i libri

Franca Macchello

 

Tre quaderni,

48 ore

 

ISBN-13: 978887536457-1

2020

pp. 126

cm 13x20,5

€ 15,00

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L'autore

Franca Macchello è nata a Novi Ligure nel 1953.
È al suo esordio con un libro autobiografico.
Sempre attenta a descrivere le emozioni che cerca dentro di sé, e trova nella natura dell’Alta Val Borbera così come in quella della pianura alessandrina, scrive di amore e coraggio con la passione che la denota.

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I testi


Aspettare e desiderare un amore tutta la vita, e quando il cuore comincia a fare i conti con il tempo passato, ma non può prevedere quello futuro, allora lo va a cercare, come può, come è capace, con modalità inusuali e lo trova. Un amore nato sul web sarà il regalo più desiderato, quello per cui vale la pena scrivere, soffrire e poi guarire, per mantenere intatti gioia, amore e forza che quell’amore ha regalato..

 

* * *



Ognuno di noi, almeno una volta nella vita facendo riferimento a una esperienza vissuta, bella o brutta che fosse, sicuramente avrà detto: “potrei scriverci un libro”.
Io l’ho detto e pensato non una ma mille volte.

La data prevista della mia nascita era il 27 di luglio ma, forse curiosa di conoscere il mondo e stanca di stare in quell’ambiente liquido, ho deciso che la prima mezz’ora di un venerdì datato 3 luglio poteva essere un buon giorno, anzi una buona notte, per nascere.
3 luglio, San Tommaso.
Anche l’ospedale dove sono nata è intitolato a San Tommaso.
La mia è la seconda decade del segno del cancro, segno d’acqua, quella di sorgente che canta, il suo simbolo è un granchio, un bel carapace in cui rifugiarmi.
Il segno del cancro è totalmente dominato dalla luna.

Anche il mio nome è un altro, grazie alla tempestività di mia madre nel denunciare la mia nascita all’anagrafe e cambiarlo in fretta e furia rispetto a quello scelto inizialmente da mio padre, e molto spesso mi chiedo se tutta la mia vita avrebbe dovuto, o potuto, essere diversa da come è stata.
Ma il fatto di essere nata creativa, sognatrice, curiosa, generosa e con il cuore sempre aperto ai sentimenti, mi rende felice di essere ciò che sono, anche se tutte queste qualità rendono chi ne è in possesso aggredibile, psicologicamente ed emotivamente, da parte di persone senza scrupoli, e io non sono stata un’eccezione, neppure da parte del mio destino, che io chiamo “il bastardo”.
Giunta così, tra grandi dolori e somme gioie, grandi soddisfazioni e altrettante umiliazioni, all’età matura, ho deciso che a Olmo, ormai figlio del mondo, avrei tolto la crosta la-sciata dal taglio del cordone ombelicale, ultimo residuo del nostro reciproco attaccamento.
E proprio alla vigilia del suo primo viaggio importante e lontano da me, ho deciso che mi sarei riappropriata totalmente della mia vita, messa da parte e tenuta in sospeso per trent’anni.
Da troppo tempo non mi approcciavo a un uomo, poiché per tutti quegli anni mi sono dedicata totalmente a lui.
Per nulla mondana e per giunta con il progetto di andare a vivere in una piccola frazione dell’Appennino ligure, già luogo di nascita dei miei genitori, a mille metri di altitudine e per nove o dieci mesi l’anno abitata solo da quattro persone, vedevo il mio obiettivo di conoscere qualcuno con cui intraprendere una relazione allontanarsi a grandi passi.
È successo una sera di fine gennaio: soggiorno, sala da pranzo e veranda intasati da zaini, trolley e zainetti debordanti tecnologia, dentro di me una tristezza infinita per l’imminente distacco.
Olmo stava per partire per Lima e non lo avrei visto per un anno intero, e così alla fine ho deciso, con grande stupore nei confronti di me stessa, di iscrivermi a un sito “serio” di incontri tra persone mature.
Non credevo che il mio proverbiale coraggio mi avrebbe spinto a fare quel tipo di azione, cioè inserirmi in uno di quegli elenchi da catalogo on line, dove le proposte sono corredate da foto e trafiletti di presentazione del profilo che a volte sconfinano nel romanzo, altre nel patetico, altre ancora nell’assenza.
A mia volta ho descritto e compilato tutto per bene e poi ho cliccato sul tasto di invio.

