pronunciare
quel nome che sfuggiva alla lingua.

Troppo ho conosciuto la vita
per riconoscere la tua Provvidenza
e gli universali della
mia mente.
Condannare uomini e Dio?
Gioco da folli.
Fuggi nel cielo fantasma dei cieli
e salva i suicidi innocenti.
Fugge il tempo che mi è stato
concesso.


                                                      28-29/6/2003
 

 

* * *

 

Rex tremendae

Sono stanco di presagi.
Il corpo non regge la potenza
dell’estasi del santo.
La schiena mi sfigura.
L’occhio si chiude.
Il mio orizzonte si frantuma.
Il mio cerchio crolla.
Pietà, Padre, pietà del giocatore!
L’effimera vita del giglio
nella cappella... Lungo il selciato...
... Ai piedi di Sant’Antonio.
Crolla la chiesa abbandonata,
come l’anima trafitta dal serpente,
pezzo per pezzo,
una tegola alla volta
e resta soltanto la facciata
di quello che non è.
L’Universo trema:
l’Universo in fiore?
Pensare allo spirito,
quando il corpo crolla?
È il terrore della scrittura nera.
È il terrore di ciò che non
è tempo e
di una fiamma che scarnifica
lo spirito del giglio,
il suo cuore bianco.
La fiamma senza la pietà
della conoscenza.
Dio mi condanna anima e corpo?
Cade l’Universo, e ogni cosa
anela alla stabilità
della sua morte.
Ma il mio dramma non è unico.
Ho visto la vita, il movimento,
il canto di stelle giovani,
avvolte in nebulose.
Ma quella forza che crea...
Distrugge!
Che sia questo il senso del cerchio
e del mistero?
Nell’orrore precristiano?
Dio è la lepre e l’aquila...
Noi soltanto fili d’erba?
Tutto avviene per gioco.
Il giudizio è un gioco.


                                                      29-30/06/2003
 

* * *

 

Lux aeterna

E il giglio, il corpo di Francesca,
latte di stelle nella
pietà dei cieli.
E il giglio ha il sapore
di Francesca
e il suo profumo è intenso
come il sacrificio.
E il giglio è caldo
come la luce del ricordo vivo.
L’ultima memoria celestiale
prima del tempo in cui
il giglio è in fiore.
San Francesco prega le “Laudes creaturarum”:
“guai a.cquelli ke morrano ne le peccata mortali”*;
e canta con la sua voce fioca.
Cantano i santi nel profumo.
Francesca piange il requiem
del particolare...
La sostanza dell’essere creatura.
Ora la sostanza è pura
e vive oltre la sfera temporale.
Le luci delle lucciole d’agosto
nella sera fresca come
un bacio.
Francesca vive, la Croce vive,
che strazia lo spazio,
la croce oltre la morte...
E illumina l’occhio liquefatto.

La croce nei vortici di luce.

Francesca e la croce
nella stessa fiamma.

È la fiamma degli
arcobaleni.
La fiamma della Croce
che purifica memorie.
E l’individuo si scioglie
nel calore,
nella purezza di Dio
che è più profonda
dell’acqua prenatale.
E all’origine torniamo
come il salmone che risale il fiume,
come la lucciola,
spinta dal vento del desiderio folle
dell’unione mistica
dell’uno con la Croce.
Terrificati dalla luce,
da quello che facemmo,
dall’esser uomo.


                                                     29/06-03/07-2003


*
San Francesco d’Assisi, Canto di Frate Sole, v. 29

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