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Adamo Calabrese
Adamo Calabrese ha studiato chimica specializzandosi nella
sublimazione del bismuto, l’elemento più in basso nella
scala del Mendeleev, oltre il quale non c’è che l’abisso
dell’Inferno.
Nel prender fiato, ad ogni gradino che scende, il sopradetto
chimico scrive, scrive e scrive, nella speranza che lo
scrivere sia veniale.
APS
Toni Nicolini
Toni Nicolini fotografa con la levità della scrittura di
Italo Calvino.
Sovente l’obiettivo della sua camera investe i soggetti di
una luce limpida che rammenta l’incanto dell’adolescenza.
Toni Nicolini vive e lavora a Milano, a Porta Genova, il
quartiere dei Navigli.
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Geografia e storia
Il “paese remoto” è uno degli abitati, compresi tra Pavia e
Lodi, circondati da risaie, richiamo per i trampolieri dalle
vaste ali che vanno e vengono dall’Africa e dalle Fiandre.
La sua storia si cuce con le dicerie della mia infanzia,
quella del fuochista che, ai primi del Cinquecento, procurò
la vittoria del re di Francia Francesco I contro gli
svizzeri a Marignano, per aver caricato l’artiglieria con il
carburo di calcio al posto dello zolfo mescolato con i
fagioli secchi.
L’altra storia è quella della proficua regimazione delle
acque, alla fine del Settecento, sotto il regno di Maria
Teresa d’Austria, quando le anguille furono finalmente
separate dalle rane. Infine, non più fantasticherie, ma
disgrazia reale, la guerra del ’40-’45 riverberata in quelle
terre dagli incendi dei bombardamenti su Milano, con
conseguente fuga degli abitanti e abbandono del luogo ai
santi di gesso della chiesa.
Ora tutto è pace, solo brindisi per i battesimi, Ave Maria
di Schubert per le nozze, la banda per l’ultimo saluto.
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Pesci
Quando si asciugò il canale la gente del paese arraffò
sacchi e panieri e corse a far man bassa di pesce.
Il fondo del canale era coperto di tinche che saltavano.
Gli uomini le prendevano con le mani e le cacciavano nei
sacchi.
Mio zio se ne infilò una in bocca e la morsicò così, viva
com’era.
La gente gridava e rideva, i ragazzi saltavano nel canale e
si rotolavano in mezzo ai pesci.
I péss
Quând s’è sügaa ‘l foss la gent dal paîs l’ha tiraa sü di
sacch e di cavagn par andà a toeu i péss.
Al fûnd dal foss l’er sulaa ad tench che i saltevan.
I òm i a ciapevan cun i mann e i a metevan in di sacch.
Mé śiu n’ha miss vüna in buca e l’ha śgagnaa viva mé ch’l’er.
Tüti i vuśevan e i ridevan, i fioeu i saltevan in dal foss e
i caruglevan in meś ai péss.

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