Dopo due giorni Olmo è partito e il giorno successivo, con la macchina piena di bagagli, scatole di libri, cibo, e il mio gatto Mincio nel trasportino, sono partita in direzione del mio amato Appennino.
Appena arrivata e scesa dalla macchina, ho riempito i polmoni di aria fresca pulita e fine, uno sguardo entusiasta al panorama e subito dopo un altro sguardo, molto meno entusiasta, all’enorme quantità di cose da portare a braccia o nello zaino fin davanti a casa mia.
Infatti il paese ha stradine interne non carrabili e la sua verticalità stanca alla sola vista dal basso verso l’alto!
La procedura di “apertura” della casa è lunga.
Consiste nello spalancare finestre e persiane, portare in casa tutti i bagagli, controllare che il gelo non abbia fatto scoppiare i tubi dell’acqua, aprire i contatori delle utenze, preparare e accendere la termocucina.
Feci e sistemai tutto: frigo, freezer, armadi, scarpiera e solaietto, tutto era stato riempito con ciò che mi serviva, almeno per il primo inverno lassù.
È stato un inverno di benvenuto, così l’ho chiamato io, giornate soleggiate, tiepide, quasi primaverili mi hanno invogliato a realizzare un progetto che mi stava a cuore da qualche anno, ma che prima ritenevo una fatica inutile dato che vivevo stabilmente in pianura.
Un progetto di pulizia e trasformazione di una piccola area, proprio davanti a casa mia, utilizzata da più di cinquant’anni come discarica di materiali edili, ma non solo.
L’entusiasmo per quel recupero mi diede una carica incredibile, ogni giorno lavoravo come un manovale in un cantiere, la sera urlavo per il dolore che non tralasciava neppure un millimetro di tendine né un centimetro cubo di muscolo per l’enorme sforzo.
Ma, grazie alla mia poltrona Stokke e ai biscotti della Mary, di cui avevo la ricetta e la marijuana per confezionarne in quantità, riuscivo a dormire discretamente per nove ore filate.
L’indomani ricominciavo da capo e, in tutto, per la sola pulizia dai materiali solidi (ogni tipo di: piastrelle, plastica, lattine, vetro, stracci, scarpe, oggetti in ferro arrugginito, tubi, scatolette di latta, piante invadenti che si erano appropriate di tutta la superficie, ecc...) ho riempito sessantacinque carriole che ho smaltito nei bidoni dell’indifferenziata in fondo al paese. Per lo meno il trasporto del materiale pesante l’ho fatto in discesa!
La sera, quando me ne ricordavo e le forze lo consentivano, davo un’occhiata all’esito della mia nuova iscrizione al sito di incontri, ma secondo me non dava grandi risultati.
Ho imparato più tardi tutta una serie di “trucchetti” per avere più visibilità e quindi maggiori opportunità di conoscenze.
Dopo due mesi di duro lavoro la “discarica” era pulita, ma sarebbe comunque rimasta poco più che una pietraia con pochissima terra e con poche possibilità per le radici di ciò che avrebbe attecchito di allargarsi e andare in profondità.
Era stata una casa di pietra che a un certo punto, disabitata da decenni e con le strutture interne marcite, è collassata su se stessa.
Ma il mio intento era ugualmente di trasformarla in una specie di giardino con piante spontanee ed endemiche di quel tratto di Appennino.
L’avrei arricchito con alcuni alberi da frutto: un fico, un albicocco, un noce, un prugno.
È iniziato così un periodo, che dura ancora adesso, di ricerca di piante, trovate durante le mie passeggiate, e di trapianti.
L’ho battezzato “il giardino delle selvatiche”.
Non era il primo giardino a cui mi ero dedicata nella mia vita che aveva consumato energie, muscoli e articolazioni del mio corpo già sulla strada della terza età.
Avendo un po’ di tempo in più rispetto all’inizio dei lavori, sia del giardino delle selvatiche che del mio minuscolo orto, ho iniziato a dedicarmi con un discreto impegno alla selezione dei signori da contattare sulla chat di incontri, e a rispondere a chi mi aveva contattato.
Non ce n’era mai uno che mi piacesse o che mi convincesse per davvero, sì, qualche contatto l’avevo imbastito, ma senza convinzione.
Si andava dal vedovo inconsolabile, che in realtà non vo-leva essere consolato e che già nella sua presentazione si mostrava come “povero vedovo”, allo sfrontato che ti circuisce con frasi gentili per poi finire a farti delle richieste hot assurde.
Ma ci sono anche uomini che si propongono come irraggiungibili ed estremi: velisti, alpinisti, esploratori... e allora con loro che fai? ti controproponi? certo che no.
Facendo scorrere profili con richieste, preferenze e divieti, salta fuori che tutti gli uomini, o quasi, vogliono una donna bella, con corpo sportivo, magra, come se avere un bel corpo volesse dire testa-intelligenza-saggezza.
Questo lo dico con convinzione e non solo perché (escluso il viso ancora fresco e senza una ruga, un bel sorriso e due occhi molto espressivi) il mio corpo è esattamente il contrario dello standard delle preferenze espresse dagli iscritti.
Ne avevo dedotto che a tutti gli uomini piace il mare, o pensano che piaccia a tutte le donne perché moltissime foto li ritrae al timone di una barca a vela, capelli al vento, occhiali da macho, petto braccia e viso cotti dal sole, il tutto su sfondi azzurro-turchese.
Ma soprattutto tutti-tutti amano viaggiare e pochissimi leggere.
Comunque con qualcuno ho giocato a scrivere:

