i libri

Marta Buttini

 

Movente remoto

2011

ISBN-13: 978-88-7536-288-1

pp. 136

cm 15x21

€ 14,00

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Marta Buttini, lasciata la propria attività di orafa, si è dedicata alla scrittura.

Movente remoto è il suo primo romanzo.

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Un delitto inspiegabile sconvolge la cittadina di Rosignano Monferrato, nell’ottobre 1973. Teresa, la pasticcera del cui passato nessuno conosce le tracce, viene trovata nel suo appartamento, accoltellata. Anche per Leone Barbero, comandante della stazione dei Carabinieri, l’uccisione presenta vistose anomalie: Rosignano è paese tranquillo, tutti si conoscono, chi può mai aver ceduto ad una così efferata pulsione omicida?

La situazione è eccezionale, occorre un punto di vista lucido e disincantato: chi meglio di Luigi Zanna, orafo valenzano ma soprattutto amico fraterno, che ha diviso con Barbero la tragica esperienza della guerra in Russia, può offrire consiglio e supporto?

Nasce un’indagine parallela, che porta Zanna a percorrere a ritroso la storia di una donna semplice e positiva, ma con un percorso di sofferenza e riscatto. Un viaggio che comincia con un biglietto, infilato in un libro sul comodino, su cui è scritto a mano: «Quello che salva, è fare un passo, poi un altro passo»...

 

* * *

 


Durante la notte Zanna aveva fatto solo brevi sonni colmi di sogni confusi, ma, nei momenti di tregua, quando la sua mente ritornava ad essere lucida, ripensava a quella donna, Teresa Pavesi, per lui sconosciuta, alla quale, inspiegabilmente, era stata negata l’alba di un nuovo giorno.
Continuava a porsi domande senza risposta facendole rimbalzare contro immagini di una casa dove, apparentemente, regnavano solo ordine e pulizia. Tutto perfetto ad eccezione di quell’unico indizio: una catena spezzata rimasta a terra.
Cosa c’era attaccato a quella catena?
Dietro quell’omicidio Zanna vedeva sempre più chiaramente l’operato di una persona sagace, determinata e motivata nel profondo.
Spiacevoli ricordi personali in un attimo emersero dal suo passato con lo stesso bruciante dolore.
Aveva imparato sulla propria pelle che a ferire con maggior cattiveria sono molto spesso gli intimi, i cosiddetti amici fidati, gli amori più o meno fedeli, i famigliari vicini.
Ancora gli bruciavano gravi raggiri subiti e, anche se era stato sempre in grado di voltare pagina, la traccia del ricordo aveva lasciato dentro di lui segni indelebili. Era rimasto molto colpito dal primo breve racconto della vita semplice di Teresa e dall’ordine trovato nella sua casa ed era sua convinzione che, quando non si vedono segni di violenza, emerge ancora di più una fredda programmazione di chi ha commesso un atto così malvagio.
Nella mente di Zanna prendeva corpo l’idea che l’assassino fosse persona conosciuta dalla vittima e che si fosse approfittato del fatto di trovarsi di fronte una donna estremamente fiduciosa.
E allora bisognava fare i conti anche con la realtà che chi aveva programmato il tutto, certamente non era stato così sciocco da lasciare tracce o indizi.
Zanna, nel suo intimo, non credeva alla vendetta cercata con volontà per restituire il male ricevuto, ma credeva in una sorta di compensazione cosmica che, in qualche modo, fa tornare tutti i nodi al pettine. Era certo che chi aveva commesso un così grave crimine come quello di togliere la vita ad un altro essere umano avrebbe certamente pagato per la propria colpa, ma gli restava la rabbia nel pensare che Teresa Pavesi era morta e forse non sapeva neppure il perché.
Con un gesto brusco della mano afferrò la scatola dei fiammiferi di legno e si accese la terza sigaretta della mattina, si infilò la solita giacca color cammello un po’ lisa, e scese le scale di casa a passo sostenuto.

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