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Loris Maria Marchetti (1945), piemontese di
Villafranca Sabauda, dal 1977 ha pubblicato una dozzina di opere in
versi (tra cui Il paradiso in terra, Joker 1998 e Concerto
domestico, Joker 2002), due volumi di racconti (Il
piacere della fedeltà, Forum 1985; Dopo
la chiusura, Edizioni dell'Orso, 2001) e alcuni libri di
saggistica letteraria e musicale (Pascoli, Marietti
1976; Un Santo e una Dea e altre cronache di iniziazione,
Edizioni dell'Orso, 1994) - oltre a varî contributi in
enciclopedie, miscellanee e riviste culturali. Accanto a significativi
riconoscimenti per l'attività poetica, ha conseguito nel
1988 il Premio letterario Mario Pannunzio per la narrativa. Dal 1989
dirige la collana di letteratura "La linea d'ombra" per le Edizioni
dell'Orso di Alessandria.
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Prefazione
Come inquadrare questa breve ma densa raccolta di scritti del poeta e
narratore torinese Loris Maria Marchetti? La densità, la
tonalità espressiva degli stessi e le tematiche affrontate
farebbero propendere a prima vista per il genere aforistico, ma una
attenta lettura rivela che l’andamento rapsodico dei pezzi
non corrisponde alla densità concettuale ed espressiva del
genere aforistico, il quale affronta i temi con rapide incursioni
caratterizzate da punte di acuta concettualità; a ulteriore
riprova, in nessuno dei trentacinque pezzi scatta il meccanismo
straniato, perverso e affascinante del salto di isotopia, lo stesso che
caratterizza l’aforisma al pari della barzelletta.
La svagata e divagante pensosità della persona
che si sofferma in un monologo/colloquio bonario e mai supponente
(benché con tono spesso amaro e acre) sui temi
più universali e inesauribili della humanitas
ci indirizza piuttosto verso la definizione di meditazioni sparse,
frammenti filosofici di una saggezza esistenziale che viene appunto
portata sulla pagina senza alcuna presunzione, ma, appunto, in un
colloquio da pari a pari con l’«ipocrita
lettore», partendo dal presupposto che questi
condividerà molte di queste esperienze, riflessioni e,
quindi, conclusioni.
Il problema, a questo punto, si fa stilistico, e pertiene
all’adeguata risoluzione dei problemi connessi principalmente
col tono. Sarà il lettore a scoprire, per ognuno dei
frammenti, i modi in cui Marchetti raggiunge la perfetta tenuta e
riuscita. Gli ingredienti della miscela marchettiana sono un poco di
misantropia e misoginia, la giusta dose di buon senso e quella concreta
disillusione che tutti sperimentano a un certo punto della vita:
è un «guardare lucidamente, gelidamente
implacabilmente dentro di sé» (p. 12), con tutti i
rischi che può comportare; un obiettivo etico e persino
morale, se questa parola ha ancora un senso. C’è,
in più, e traspare da ogni pagina, il
divertissement di costruire con le sole parole un personaggio
disincantato e a tratti persino cinico, o diciamo poco più
cinico del necessario, che fa una sorta di piccolo bilancio della vita
(la Vita, quella di tutti), che ha portato con sé la
saggezza attraverso il doloroso fallimento delle illusioni, il
ridimensionamento di sé a una corretta dimensione oggettiva.
Il progetto, va detto, è volutamente minimalista fin dal
titolo, in cui i trentacinque frammenti diventano trentacinque
centesimi (di euro?) di resto; ciò che resta, appunto, che
avanza e non ha troppo valore; qualcosa che non si vuole porre al
centro della scena con troppa evidenza. Naturale modestia o consapevole
scelta di una aurea mediocritas? Propendiamo per
questa seconda ipotesi, che ci pare avvallata dalle componenti
tematiche e stilistiche.
Quello che il libro di Marchetti ci propone è un approccio
più salutare e maturo verso il mondo e le persone; le quali,
secondo la natura umana, ci deludono allo stesso modo in cui il noi
presente ha deluso le aspettative astratte della nostra stessa
gioventù.
Mauro Ferrari
* * *
Guardare lucidamente, gelidamente,
implacabilmente dentro di sé: imprescindibile preludio a
organizzare la coraggiosa rigorosa radicale riforma critica di
sé stessi, correndo anche il rischio di una progressiva e
finale autodistruzione (ma il salubre proposito dispensa un piacere non
troppo condiviso e popolare).
* * *
Momento ineffabile e quasi
commovente, alla fine di un concerto o dell’esecuzione di
un’opera o di una rappresentazione teatrale, quando, nel
folto dell’ovazione e degli applausi scroscianti rivolti al
direttore o ai cantanti o all’orchestra o agli attori,
qualche voce isolata, più forte e stentorea delle altre, si
mette a gridare: Bravo! Bravo! Davvero, come se lo
avesse scoperto lui, in quella serata e in quell’occasione, e
sentisse il dovere di informare il mondo, ignaro fino ad allora, della
valentia di quel direttore, di quell’attore…
* * *
Non infrequentemente ci si
innamora per curiosità. Ma non si
può amare per curiosità.
* * *
Per alcuni i costi della vita sono
così alti che il guadagno netto, rispetto al ricavo
complessivo, è incredibilmente esiguo, se non affatto nullo.
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