i libri

Sangiuliano

 

Quando Roma cantava

 

Forma e vicenda

della canzone romana

2011

ISBN-13: 978-88-7536-287-4

con CD musicale

pp. 248

cm 17x24

€ 28,00

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Critico letterario e filosofo dell’arte, storico e teorico della canzone, filologo classico e pedagogista, Sangiuliano è nato a Roma nel 1942.

Ha pubblicato in poesia: Geometria del cuore (1976), Il presente impossibile (1978), Notizie dall’uomo (1980), Bestiario ’80 (1980), Erbario ’81 (1981), Inventario con lessico (1983), Ordine chiuso (1983), Ipotesi di lettore (1985), Teorema fragile con argomenti (1988), Il serpente a sonetti (1988), Ode a Balzani (1992), Palme e altro mondo (1996), Tre malumori (2005), Nuovo Bestiario (2007), Le ragioni del canto (2008), Atlante privato (2009), Studio d’orchestra (2010); come narratore: Roma d’autore. Memorie, canti e incanti di una città (2009); come saggista: Il mito America. Hollywood e Fitzgerald (1983), Quando Roma cantava. Forma e vicenda della canzone romana (1986), Balzani fra spettacolo e folklore (1986), Il tempo della finzione. Modi e orizzonti della creatività (Premio Internazionale Città di Marino, 2004); come antologista: Eidolon. Le rovine e il senso (poesia italiana contemporanea,1983), Tanto pe’ cantà (canzone romana,1994), I giorni della Fenice (poesia contemporanea mediterranea, 1999), Canzoniere per Borges (poesia italiana contemporanea, 1999).

Come autore di canzoni e brani strumentali ha pubblicato il DVD Roma d’autore (2009). Ha rappresentato ufficialmente l’Italia e la città di Roma in vari incontri internazionali di poesia. Ha presieduto, dal 1975 al 1984 il Premio di Poesia FLORIDA, e tuttora presiede il Centro Internazionale di Cultura omonimo, dirigendone le edizioni; ha diretto il Museo dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, la collana di poesia L’altro silenzio delle Edizioni Ferv di Roma, nonché, come critico d’arte, la galleria Campioli, e all’interno di questa la Collana Internazionale di Poesia in piego Le parole contate (con Enrico Ghidetti, Giuliano Manacorda, Norbert von Prellwitz e Achille Tartaro).

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Premessa alla seconda edizione
 


