i libri

Sergio "Teddy" Di Tonno

 

Quinto comandamento

2009

ISBN-13: 978-88-7536-221-8

pp. 144

cm 17x24

€ 14,00

 

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L'autore

Sergio “Teddy” Di Tonno è giornalista, musicologo, collezionista discografico e cinematografico.
Studioso delle mode e del costume della nostra società negli Anni ’50, ’60, ’70 e protagonista dell’evoluzione giovanile per due generazioni. Cantante nel periodo beat, seguace della rock generation e speaker in radio libere.
Pubblicazioni: Viaggio nella Musica, Edizioni AdM Italia, 2000; 1958-1968 Fabrizio De Andrè, Edizioni La Lontra, 2005; Cinema & Musica, Edizioni La Lontra, 2006; Operazione Strangle, Pro Loco Ronco Scrivia, 2007; Quinto comandamento, Edizioni Joker 2009.

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I testi

 

Il rapimento e l’uccisione a sangue freddo, a scopo di estorsione, di un bambino di poco più di un anno, configurano un crimine orrendo, di fronte al quale la pubblica opinione si interroga se sia giusta la pena di morte in presenza di eventi delittuosi così efferati. Di Tonno, in questo libro, racconta due storie realmente accadute in maniera precisa e particolareggiata, con la sua prosa asciutta e circostanziata, arricchita da numerosissime, rare, foto d’epoca.
Il supporto fotografico aiuta a comprendere meglio gli sviluppi e ad inquadrare gli avvenimenti nelle circostanze e nel tempo in cui si sono verificati. Ne scaturisce una lettura avvincente, che fornisce al lettore ogni elemento, di fatto e di giudizio, atto a porlo in condizione di dare la propria risposta al quesito nascosto nel titolo dell’opera: è giusta la pena capitale?
                                                                                       Orazio Simonotto

 

* * *

 

I fatti di cronaca nera, accaduti in Italia in questi ultimi anni, hanno fatto sorgere nei cittadini un desiderio di vendetta definitiva.

Quando le vittime di terribili crimini sono dei bambini, il perdono, lo sappiamo, non alberga in nessun cuore.

Il Paese si sente tradito, violentato nei sentimenti più profondi e la risposta della pubblica opinione è: “pena di morte”.

Sempre più spesso i funerali delle giovani vittime si trasformano in referendum popolari, e, dato che il nostro Codice Penale non prevede tale soluzione, i cittadini intervistati dai Tg invocano addirittura la giustizia carceraria che, come si racconta, viene espletata illegalmente nei bui meandri degli istituti di pena.

Cosa sta succedendo alla nostra società?

Nel 2006 la provincia parmense visse un terribile episodio: il rapimento e l’uccisione del piccolo Tommy.

Un crimine identico accadde negli Stati Uniti nel 1932, la rabbia della nazione fu tale che le autorità furono spinte a prevedere, nel caso di “rapimento con violenza privata” anche se in assenza di omicidio, non solo il carcere a vita ma anche la pena di morte.

L’imputazione stessa veniva inserita nella lista dei reati federali e quindi, l’estradizione da uno Stato all’altro, non più necessaria.

Un bimbo di un anno e otto mesi, rapito, ucciso e ritrovato nel bosco a soli 8 Km dalla sua casa. Si appurò che venne ucciso nel corso della prima mezz’ora dal rapimento.

Il presunto colpevole fu rintracciato e giustiziato.

Dopo 12  anni, sempre negli Stati Uniti, con la legge coniata per il “Piccolo Lindbergh” ancora vigente, fu arrestato un uomo, Caryl Chessman, accusato di rapimento e violenza carnale.

Fu processato e condannato per “rapimento e violenza privata” a un ergastolo e due esecuzioni capitali senza aver commesso omicidio..

Lascio al lettore il profondo esame di coscienza, ma solo dopo aver letto queste due storie moralmente dilanianti.

La pena di morte, nel mondo, viene ancora applicata: è la soluzione?

O è solo l’ira, il desiderio di vendetta o l’impotenza che ce la suggeriscono?

O sarebbe sufficiente una giusta detenzione con certezza assoluta della sua espiazione e che, anche in caso di grazia, venisse obbligatoriamente chiesto il nulla osta alle parti offese?

Il libro che vi apprestate a leggere non è una novella o un romanzo ma il resoconto storico di due tragedie vissute da esseri umani con le loro colpe, i loro desideri e le loro paure.

Le vittime, invece, costrette a fare i conti, ogni giorno della loro vita, con le terribili e indimenticabili esperienze vissute.

La Giustizia ha il compito di mediare le esigenze, le ragioni e le aspettative degli uni e degli altri applicando le leggi vigenti e infliggendo, senza accanimento, le giuste punizioni.

Questo lavoro è il frutto di estenuanti e faticose ricerche in biblioteche, vecchi archivi universitari statunitensi e consultazioni presso collezionisti di materiale fotografico storico dislocati in tutto il mondo.

Si fa altresì presente che la non perfetta qualità di alcune immagini viene ampiamente ricompensata dalla loro rarità.

I documenti fotografici impiegati sono di estremo interesse e presentano i fatti esposti così come sono accaduti senza lasciare spazio alla fantasia che sicuramente ne inquinerebbe la verità, soprattutto quella processuale.

Una ricostruzione meticolosa e particolareggiata in grado di incunearvi mentalmente all’interno di due vicende che, comunque la pensiate, vi obbligheranno a riflettere sull’utilità di una punizione che storicamente, soprattutto quando applicata in particolari momenti sociali e politici, è stata sempre a vantaggio del potere e a restarne offesa è sempre stata la verità, la giustizia e la coscienza di ogni essere umano.

Se si vuole evitare che “quel residuo di barbarie” (Chessman) che è la pena di morte venga invocata ogni qualvolta accadono fatti che devastano l’anima e la mente di tutti noi, la Giustizia deve dare delle risposte adeguate e il sistema deve fare in modo che esse arrivino.

Anche se la maggior parte dei Paesi del mondo non applica più la Pena di Morte così non è nelle menti della gente che invece la reclama perché  sa  che  le  storture  e  le  benevolenze dell’apparato giudiziario faranno si che il giusto prezzo non verrà mai pagato.

                                                                                    

Tutto ciò che leggerete e vedrete è realmente accaduto!

 

                                                                                      l’Autore
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