i libri

 

Graziella Gaballo

 

Né partito

né marito...

 

I fatti del 7 marzo 1978

e il movimento femminista

genovese degli anni Settanta

 

Prefazione di Luisa Passerini

 

in co-edizione con

Associazione per un Archivio

dei Movimenti - Genova

2014

ISBN-13: 978-88-7536-342-0

pp. 380

cm 17x24

€ 24,00

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Graziella Gaballo, già insegnante di materie letterarie, collabora con l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria ed è redattrice della rivista “Quaderno di storia contemporanea”. Socia della Società italiana delle Storiche, si occupa in particolare di storia delle donne e ha pubblicato numerose monografie e saggi in volumi collettanei e in riviste.
Tra gli altri, ricordiamo:
Le donne nella resistenza in Roberto Botta e Giorgio Canestri (a cura di), Alessandria dal Fascismo alla Repubblica, Stamperia Ugo Boccassi Editore, Alessandria 1995;
Archivio del movimento femminista a Novi Ligure. Presentazione e primi spunti per una sua utilizzazione in “Quaderno di storia contemporanea”, n. 19, 1996;
Ero, sono e sarò fascista. Un percorso attraverso il fondo archivistico di Angela Maria Guerra, Recco, Le Mani, 2001 (premio di scrittura femminile “il Paese delle donne”- sezione saggistica, 2003);
Isa della Claude. Storia di una donna e di una fabbrica, Edizioni Joker, Novi Ligure 2004;
Il movimento femminista alessandrino negli anni Settanta: storia e riflessioni, in “Quaderno di storia contemporanea” , numero monografico “Storie di genere”, n. 40, 2006;
Lina Borgo Guenna. Un’esperienza educativa laica (con Agnese Argenta, Laurana Lajolo, Luciana Ziruolo), Israt, Asti 2009 (primo premio FIDAPA “Adriana Lazzerini”, Torino 2009);
Cercare acqua e trovare petrolio. I corsi 150 ore delle donne in “Quaderno di storia contemporanea”, n. 46, 2009;
Sguardi di confine. Voci femminili di una letteratura postcoloniale, in Gabriele Proglio (a cura di) Orientalismi italiani 2, Antares, Alba 2012.

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I testi

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Questo libro si muove tra diversi registri e generi espressivi: narrativa, rassegna e analisi si alternano e talvolta si intrecciano, in una meticolosa ricostruzione della storia del femminismo a Genova. Opera meritoria in un campo in cui le lacune sono molto forti e la storia su scala nazionale e internazionale incontra l’ostacolo insormontabile di una scarsa attenzione alla storia locale, mentre, dal punto di vista interno al femminismo, proprio la dimensione locale e addirittura microstorica è assolutamente cruciale per costruire una storia adeguata del movimento e dei suoi contributi pratici e teorici. [...] Il libro ha un valore che va di là dell’ambito del femminismo genovese, e contribuisce alla storia del femminismo nel suo complesso.

                                                                            (dalla Prefazione di Luisa Passerini)

 

 

* * *


I fatti

La notte del 7 marzo 1978 un folto gruppo di donne (si parla di una cinquantina) si riunisce in piazza De Ferrari a Genova per attaccare manifesti e scrivere frasi e slogan sui muri, sul selciato e sulla fontana.
Sono femministe che intendono protestare per la celebrazione della giornata dell’8 marzo, “festa della donna”. Infatti, se il movimento femminista aveva inizialmente visto in questa ricorrenza un momento importante di visibilità e di possibilità di comunicazione e si era quindi inserito nella grande tradizione della “giornata internazionale della donna”, scendendo in piazza e portandovi le sue modalità, i suoi contenuti e le sue parole d’ordine, a poco a poco aveva cominciato ad avvertire nelle rituali celebrazioni dell’8 marzo uno snaturamento del significato di quella giornata.
[...]

