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Maria
Teresa Santalucia Scibona è nata e vive a Siena.
Già Presidente Provinciale della FENALC (Federazione
Nazionale Liberi Circoli), è Presidente di Siena e provincia
del MOPOEITA (Movimento per la diffusione della Poesia in Italia).
La Biblioteca Universitaria senese della Facoltà di Lettere
e Filosofia ha istituito nel 2005 un Fondo Letterario a suo nome. Il 15
agosto 2000, dal Concistoro del Mangia, è stata insignita di
medaglia d’oro di civica riconoscenza, per alti meriti
culturali. È nel Consiglio “Cateriniani nel
Mondo” per la Letteratura. Per oltre un decennio ha curato le
serate letterarie del Salotto della Cultura e del Vino - Enoteca
Italiana - Siena.
Ha pubblicato i libri di poesia: Il mio terreno limite
(Ed. La Nuova Fortezza 1984, a cura di Miriana Bogi); I
Giorni del desiderio (Piovan Ed., Abano T. 1988, a cura di
Gabriella Sobrino); Il Tempo Sospeso (Edizioni del
Leone, Venezia 1993, a cura di Giorgio Luti); Mosè
(Ed. dell’Oleandro, 1996, a cura di Angelo Lippo); Varianti
d’Amore (Supplemento n. 35/1988 Rivista
“Portofranco”); Il Viaggio Verticale
(I Quaderni della Valle n. 27/2001 Ed. di Emilio Coco); Le
Temps Suspendu et la Vie Assise (Prospettiva Ed., 2002, a
cura di Giorgio Luti, postfazione di Walter Nesti, traduction de Ben.
Felix Pino); L’Amore Inperfetto (Helicon
Ed., Arezzo 2003, a cura di Neuro Bonifazi); La Contesa dei
Vini (Pascal Ed., Siena 2005, a cura di Vinicio Serino); Il
Sogno del cavallo (Pascal Ed., Siena 2008, a cura di Mario
Comporti e Fausto Tanzarella); Audio CD Poesie Scelte
Audio.
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La poesia di Maria Teresa
Santalucia Scibona, autrice ormai di lungo corso ma sempre dotata di
freschezza e genuina ispirazione, trova in questo volume esplicitata al
massimo la sua valenza di occasione sempre valida per un incontro tra
anime sensibili, tra intelligenze ed esperienze. Fin dal primo testo,
dedicato a Quasimodo, si esplicita l’idea di poesia non come
banale mezzo o trascurabile sfogo esclusivamente personale, come
vorrebbero i tanti volgari poeti della domenica, ma certo come tramite
eletto per una inesausta ricerca della comunione tra esseri viventi;
costruendo un percorso dall’uomo al cosmo tutto, fino al
rapporto, sereno anche se non acritico, con il divino.
Leggendo le poesie di Quasimodo la nostra autrice gli dice che
è «come se ti avessi conosciuto» (e in
tale senso di far propria la poesia che si ama si situa il meccanismo
della citazione inglobata nel testo); altrove stanno considerazioni
quali «consola dialogare», oppure, a sottolineare
il valore della memoria, «Si accende la moviola / dei
ricordi, puledri impetuosi / senza briglie volano alti, / come
pinnacoli di cattedrali».
Così come, altrove, ossia in altre raccolte, le varie
“occasioni” del poetare potevano essere il Palio di
Siena, o il Vino, qui sono soprattutto le consonanze e le amicizie. Si
costruisce dunque un libro, perché no, intimo, eppure non
privato: l’autrice sa sempre scovare ed evidenziare delle
proprie gioie e dei propri patimenti il lato universale, che
può giovare alla crescita di ognuno. E dunque Maria Teresa
ci accompagna attraverso il mistero dell’esistenza, con versi
sapienti, con una preziosità del linguaggio che non diventa
mai leziosaggine. Qua e là sporgono rime delicate, ma
l’attenzione è rivolta soprattutto alla
musicalità generale, alla costruzione della frase.
Leggiamo allora questa
raccolta come guarderemmo un album di fotografie familiari, ora
scherzando e ora con un sospiro, sostituendo ognuno i propri volti cari
ma entrando in vibrazione con emozioni senza tempo e senza confini. Al
termine di questa «stanca vita», ogni giorno
«vincolata in un profano limbo / di pene», forse
«un tempo incorruttibile ci attende»; fino ad
allora, ci consola e ci salva quello che con bella immagine
è chiamato il «tepore ostinato /
dell’amicizia». Un tepore reso perpetuo dal durare
dei versi, capaci di consolare una vita esemplare, «ornata di
sobria dignità».
Sandro Montalto
* * *
Sinfonia per Rimbaud
Arturo, Arturo
poeta ammaliatore
che subivi le delizie del peccato
più non sei soggiogato
dai lacci azzurri di furenti passioni.
Ora libero, più non gridi, non soffri
sul tuo amato battello immaginario
che osò sfidare polene
ingannatrici ed oscuri fondali.
Tu lieto solchi le celesti marine,
canore e siderali praterie,
obliando le beghe dei mortali.
Siena, 27 novembre 1998
* * *
Le mura di Gerico
Al
carissimo Giampaolo Rugarli
Dissolti sentimenti e tremori
vivo il presente
con puntigliosa intensità.
Si snoda il grigio
ghirigoro dei giorni,
fra deboli sprazzi di luce.
Sfuma la tenue candela della vita,
teologico senso di precarietà.
Scansione provvisoria
di amore e morte
d’intrighi e torbide ingiustizie.
Mattone su mattone
cadranno le mura di Gerico,
gli schiavi slacceranno le catene.
di porpora e sangue.
Un tempo incorruttibile ci attende.
Siena,
24 gennaio 2000
* * *
In Rue des Bouchers
A
Roberto Barzanti
Forse non si è ancora
appannato
lo splendore evanescente
del nostro giovanile entusiasmo.
Roberto, rammenti le vele spiegate
dei folti, primitivi sogni?
Troppa vita e anima contrabbandava
l’ambizioso vascello dello fantasia.
Tento di destreggiarmi fra secche
e marosi, ora che la sorte
meschina ha profuso livide
ferite come vino sprizzato
dal torchio, come grandine
che l’erba trincia.
Vincolata in un profano limbo
di pene, possiedo solo la nuda
autonomia della scrittura,
l’estasi visionaria della parola.
Non più insoliti viaggi
fra orecchini di perle
collane e scialli di trine.
Non più biondi boccali di Kriek
e chassidiche melopee
suonate in astrusi bistrot.
In te mi rispecchio amico
per serbarne memoria.
Scorgo nel tuo vigile sguardo
la Grand-Place, il dorato
sfolgorio della Maison du Roi.
Rivivo la golosa atmosfera
del rione Ilot Sacrée col salso
profumo di aragoste
avvolte in una coltre d’alghe.
Prendimi per mano in questo
onirico viaggio mentale.
E per placare la mia sete
d’avventura portami
ancora in Rue des Bouchers.
Siena,
23 aprile 2000
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