Ortensio di Perugia la mette sulla dialettica, a volte in latino, esuberante e prepotente, pieno di attenzioni (troppe), sempre presente (troppo), anche quando è dall’altra parte del globo.
Mi invia virtualmente rose da Dubai, e fa brindisi con due coppe di champagne in mano, una per me e una per sé, da un resort in Kenya: avrà un bel daffare con me, credo che non vorrò nemmeno incontrarlo, anche se lui insiste dicendo che non può che essere un incontro fortunato per entrambi.

Augusto di Genova, sfacciato nel dichiararsi sposato e con l’intento di continuare a esserlo, per interesse, ha scelto la quiete dei colli astigiani per coltivare biologico, comunque simpatico, vorrebbe una storia da consumarsi dal giovedì alla domenica, cioè quando passa dalla moglie alla campagna.
Berrò con lui un caffè fine a se stesso, prima o poi.

Vanni, caro, più giovane di me di dieci anni (mal portati), bellissimo, aperto, diretto.
Dopo un corteggiamento pressante sulla chat, ho accettato di incontrarlo per bere un caffè insieme e si è subito proposto per trascorrere la notte a casa mia!
Se non sono matti non li vogliamo!
Ma non è così per me.
Lui cerca una donna con cui avere una storia di letto, nel suo intento anche seria, la storia, ma soltanto per soddisfare la sua partner, giocare con lei, scambiarsi calore, rotolarsi nel letto, nulla più.
Se non altro sincero, ha insistito per molto tempo ma, un po’ per la troppa differenza di età e un po’ perché cercavo un altro tipo di relazione, a malincuore non ho accettato la sua proposta.

Giovanni di Siracusa, vedovo, ex dirigente bancario, mi è venuto spontaneo dedicargli un mio momento speciale:

13.30 di domenica
Ciao Giovanni, “apparecchio”, per un pomeriggio di relax, la zona all’ombra del glicine nel mio piccolo giardino in montagna sull’Appennino.
1000 metri slm fanno la differenza con il caldo afoso degli 0 metri della pianura alessandrina, infatti una leggera brezza appenninica mitiga il caldo secco di quassù e ciò che ne scaturisce è una piacevolissima temperatura.
È beatitudine quella che mi pervade in questi momenti e niente potrebbe scalfirla perché, appoggiati sul silenzio, ci sono soltanto il canto degli uccellini e il sibilo di un aereo a diecimila metri sulla rotta Roma-Londra che lascia dietro di sé un’incisione d’argento su questo meraviglioso tavolato blu.
Pare d’essere in paradiso... buona domenica.


Una sera, durante una controllata alla chat, mi sono imbattuta in uno sguardo basso, una foto un po’ inquietante scattata in un interno semioscuro da un tipo della riviera li-gure: strano, niente mare?!
La curiosità mi ha portato ad aprire il profilo e a leggere quel trafiletto che, così tranciante, in un primo momento mi ha procurato un po’ di stizza.
In sostanza il tipo lamentava la prevalente presenza di signore iscritte per noia, senza ben sapere cosa fare da grandi, appartenenti alla categoria di donne con l’abitudine di dichiarare molti anni in meno di quelli effettivi e con gran parte del loro corpo rifatto, per cui il suo consiglio era di passare al profilo successivo.
La stizza provata all’inizio non era dettata da una forma di femminismo, non sono mai stata femminista, non amo molto le donne, le sento molto distanti da me, amo molto di più gli uomini, con le loro fragilità, le loro arroganze e le loro debolezze il più delle volte malcelate.
Mi fanno tenerezza e spesso li colgo impreparati e intimiditi davanti a una donna dal carattere forte, a meno che non sia il surrogato della mamma, ma di questo parlerò più avanti.
A quel punto decisi di leggere altri trafiletti di presentazione, molti lamentavano le stesse cose del tipo con lo sguardo basso, così gli scrissi:

