i libri

Loris Maria Marchetti

Trentacinque centesimi

di resto

2005

ISBN 88-7536-042-1

pp. 32

cm 11x16

€ 6,00

 

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L'autore

Loris Maria Marchetti (1945), piemontese di Villafranca Sabauda, dal 1977 ha pubblicato una dozzina di opere in versi (tra cui Il paradiso in terra, Joker 1998 e Concerto domestico, Joker 2002), due volumi di racconti (Il piacere della fedeltà, Forum 1985; Dopo la chiusura, Edizioni dell'Orso, 2001) e alcuni libri di saggistica letteraria e musicale (Pascoli, Marietti 1976; Un Santo e una Dea e altre cronache di iniziazione, Edizioni dell'Orso, 1994) - oltre a varî contributi in enciclopedie, miscellanee e riviste culturali. Accanto a significativi riconoscimenti per l'attività poetica, ha conseguito nel 1988 il Premio letterario Mario Pannunzio per la narrativa. Dal 1989 dirige la collana di letteratura "La linea d'ombra" per le Edizioni dell'Orso di Alessandria.

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I testi

 

Prefazione

Come inquadrare questa breve ma densa raccolta di scritti del poeta e narratore torinese Loris Maria Marchetti? La densità, la tonalità espressiva degli stessi e le tematiche affrontate farebbero propendere a prima vista per il genere aforistico, ma una attenta lettura rivela che l’andamento rapsodico dei pezzi non corrisponde alla densità concettuale ed espressiva del genere aforistico, il quale affronta i temi con rapide incursioni caratterizzate da punte di acuta concettualità; a ulteriore riprova, in nessuno dei trentacinque pezzi scatta il meccanismo straniato, perverso e affascinante del salto di isotopia, lo stesso che caratterizza l’aforisma al pari della barzelletta.
La svagata e divagante pensosità della persona che si sofferma in un monologo/colloquio bonario e mai supponente (benché con tono spesso amaro e acre) sui temi più universali e inesauribili della humanitas ci indirizza piuttosto verso la definizione di meditazioni sparse, frammenti filosofici di una saggezza esistenziale che viene appunto portata sulla pagina senza alcuna presunzione, ma, appunto, in un colloquio da pari a pari con l’«ipocrita lettore», partendo dal presupposto che questi condividerà molte di queste esperienze, riflessioni e, quindi, conclusioni.
Il problema, a questo punto, si fa stilistico, e pertiene all’adeguata risoluzione dei problemi connessi principalmente col tono. Sarà il lettore a scoprire, per ognuno dei frammenti, i modi in cui Marchetti raggiunge la perfetta tenuta e riuscita. Gli ingredienti della miscela marchettiana sono un poco di misantropia e misoginia, la giusta dose di buon senso e quella concreta disillusione che tutti sperimentano a un certo punto della vita: è un «guardare lucidamente, gelidamente implacabilmente dentro di sé» (p. 12), con tutti i rischi che può comportare; un obiettivo etico e persino morale, se questa parola ha ancora un senso. C’è, in più, e traspare da ogni pagina, il divertissement di costruire con le sole parole un personaggio disincantato e a tratti persino cinico, o diciamo poco più cinico del necessario, che fa una sorta di piccolo bilancio della vita (la Vita, quella di tutti), che ha portato con sé la saggezza attraverso il doloroso fallimento delle illusioni, il ridimensionamento di sé a una corretta dimensione oggettiva.
Il progetto, va detto, è volutamente minimalista fin dal titolo, in cui i trentacinque frammenti diventano trentacinque centesimi (di euro?) di resto; ciò che resta, appunto, che avanza e non ha troppo valore; qualcosa che non si vuole porre al centro della scena con troppa evidenza. Naturale modestia o consapevole scelta di una aurea mediocritas? Propendiamo per questa seconda ipotesi, che ci pare avvallata dalle componenti tematiche e stilistiche.
Quello che il libro di Marchetti ci propone è un approccio più salutare e maturo verso il mondo e le persone; le quali, secondo la natura umana, ci deludono allo stesso modo in cui il noi presente ha deluso le aspettative astratte della nostra stessa gioventù.

 

Mauro Ferrari

 

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Guardare lucidamente, gelidamente, implacabilmente dentro di sé: imprescindibile preludio a organizzare la coraggiosa rigorosa radicale riforma critica di sé stessi, correndo anche il rischio di una progressiva e finale autodistruzione (ma il salubre proposito dispensa un piacere non troppo condiviso e popolare).
 

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Momento ineffabile e quasi commovente, alla fine di un concerto o dell’esecuzione di un’opera o di una rappresentazione teatrale, quando, nel folto dell’ovazione e degli applausi scroscianti rivolti al direttore o ai cantanti o all’orchestra o agli attori, qualche voce isolata, più forte e stentorea delle altre, si mette a gridare: Bravo! Bravo! Davvero, come se lo avesse scoperto lui, in quella serata e in quell’occasione, e sentisse il dovere di informare il mondo, ignaro fino ad allora, della valentia di quel direttore, di quell’attore…
 

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Non infrequentemente ci si innamora per curiosità. Ma non si può amare per curiosità.

 

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Per alcuni i costi della vita sono così alti che il guadagno netto, rispetto al ricavo complessivo, è incredibilmente esiguo, se non affatto nullo.

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