i libri

Adamo Calabrese

 

paese remoto

istantanee di racconti

 

 

fotografie di Toni Nicolini

 

2010

ISBN-13: 978-88-7536-271-3

pp. 48

cm 15x21

€ 10,00

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Adamo Calabrese
Adamo Calabrese ha studiato chimica specializzandosi nella sublimazione del bismuto, l’elemento più in basso nella scala del Mendeleev, oltre il quale non c’è che l’abisso dell’Inferno.
Nel prender fiato, ad ogni gradino che scende, il sopradetto chimico scrive, scrive e scrive, nella speranza che lo scrivere sia veniale.
APS

Toni Nicolini
Toni Nicolini fotografa con la levità della scrittura di Italo Calvino.
Sovente l’obiettivo della sua camera investe i soggetti di una luce limpida che rammenta l’incanto dell’adolescenza.
Toni Nicolini vive e lavora a Milano, a Porta Genova, il quartiere dei Navigli.

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I testi

 

Geografia e storia

Il “paese remoto” è uno degli abitati, compresi tra Pavia e Lodi, circondati da risaie, richiamo per i trampolieri dalle vaste ali che vanno e vengono dall’Africa e dalle Fiandre.
La sua storia si cuce con le dicerie della mia infanzia, quella del fuochista che, ai primi del Cinquecento, procurò la vittoria del re di Francia Francesco I contro gli svizzeri a Marignano, per aver caricato l’artiglieria con il carburo di calcio al posto dello zolfo mescolato con i fagioli secchi.
L’altra storia è quella della proficua regimazione delle acque, alla fine del Settecento, sotto il regno di Maria Teresa d’Austria, quando le anguille furono finalmente separate dalle rane. Infine, non più fantasticherie, ma disgrazia reale, la guerra del ’40-’45 riverberata in quelle terre dagli incendi dei bombardamenti su Milano, con conseguente fuga degli abitanti e abbandono del luogo ai santi di gesso della chiesa.
Ora tutto è pace, solo brindisi per i battesimi, Ave Maria di Schubert per le nozze, la banda per l’ultimo saluto.

 

 

* * *

 

Pesci

Quando si asciugò il canale la gente del paese arraffò sacchi e panieri e corse a far man bassa di pesce.
Il fondo del canale era coperto di tinche che saltavano.
Gli uomini le prendevano con le mani e le cacciavano nei sacchi.
Mio zio se ne infilò una in bocca e la morsicò così, viva com’era.
La gente gridava e rideva, i ragazzi saltavano nel canale e si rotolavano in mezzo ai pesci.


I péss

Quând s’è sügaa ‘l foss la gent dal paîs l’ha tiraa sü di sacch e di cavagn par andà a toeu i péss.
Al fûnd dal foss l’er sulaa ad tench che i saltevan.
I òm i a ciapevan cun i mann e i a metevan in di sacch.
Mé śiu n’ha miss vüna in buca e l’ha śgagnaa viva mé ch’l’er.
Tüti i vuśevan e i ridevan, i fioeu i saltevan in dal foss e i caruglevan in meś ai péss.
 

 


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