Ciao, è originale la tua presentazione, condivido le cose che scrivi supportata anche dalle esperienze di parecchi signori che riscontrano le stesse caratteristiche che denunci tu rispetto alle donne iscritte.
Se hai un minuto potresti dare un’occhiata al mio profilo, buona domenica, Franca.
Quasi immediata la risposta:

Ciao Franca, mi chiamo Tommaso e sono lieto di fare la tua conoscenza.
Mi fa piacere che condividi ciò che ho scritto sul mio profilo, di solito ricevo messaggi di disapprovazione e, molto spesso, insulti. Buon pomeriggio.


Tommaso? Il santo del 3 luglio!

Ciao Tommaso, rapportandomi virtualmente con altri iscritti, mi sto rendendo conto, per ciò che mi raccontate voi uomini, che l’educazione ha disertato questa chat da parte del gentil sesso, non che da parte di voi signori gli atteggiamenti siano tanto fini, ma almeno ai rifiuti di invito non rispondete con insulti e volgarità, semmai, per quanto mi riguarda, tanta insistenza.
È comunque interessante valutare la fantasia maschile nello scrivere il trafiletto della presentazione.
Sono quasi tentata di raccogliere i più divertenti come si faceva, io facevo, con la raccolta delle frasi famose, una vita fa...
I fantasmi, o moderatori, che stanno dietro questa chat, mi hanno accostato a te definendoci con affinità da like reciproco, che vorrà mai dire, forse per incentivare la prima mossa da parte di uno di noi due?
D’altra parte sto notando che i sociologi stanno finalmente mettendo mano al grande e dilagante problema che hanno moltissime persone avanti negli anni contagiate da solitudini incolmabili.
Per questo motivo non si fa che promuovere l’apertura di centri per anziani, sale da ballo pomeridiane, trasmissioni televisive che rivelano l’avvenuto miracolo tra due persone ultrasessantenni che li ha fatti incontrare e che da quel momento proseguono l’ultimo tratto della vita insieme, sarà verità?
Personalmente, non essendo festaiola né propensa a frequentare questo tipo di luoghi di svago, ho deciso di iscrivermi a questo sito per curiosità più che con la speranza di incontri fortunati, ma devo dire che riscontri in un solo mese dall’i-scrizione ne ho avuti parecchi, concretizzabili penso pochissimi, però ci provo.
Va detto che sono molto selettiva per cui già mi brucio parecchie possibilità, ma so perfettamente ciò che voglio, e ciò che non voglio è accontentarmi.
Tu come sei? se hai voglia di farlo non mi dispiacerebbe che mi raccontassi qualcosa di te per conoscerti almeno un po’. Buona giornata.


Ciao Franca, mi piace molto leggere le cose che scrivi anche per come le scrivi, per cui fallo ogni volta che vorrai, sarà sempre un piacere per me, buona domenica.

Ciao Tommaso, mi chiedi di scriverti, ma mi pare che tu sia un po’ restio a rispondermi, forse per pigrizia?
Mi piacerebbe veramente conoscere l’uomo ermetico che sta dietro al tuo profilo, chissà se tu hai voglia di coltivare qualcuno? dai, sciogli la penna!


A quel punto, il mio essere una grafomane incallita deve averlo spaventato perché nel messaggio successivo mi scrisse che per rispondere a tutti gli argomenti messi da me in cantiere avrebbe dovuto impiegare molto tempo che a suo dire non aveva per le troppe occupazioni che lo impegnavano, ma che a me avrebbe dedicato volentieri tutto il tempo che gli rimaneva.
L’ho tranquillizzato, ma sono stata incalzante nel proporgli soluzioni alternative alla chat per approfondire la nostra conoscenza, che a quel punto mi interessava parecchio.
Non tardò un messaggio:

tommaso.incontrato735@... è il mio indirizzo e-mail. A questo indirizzo potrai scrivermi tutte le volte che vorrai, ciao cara, buon pomeriggio.

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