Quando non sia dovuta a pure esigenze di domanda commerciale, la seconda edizione di un libro richiede qualche parola di giustificazione, e tanto più se il libro tratti di storia, di materia scientifica in senso lato. Si dovevano correggere alcuni errori e qualche imprecisione d’informazione – insidia specifica in studi di questo tipo, da condursi, per loro natura, in àmbiti di memoria emotiva e affettiva, mitogena e poco obiettiva nel registrare fatti, valori e idee –, ma soprattutto c’era da scandagliare tutta una zona di vita, e realtà popolare, che pur manifestando nella canzone un asse portante e importante della propria identità, per il solo fatto di esprimersi esclusivamente nel giro delle osterie, delle bisbocce di dentro e di fuori porta e delle serenate, in passione applicata, fu a suo tempo rimossa dalle ricerche del Micheli e successivamente ignorata dalle plurime agitazioni pseudo-popolari e non meno pseudo culturali dei romaneschi, ostinati sui loro vocabolari, ignari e perduranti su questa linea. Questa era la ragione fondamentale, e l’occasione, una volta scoperto il tutto, per dire di un presente della canzone ancora vivo e vegeto all’insaputa dei vari allestitori della città, benché non si preveda che duri a lungo, affidato com’è, con rare eccezioni, a gente troppo anziana e senza séguito. Credo anche che un motivo subliminale mi abbia spinto a guardare con più attenzione dentro quel mondo ingenuo e appassionato, davvero innamorato della città, e a suo modo felice, che onora a tutt’oggi in canto ciò che gli è caro, risvegliando emozioni che, a noi romani, risultano dovute, obbligatorie, perché genetiche e costitutive, e, caso mai, permettono ai forestieri di condividerle e volerci bene, per quel che siamo ora, senz’altro lustro che non sia il nostro cuore.
C’era, peraltro, da considerare una nutrita serie di iniziative moltiplicatesi negli anni a partire dall’ultimo ventennio del secolo scorso che hanno rimesso in gioco in tanti modi la canzone romana, e questo gioco andava scandagliato, per capire che cosa significasse sotto la maschera di una passione poco credibile dati i costumi e gli interessi della gente d’oggi.
Ho ritenuto, ancora, cosa opportuna riportare in appendice alcuni scritti che mi paiono in grado di approfondire la nozione storica e di rafforzare la sistemazione concettuale della vicenda della canzone a Roma, con articolazioni informative e ragionative, maturate dopo la prima pubblicazione del lavoro, anche per arrivare in qualche modo e in qualche caso a dare una forma sensibile a ciò che è narrato. Con questo argomento do conto anche della scelta di fare abbondante menzione, soprattutto per il presente, di nomi e soprannomi di persone non proprio necessarie al tratteggio di Roma e della sua canzone: per me sono stati fonte di stimolo speculativo e il lettore può sempre considerarli in funzione accessoria che tuttavia possa riuscire utile e gradita nel dare a luoghi e tipi un rilievo immediato, nel già dichiarato intento di far sentire più vivi e palpitanti i fatti evocati. Qualche tono aggressivo? I prepotenti in fondo sono tali, come diceva Socrate, per ignoranza, ma non per questo meritano riguardo quando usurpano tante e tante attenzioni che, a parte la morale che va raminga, gettano nel ridicolo la città.
Mi occupo infine delle osservazioni circa la trasparenza dei concetti e della lingua usata per esporli: ho fatto davvero il possibile, ma un trattato non può scendere a patti con le esigenze di chi, per pigrizia e/o ignoranza, non giunga all’altezza di testi assai meditati, volenterosamente approfonditi, e costati fatica ad elaborarli. Ho dovuto affrontare percorsi impervi, fondare un sistema e i suoi termini necessari: spero – e mi basterebbe largamente – di aver ridotto al minimo indispensabile i tecnicismi e le difficoltà.
E questa volta estendo i ringraziamenti a Carlo Conti, per avermi spinto in posti canori speciali e segreti ai più; ad Ettore Geri, per le notizie rapide e sicure; a Lanfranco Giansanti per l’offerta informativa e musicale; a Giancarletto, Luisa Sorci e Claudio Mercuri per il dono della loro voce; a Giancarlo Damilano per i contributi musicali e tecnici nella realizzazione del disco annesso al libro, e a tutti quelli che diversamente hanno fatto qualcosa perché potessi svolgere meglio un lavoro impossibile senza generosa collaborazione. Mi congedo però con una sommessa confessione privata: solo dopo una vita, diversi studi, e vari libri sulla canzone romana, ho capito davvero perché nessuno, a parte Micheli che in fondo scrisse di sé, ha avuto nel tempo il coraggio, o la sola voglia, di tentarne la storia.

                                                                                                            Sangiuliano

 

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Indice


Prefazione alla prima edizione [di Elio Pecora]
Nota dell’Autore alla prima edizione
La Canzone Romana sì bella e perduta [di Ugo Onorati]
Premessa alla seconda edizione

La canzone. carattere e funzioni
La parodia
Il cantante e l’autore
Romani, romaneschi e pseudo-romani
La Canzone Romana. Individuazione
Presupposti e problemi per uno studio
Fonti e radici della Canzone Romana. Stornelli, ritornelli, canti a giro
Il Sor Capanna
Dagli inizi al Concorso di San Giovanni
Dieci anni di canzoni di San Giovanni
La Canzone Romana del Novecento
Gli inizi del fascismo (’22-’25)
Romolo Balzani
Il periodo fascista
La Canzone Romana del II dopoguerra
La canzone e i giornali
La canzone politica
Trasformazione dell’idea di canzone
La “svolta” di Sangiuliano [di Sandro Bari]
Uno sguardo al presente

Contributi diversi:

Eroi romani di fine Ottocento. la leggenda di Lina Cavalieri
Nannì. La Sagra dell’Uva e la Canzone Romana a venticinque anni da Balzani
La società dei magnaccioni
Via Clelia. Una questione di principio
Cantanti romani. Sergio Centi
Cantanti romani. Rino Salviati
Il folklore invertito

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