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Un delitto
inspiegabile sconvolge la cittadina di Rosignano Monferrato,
nell’ottobre 1973. Teresa, la pasticcera del cui passato
nessuno conosce le tracce, viene trovata nel suo
appartamento, accoltellata. Anche per Leone Barbero,
comandante della stazione dei Carabinieri, l’uccisione
presenta vistose anomalie: Rosignano è paese tranquillo,
tutti si conoscono, chi può mai aver ceduto ad una così
efferata pulsione omicida?
La situazione
è eccezionale, occorre un punto di vista lucido e
disincantato: chi meglio di Luigi Zanna, orafo valenzano ma
soprattutto amico fraterno, che ha diviso con Barbero la
tragica esperienza della guerra in Russia, può offrire
consiglio e supporto?
Nasce
un’indagine parallela, che porta Zanna a percorrere a
ritroso la storia di una donna semplice e positiva, ma con
un percorso di sofferenza e riscatto. Un viaggio che
comincia con un biglietto, infilato in un libro sul
comodino, su cui è scritto a mano: « Quello
che salva, è fare un passo, poi un altro passo»...
* * *
Durante la notte
Zanna aveva fatto solo brevi sonni colmi di sogni confusi, ma, nei momenti di
tregua, quando la sua mente ritornava ad essere lucida, ripensava a quella
donna, Teresa Pavesi, per lui sconosciuta, alla quale, inspiegabilmente, era
stata negata l’alba di un nuovo giorno.
Continuava a porsi domande senza risposta facendole rimbalzare contro immagini
di una casa dove, apparentemente, regnavano solo ordine e pulizia. Tutto
perfetto ad eccezione di quell’unico indizio: una catena spezzata rimasta a
terra.
Cosa c’era attaccato a quella catena?
Dietro quell’omicidio Zanna vedeva sempre più chiaramente l’operato di una
persona sagace, determinata e motivata nel profondo.
Spiacevoli ricordi personali in un attimo emersero dal suo passato con lo stesso
bruciante dolore.
Aveva imparato sulla propria pelle che a ferire con maggior cattiveria sono
molto spesso gli intimi, i cosiddetti amici fidati, gli amori più o meno fedeli,
i famigliari vicini.
Ancora gli bruciavano gravi raggiri subiti e, anche se era stato sempre in grado
di voltare pagina, la traccia del ricordo aveva lasciato dentro di lui segni
indelebili. Era rimasto molto colpito dal primo breve racconto della vita
semplice di Teresa e dall’ordine trovato nella sua casa ed era sua convinzione
che, quando non si vedono segni di violenza, emerge ancora di più una fredda
programmazione di chi ha commesso un atto così malvagio.
Nella mente di Zanna prendeva corpo l’idea che l’assassino fosse persona
conosciuta dalla vittima e che si fosse approfittato del fatto di trovarsi di
fronte una donna estremamente fiduciosa.
E allora bisognava fare i conti anche con la realtà che chi aveva programmato il
tutto, certamente non era stato così sciocco da lasciare tracce o indizi.
Zanna, nel suo intimo, non credeva alla vendetta cercata con volontà per
restituire il male ricevuto, ma credeva in una sorta di compensazione cosmica
che, in qualche modo, fa tornare tutti i nodi al pettine. Era certo che chi
aveva commesso un così grave crimine come quello di togliere la vita ad un altro
essere umano avrebbe certamente pagato per la propria colpa, ma gli restava la
rabbia nel pensare che Teresa Pavesi era morta e forse non sapeva neppure il
perché.
Con un gesto brusco della mano afferrò la scatola dei fiammiferi di legno e si
accese la terza sigaretta della mattina, si infilò la solita giacca color
cammello un po’ lisa, e scese le scale di casa a passo sostenuto.
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