i libri

Fabio D'Aprile

 

Soffio interrotto

2007

ISBN 13: 978-88-7536-157-0

pp. 64

cm 12x19

€ 10,00

 

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L'autore

Fabio D’Aprile (Conversano, 1983), reduce alla vita di un piccolo paese della provincia del capoluogo pugliese. Conseguita la maturità classica presso il Liceo Classico "Galileo Galilei" di Monopoli, prosegue i suoi studi iscrivendosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, prima presso l’Università degli Studi di Bari ed oggi presso quella di Urbino. Scaraventato fuori dall’orbita del possesso, privato di ogni vincolo di sangue con quello che credeva gli appartenesse, si finge viscerale creatore d’ordigni al fondo torbido.

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I testi

 

I

(sono nello stomaco del mostro, e so che urlare non mi servirà a niente. Parte piano con uno sbuffo timido, s’incurva sbiadito, non si fermerà che quando avrà visto tutto. E tu ci sei intrappolato dentro, tutto scorre come per fotogrammi rallentati, proiettati fuori dalla tua coscienza. Alcuni sono troppo vividi perché gli occhi possano reggerli, eppure dovrai assaggiarli come tutti gli altri.
Forse posso cercare di fuggire. Devo poter anch’io godere della mia Arianna che mi guidi fuori dal labirintico incesto, minotauro carnale mostruoso che ripudia ogni suo consimile. Ma dove andrei una volta uscito? Troppo lontano finché si perdano le tracce del passato cui mi sono affezionato, financo nella sua brutalità, e con esso si dilegui ogni speranza di poter comprendere le mie radici? O troppo vicino, a scrutare nitido il male del vivere strappato alla vita, la gogna di ogni mattina per essere ancora? La domanda è una delle più abusate, non si aspetterebbe il batter d’un ciglio a definirla patetica, retorica, già detta – cibo trito che viene rigurgitato e ringoiato. Ma per me è cosa seria, necessità stringente. Ci siamo tanto abituati all’indolenza dei giocattoli giornalmente regalati, che le cose serie ormai danno noia.
Dove andare allora? Dove? Forse posso chiederlo a te, Anima Passante, che cerco di indovinare in fattezze angeliche – ma lo sappiamo entrambi che è il Nefasto, il Catastrofico, l’Incombente che sogniamo ogni notte. Ebbene sia! Sceglierò te per queste riflessioni, che nessuno legga come saggio eudemonico, che nessuno legga come romanzo esistenziale, che nessuno legga come poesia vaticinante, che nessuno legga come messinscena di un forsennato orgoglio, che nessuno legga.
Questi fogli bianchi, sporcati dall’inchiostro tecnologico, non vogliono avere nessuna forma se non quella che ognuna delle Anime Passanti vorrà loro dare. Se queste pagine denunciano nello spessore di pochi millimetri, nel freddo del tatto circostanziato della mano che le accarezza, la loro reale esistenza, per me non sono che passata perversa utopia.


Il passato: il passato è il tempo di ciò che fu, il tempo della morte. È così che insigni maestri lo hanno sempre ritratto, mucchi di rovine con accanto l’angelo del ricordo, ancella e fragile guscio di ostrica lapidaria che perpetua la vana speranza. Proprio per questa iconografia prestampata, Anima Passante, molti ti hanno ammonito a non ricordare mai, mai vivere nel languore dei sensi che non fa progredire. Io invece i momenti più belli, che sono inevitabilmente i più orrendi, li ho salvati dalla cenere dove erano finiti, convinto contro ogni vulgata, che in questa vita non ti è permesso dimenticare: se perdi il conto dei tuoi passi nessuno ti ritroverà mai più.

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