i libri

 

Rossella Luongo

 

Passaggi

di piccole cose

2011

ISBN-13: 978-88-7536-244-7

pp. 60

cm 12x21

€ 9,00

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

9

9

9

       
       
L'autore

 

Rossella Luongo è nata ad Avellino nel 1971. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: La Fata e il Poeta (Fermenti ed., Roma, 2007), Canti metropolitani (Samuele ed., Fanna PN, 2009), Ipotesi di contrasto (Giulio Perrone ed., Roma, 2010). Ha realizzato un eBook di racconti dal titolo Borderline (Narcissus ed., 2011), riprodotto anche su carta in tiratura limitata.

Svolge la professione di avvocato ed è giornalista pubblicista dal 1995. È socia ordinaria dell’Associazione Culturale XII e collabora come lettrice con Edizioni XII. Per la rivista «Sinestesie» cura la rubrica dedicata alla narrativa.

Sito web: www.rossellaluongo.it

0

I testi

0

È difficile ma succede

«È difficile ma succede» è il refrain con cui si apre questo libro, e ne è anche, a mio parere, il cuore. Che la cosa avvenga è difficile ma, ci dice Rossella, in effetti può avvenire, anzi «succede», ovvero avviene, in certi casi si manifesta e si realizza. Già subito capiamo che questo succedere non è niente di eccezionale, ma è lo scorrere stesso del tempo. Lui, il tempo, «concede poca tregua / se non ci concediamo noi, / liberamente di esistere / senza indugiare sul bordo, / ché l’occasione non torna». È il carpe diem di Orazio, sì, ma anche dicendo questo ci accorgiamo di come il carpe diem sia in sé un infinito mistero, e una selva di significati, e non ci stupiamo se la poesia torna continuamente a ripeterlo, se è sempre attuale e nuovo e pieno, dentro di sé, di origine. «Se non ci concediamo noi / liberamente di esistere», e ci apriamo dunque all’amore, se non apriamo noi una porta, un passaggio, e lasciamo scorrere le cose. Le cose infatti sono cose che scorrono, e sono anche, ci dice Rossella, piccole. Lo scorrere delle cose è un «passaggio» di piccole cose. Potrebbe sembrare una cosa molto facile aprirsi a questo passaggio, e invece è difficile. Petrarca chiamava questo, ispirandosi a Orazio, «difficile facilità».
La difficile facilità, per Petrarca, è l’arte. L’arte è difficile, ma succede.
Ma che senso ha aprirsi allo scorrere delle cose, anzi delle piccole cose? Quello scorrere lì non è qualcosa di soggettivo, una nostra fantasia, o desiderio, o proiezione o che altro, ma è la realtà stessa, l’avvenire e l’essere delle cose, il grande fiume in cui noi stessi siamo, e senza il quale non possiamo esistere, è ciò che ci dà vita e essere, fonte di ogni vero bene. E l’arte è lì, difficile facilità, ad aprirsi, a concedersi a questo scorrere, a concederci, mettendo il piede nelle sue stesse orme, «imitando», come dicevano gli antichi, e raccogliendo oro a piene mani, gioia e sapienza. L’arte è lì in quel meraviglioso unisono, in quell’andare a tempo che, proprio per questo, sembra fermare il tempo, come due corpi che procedono paralleli e sembrano fermi a loro stessi, e ci regala questo incanto: «Il tempo si ferma / nei sorrisi dei bimbi / tra i cespugli fioriti / e l’aria dolce di festa, / dove anche chi è solo / assapora i riflessi filati / del vento, il profumo / di terra l’umore di foglia / e vede la misura della vita / negli occhi del vecchio, / riemersa e fresca / negli occhi del giovane / tra biciclette che cerchiano / il parco di voci, a colori».

                                                                                                     Claudio Damiani

 

 

* * *

 

Cinquecento metri

Cinquecento metri
sono lo spazio dell’anima
quando imbrunisce
tra le nuvole pettinate
come il ciuffo di un bambino,
aggrappato alle braccia
di chi lo accoglie e smarrito
in due occhi grandi come
le bocche dei vulcani
che gli tumultano dentro
in un bacio al sapore di cacao.

Cinquecento metri
diventano anche lo spazio
attraverso cui guardare
il mondo, un diverso mondo
di costruzioni colorate
una palla, un album da disegno
e un pugnale di legno
scolpito dall’amore di un padre.

Cinquecento metri
sono il desiderio oltre
un libro, un fiore, un uccello
che sorvola i tetti d’estate
nella campagna assolata,
dove il netturbino si appoggia
al cassonetto dei rifiuti,
l’ambulante smonta il carretto
coi palloncini al vento
sospinti avanti e indietro
unicorno, principessa, drago.

Cinquecento metri
sono l’ampiezza di un attimo
nel sole che scompare
senza dire una sola parola
tra le finestre accese,
dove una panchina vuota
nella piazza di pietra
è ciò che resta di questa sera.

 

* * *

 

Nebbie e sassi

Inciderei sui muri
quanto mi appartieni
nelle nebbie sui sassi,
nel senso dei giorni
che vagano indifesi
dal tuo ponte a me,
idee strapiombate
su rocce salmastre
di un mare accigliato.

 

* * *

Cuore d’osso

Bocche fresche le fontane in agosto
i fari, i lampioni, la piazza
dall’edera che accarezza la sera
abbarbicata ad uno spicchio di luna.
La sedia, il tavolo, l’annaffiatoio rotto
dalla memoria urlano sangue
nella notte che s’approssima quieta
ad un misero cuore d’osso.
Le vene squarciano lampi di stelle
negli occhi che improvvisi
afferrano il pieno di tutte le cose,
il velo cade dalle statue feroci
il volto sporge dai luoghi del male
la strega urla dal ventre di Ade,
tra l’accaduto e il sognato
favole sporche, spente, amare.

0

Recensioni
Riconoscimenti
Dello stesso autore

0

0