i libri

Dina Giusio

 

Quando la gente cantava

 

ISBN-13: 978887536432-8

2019

pp. 106

cm 15x21

€ 15,00

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L'autore

È artista chiunque sappia fare bene una cosa, cucinare per esempio: Dina Giusio in questo è sempre stata bravissima. Cucinare per lei non è solo preparare da mangiare, è molto, molto di più: è donare, è amare, è poesia.
Nata a Genova il 12 novembre del 1928, sorella maggiore di tre fratelli, è riuscita portare a termine gli studi di ragioneria nel 1950, pur lavorando in un bar pasticceria.
Ha pubblicato Poche storie (Liberodiscrivere, Genova 2002), dedicandolo ai suoi tre nipoti Alice, Filippo e Simone scrivendo “finché mi ricorderanno vivrò”. Nasce così l’esigenza di scrivere questo secondo libro, affinché rivivano, per sempre, persone e luoghi a lei cari.

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I testi


Una riflessione sulla memoria e sulla necessità di ricordare ciò che l’autrice ha vissuto, ciò che ha sentito raccontare quando, con la curiosità di bambina e poi durante la guerra, si è ritrovata a vivere per lunghi periodi in casa dei nonni materni e di quelli paterni, tra Grognardo, le Langhe e il Roero, regioni storiche del Piemonte.
Libro di memorie in cui vengono rievocate avventure e disavventure di un paesino di campagna e dei suoi abitanti alle prese con i problemi, i piccoli e grandi drammi, gli equivoci, la singolarità di un’esistenza tanto diversa dalla vita che all’epoca veniva offerta in città. Nei racconti si intrecciano storie, immagini, ricordi, relazioni, frammenti di un mondo fatto di tempi lenti, di difficoltà ma anche di gioie condivise che ormai sono scomparse ma che rivivono, per i lettori, pagina dopo pagina.

 

* * *

 

18
Il sacrificio


Dopo la vendemmia il silenzio e la calma saranno brevi. Un evento indispensabile scuoterà quella quiete.
Nei cortili ancora un tramestio: è il momento di immolare il maiale. Per mesi è stato nutrito, rimpinzato, ingrassato con cura, ha divorato mele patate castagne erbe odorose ghiande, siero delle formaggette e crusca.
È il momento di avere la ricompensa; deve essere sacrificato.
Naturalmente si collabora, è un lavoro di squadra, occorrono alcuni validi uomini del villaggio.
Nel cortile è allestito un rudimentale robusto tavolo su cui si adagerà un enorme riluttante animale; bisogna prima bloccarlo, legargli le zampe, sollevarlo, lui si dibatte, grugnisce, strilla. Occorre molta attenzione, ha mascelle formidabili e canini ben sviluppati ed aguzzi.
L’esperto macellaio viene da un paese vicino, in quel tempo è impegnatissimo, deve prestare le sue arti per diversi giorni in vari cortili. Ha un lungo coltello sottile, affilatissimo, che penetra nel petto dell’animale uccidendolo.
Il sangue, copioso, è raccolto in un secchio, con questo si otterranno morbidi squisiti sanguinacci, il resto si trasformerà in salciccia e salami, arrosti, lardo, strutto, cotenna. Non si scarta nulla, tutto è edibile e buonissimo.
Durante il gelido inverno tutto questo ben di Dio con le mele, le patate, il grano, le noci diligentemente raccolte, sarà la sopravvivenza delle famiglie.
A lavoro compiuto a tutti i partecipanti sarà offerto un ricco e grasso pranzo.
Le donne in cucina si sono date da fare: sul tavolo della stanza accanto alla cucina, troneggia un enorme fumante polenta rallegrata da tutte le frattaglie che non si possono conservare: fegato, cuore, milza, polmoni, testicoli, tagliuzzati e saltati con abbondante cipolla affettata, rosmarino, alloro, aglio, pepe e sale in una gigantesca padella di rame.
Non mancano le formaggette e tante fette di pane casareccio.
Il vino scorre copioso.
L’allegria attorno al tavolo è altissima, si scambiano battute, risate, le voci sono sempre più alte.
Anche i bambini che non sono a tavola sono eccitati, le guance rosse impasticciate, si servono da soli ogni volta che hanno le mani vuote e mangiano saltellando felici approfittando di tanta abbondanza.
In cucina le donne hanno un fazzoletto colorato strettamente legato alla nuca, sono indaffarate accaldate, mangiano sedute sulle sedie con il piatto in grembo pronte a scattare alla richiesta dei commensali.
Il tavolo è ingombro di frutta, formaggi, bottiglie, pane pronti da servire.
Nei prossimi giorni lo stesso rito si ripeterà in altri cortili e ci si ritroverà ancora a condividere fatica e gradito compenso.
Con il gelo e l’abbondante neve, un silenzio ovattato avvolgerà ogni cosa uomini, animali, piante.

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