Queste donne, avendo deciso di non partecipare al corteo dell’8 marzo perché contestavano l’istituzionalizzazione di quella giornata, avevano necessità di spiegare i motivi della loro scelta e perciò si erano ritrovate in piazza per rendere pubbliche, attraverso cartelli e scritte murali, le proprie posizioni politiche e le loro parole d’ordine. Si trattava, nel contempo, di un modo per “riprendersi la notte”, riappropriandosi in maniera festosa della città.
Le scritte sui cartelli e sul selciato riassumevano i contenuti delle lotte di quegli anni: in primis, l’opposizione alla “buona” legge – che regolamentava l’aborto ma non lo depenalizzava e che prevedeva l’obiezione di coscienza dei medici – e poi la battaglia contro la violenza sulle donne. Ma spicca, in una fotografia scattata il giorno successivo, anche l’irrisione giocosa di questo slogan: “Né partito né marito né padroni né coglioni ... capito?

Poco dopo l’una, le manifestanti vennero notate da tre agenti in servizio di perlustrazione: a questo punto la ricostruzione dei fatti si fa confusa e contraddittoria. C’è una versione ufficiale della polizia (riportata da parecchi organi di stampa) e c’è la versione delle donne presenti; ma, come vedremo, non sono né l’una né l’altra monolitiche e coerenti.
Secondo la prima, un poliziotto avrebbe intimato a una ragazza un po’ scostata dal gruppo di seguirlo; le altre si sarebbero avvicinate in soccorso della giovane e ne sarebbe derivato un “tafferuglio”. Facciamo qui riferimento alle diverse ricostruzioni dei fatti presentate dagli organi di stampa, per dare conto della loro varietà e contraddittorietà:

Gli agenti hanno chiesto loro i documenti, ma mentre stavano controllando – secondo la ricostruzione della polizia – dalle strade vicine sono sopraggiunte una trentina di persone tra uomini e donne che hanno aggredito gli agenti.
Uno dei poliziotti nel tentativo di disperdere il gruppo ha sparato una raffica di mitra in aria richiamando l’attenzione di altri colleghi che sono accorsi facendo intervenire altri rinforzi.

 

[...]

Il 4 aprile 1978 esce su “Lotta Continua” un paginone interamente dedicato alla vicenda, che viene raccontata con una cronaca, dal titolo Genova: 8 marzo ore 0,20 inizia la caccia alle streghe, cui fanno seguito delle testimonianze da Marassi di alcune delle compagne incarcerate.
Il mese dopo, appare sul mensile femminista “Effe” un supplemento su questi fatti, autogestito dal Centro delle donne di Genova. Di questo inserto, da distribuire anche separato dalla rivista, “Effe” mise a disposizione delle donne di Genova mille copie gratuite che costituirono una delle fonti di finanziamento per sostenere le spese del processo.

 

 

Il racconto degli anni Settanta

 

Nel lavoro di ricostruzione delle linee generali del movimento femminista genovese condotto nella sua tesi di laurea, Anna Frisone osserva che esso non ha prodotto – a differenza di quanto è avvenuto per altre realtà – ricerche storiche o scritture di memoria, anche perché il “profondo e drammatico coinvolgimento della città nelle vicende del terrorismo brigatista” ha determinato una specie di rimozione su quella stagione, una qualche “reticenza a immergersi nel passato – in quel passato – per cercare di raccontarne in maniera critica luci ed ombre, una sorta, cioè, di volontaria amnesia”. Non a caso, una testimone da lei intervistata così spiegava il suo silenzio:

Dell’esperienza specifica, secondo me, a un certo punto c’è stata come una rimozione [...] un po’ dovuta al fatto – credo – che c’era stato il terrorismo. C’è stata questa grande urgenza di lavarsi le mani, di fare dei distinguo, dire: “Io non c’entro con quella roba là”, trascinandosi tutto il Sessantotto e il femminismo dietro: buttato via tutto.

Ma adesso, a distanza di anni, credo sia possibile – e quindi doveroso – provare a ricostruire quella storia indagando anche le sue ambiguità e discontinuità, facendo interagire vicende e soggettività, in un gioco di rimandi dove si incrociano le fonti scritte coeve con le fonti orali prodotte a posteriori e cercando di dar vita a una narrazione che intessa la dimensione locale col più ampio contesto nazionale.
Si tratta di riannodare i fili di una memoria, perché non ne vadano perse le tracce: per proseguire in quel lavoro capillare di restituzione di percorsi e intrecci che era già stato avviato intorno alla metà degli anni Ottanta e che ha dato luogo alle prime ricerche documentarie e ai primi saggi di riflessione e interpretazione sul femminismo italiano degli anni Settanta.

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sabato 8 marzo 2014   leggi
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